mercoledì, Giugno 12, 2024
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Un amore, quello tra il poeta e il Benàco, sbocciato nel 1917 e che oggi si può rivivere attraverso luoghi e ricordi.

Alla scoperta del lago di D’Annunzio

Un amore, quello tra il poeta e il Benàco, sbocciato nel 1917 e che oggi si può rivivere attraverso luoghi e ricordiAlla scoperta del lago di D’AnnunzioDal Vittoriale al Duomo di Salò: emozioni, storia e leggende in nome del VateGARDONE RIVIERA (Brescia) – «Il lago è d’una bellezza improvvisa, indicibile… Il lago ha qualcosa di pudico. S’avvolge in un velo argentino, e lascia vedere qualcuna delle sue grazie rosee». L’amore di Gabriele D’Annunzio per il lago di Garda sboccia nel 1917 durante un volo di guerra. Sgombrata nel 1921 la città di Fiume, è sulle sponde del suo Benàco che il Vate decide di stabilirsi: vicine alla linea del fronte, a un passo dal Brennero, ricche della rigogliosa vegetazione segnalata già nei Baedeker di metà Ottocento. A Gardone Alto, Villa Thode, di proprietà dell’illustre critico d’arte che ha sposato una figlia di Cosima Liszt, in nulla lascia intravedere il futuro Vittoriale, sontuosa cittadella la cui colorata magnificenza lo risarcirà dello scacco politico che subisce dall’accorto Mussolini. Ma un viale folto di rose, il fiore prediletto, è per lui un’irresistibile lusinga. Come il pianoforte collocato nel cuore della casa: quei tasti aveva premuto la mano virtuosissima di Liszt, mentre l’ombra di Cosima Wagner sembra ancora aggirarsi tra le stanze. Per «stodeschizzare» la villa D’Annunzio avvia subito i lavori, alloggiando al Grand Hôtel e all’Hôtel Savoy e prendendo i pasti nelle trattorie locali dove «si frigge divinamente il pesce del lago». Intanto, attende alla conclusione del Notturno , le sue memorie di guerra. La partecipazione agli eventi sportivi della Riviera rappresenta il suo debutto nella società locale. Sulle acque del Garda vince il record mondiale di velocità. Viene acclamato Alto Patrono del nuovo Club Motonautico Gabriele D’Annunzio che ha sede accanto alla darsena del Casinò di Gardone. Nella vicina torre San Marco ormeggia i suoi motoscafi: il Mas di Buccari e lo Spalato di Bisio. «Vecchio canottiere del Tevere e dell’Aniene», si definisce poi con compiacimento. E presenzia alle «regate nazionali remiere» indette dai Canottieri Garda di Salò, da lui ribattezzate «Agonali del Remo». Nel 1921 D’Annunzio pone sulla porta d’ingresso di Villa Thode un cartello: «Clausura et silentium». Nasce il Vittoriale. È però la marcia su Roma, l’anno successivo, a determinare le modifiche radicali della nuova residenza che D’Annunzio acquista con un prestito bancario che mai salderà. Tanto più che il fascismo l’ha «usurpato» – il termine è suo – imitandone gli slogan, i discorsi dal balcone, il balzo all’indietro e in avanti, dal rilancio della Roma imperiale alle grandi innovazioni del futurismo. Il Vittoriale intende sovrapporsi al Vittoriano, monumento sabaudo all’Italia unita della Roma fascista, nella quale però il Vate non mise mai piede. Non a caso la cittadella di D’Annunzio, per un’area di 9 ettari, si erge come sacrario della Grande guerra vittoriosa, guerra che ha condotto a termine il Risorgimento con il riscatto delle terre irredente. Badi Mussolini: il vincitore è lui, D’Annunzio, eroe a cui prima o poi l’Italia si rivolgerà come al salvatore della patria poiché il suo carisma è in grado di scalzare qualsivoglia «uomo nuovo». Questo il disegno del Vate nazionalista, circondato dai fedeli reduci fiumani. E quando si avvede che i conti non tornano e il suo vivere defilato è contro tutti («Aria, aria, e compiacenza di quel che mi piace, e convenienza di quel che mi pare»), inizia un sottile gioco beffardo. Dona il Vittoriale al popolo italiano con un solenne atto notarile steso di suo pugno, ottenendo i finanziamenti necessari a rendere la dimora sempre più grandiosa («Io ho quel che ho donato») . Raramente frequenta i salotti rivieraschi, tra questi villa Rimbalzello. Ad attrarlo qui non è tanto l’ospitalità di Madame d’Espaigne quanto l’avvenenza della sua giovane cameriera Angèle che ribattezzerà Jouvance. Le sue passeggiate lo portano più spesso al Duomo di Salò (uno dei «securi porti dell’arte») o alla vicina comunità dei frati cappuccini di Barbarano per dissertare sulla vita e l’ascetismo di Padre Pio e San Francesco. Ogni mira politica è lasciata ormai alle spalle per allestire la cittadella a perenne memoria di sé. Mentre, giorno dopo giorno, esigendo il titolo principesco ma rifiutando la carica di senatore a vita, snobba Mussolini: «Caro Ben», gli scrive, disinvolto come un’amante. Pretende che venga costruita la strada Gardesana («il meandro del Benàco»), stratega di quel turismo culturale di cui è l’inventore e che ancora oggi fa del Vittoriale uno dei musei più visitati d’Italia. Promuove competizioni sportive, la costruzione di ville e alberghi con nomi fascinosi. Significativamente chiama invece l’ultima ala del Vittoriale Schifamondo. (Seconda puntata) IL PERCORSONella torre del suo yacht club suonano ancora DebussyOtto le «grazie rosee» della vita gardesana di Gabriele D’Annunzio tuttora godibili dal grande pubblico.Guida il dottor Vittorio Pirlo, 85 anni: da bambino ha conosciuto il poeta e ha recitato per lui. Punto di partenza il Vittoriale a Gardone Sopra: è la dimora storica del Vate. Da aprile a settembre è aperto dalle 8.30 alle 20. Visite guidate alla Prioria si effettuano tutti i giorni dalle 10 alle 18, il lunedì dalle 17 alle 23. Il costo del biglietto è di 10 mila lire per la visita degli esterni e di 20 mila per le visite guidate (per informazioni: tel. 0365/296511; e-mail www.vittoriale.it ). Sulla piazza d’ingresso al Vittoriale si affaccia la chiesa di San Nicolò. Qui D’Annunzio faceva visita al parroco grande «amico dei poveri». Ma protestava poi contro la «profanazione delle campane contro il cielo del Signore». Il primo luogo dannunziano che si trova scendendo al lago è l’ex casinò. Dalla sua darsena il Vate ammirava le gare di motonautica. Oggi ospita il ristorante Casinò e un cinema. Dopo poche centinaia di metri in direzione Salò, tappa d’obbligo alla Torre San Marco. Attraccati alla sua darsena c’erano i motoscafi dello scrittore: il Mas di Buccari e lo Spalato di Bisio che nel 1927 ha vinto il record mondiale di velocità marina (127 chilometri orari). A quel pontile ancora ormeggiano i clienti della torre trasformata oggi in piano-bar. Proposte dal vivo le musiche più amate dal Vate: Debussy e Beethoven. Sulla strada che porta a Salò si trovano poi il Grand Hôtel, l’albergo in cui il Vate soggiornò in attesa di potersi trasferire al Vittoriale, e villa R imbalzello, l’ex salotto di Madame d’Espaigne oggi ristorante-discoteca. Dal profano al sacro. Aperti al pubblico ancora il chiostro e la chiesetta del Convento dei cappuccini di Barbarano dove D’Annunzio, bevendo l’acqua del pozzo, dissertava con i frati sulla vita di Padre Pio e San Francesco. Visita poi al Duomo di Salò, «securi porti dell’arte», dove il Vate faceva officiare messe. Per finire passeggiata sul lungolago. Da qui lo scrittore «vecchio canottiere del Tevere e dell’Aniene» assisteva agli «Agonali del Remo». Polenta e luccio e un soggiorno nell’albergo in cui dormìTRATTORIA AGLI ANGELI A 100 metri dal Vittoriale. Specialità pesce di lago e polenta e luccio. Minimo 50 mila lire a persona Piazzetta Garibaldi 2, Gardone Riviera (tel. 0365/20832) RISTORANTE CASINO’ Specialità pesce di lago e carpione rigorosamente lessato e servito con un filo di olio buono. Minimo 70 mila lire a persona. Via Zanardelli 142, Gardone Riviera (tel. 0365/20387) TORRE SAN MARCO Piano-bar dove si possono ascoltare le musiche più amate dal Vate, Debussy e Beethoven, sorseggiando i vini del Garda. Via Zanardelli 132 (tel. 0365/20158) GRAND HÔTEL Per un soggiorno indimenticabile nell’albergo dove si fermò il Vate. Oggi hotel a quattro stelle. Via Zanardelli, 72 (tel. 0365/290181) VILLA RIMBALZELLO Musica dancing e buona cucina nell’ex salotto di Madame d’Espaigne. E, sul terrazzo a lago, beach café. A Barbarano di Salò, via Trento 28 (tel. 0365/22782)

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