domenica, Giugno 23, 2024
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Il tema «Comunità del Garda» mi ha tenuto impegnato per 5 anni, dal 2000 al 2005, nel ruolo di Presidente dell’Associazione.

«Comunità del Garda gli impegni del futuro per tornare a contare»

Il tema «Comunità del Garda» mi ha tenuto impegnato per 5 anni, dal 2000 al 2005, nel ruolo di Presidente dell’Associazione. Allo scadere del mio mandato ho visto di buon occhio la successione alla Presidenza di Aventino Frau, così come giusta mi è parsa la decisione che nel Consiglio Direttivo entrassero solo Sindaci dei Comuni associati, e non loro delegati, insieme ai rappresentanti delle Province, gli Enti territoriali cui è delegata gran parte della programmazione e della gestione territoriale). Rinnovo, quindi gli auguri più fervidi al Presidente, perché riesca a far intraprendere un nuovo corso alla Comunità, più incisivo e più condiviso di quanto non sia accaduto negli ultimi 30 anni.Del resto, lo stesso Frau conosce la storia di questa associazione, avendone lucidamente descritte le vicende, i problemi, le contraddizioni oltre che le potenzialità in una sua testimonianza pubblicata un anno fa in «La Comunità del Garda- lo sviluppo di un’idea, 1955- 2005».Mentre leggo gli articoli che nei giorni scorsi i quotidiani bresciani hanno dedicato alla nuova progettualità del presidente, mi viene spontanea qualche riflessione maturata nel vivo della mia esperienza, ma anche a seguito della rilettura della testimonianza di Frau sopra citata.Tra le pietre miliari che concorsero alla creazione della Comunità del Garda, Frau così ricorda l’importante convegno sullo sviluppo economico gardesano tenutosi a Gardone Riviera nel 1967: «Fu dopo quel convegno che fui eletto presidente col vecchio statuto e feci realizzare il nuovo stemma comunitario, indicativo della volontà politica di riunire sui problemi del Garda tutti i comuni, compreso l’entroterra e le province di Brescia, Trento, Verona e Mantova». E più avanti «…fu un’attività politica di convincimento di tutte le realtà comunali e quelle sovracomunali: province, camere di commercio, enti provinciali per il turismo». Se penso all’immenso lavoro svolto allora e guardo alla realtà che si è andata via via modificando e talora, deteriorando nei decenni, devo ammettere che una qualche delusione c’è. Delle quattro province indicate, solo Brescia è oggi rappresentata. Verona ne è uscita l’anno scorso e non è valsa l’elezione di Frau (veronese) a farla rientrare. Mantova è uscita più di dieci anni fa (per iniziativa leghista) e non è più rientrata. Trento non ne ha mai fatto parte, rivendicando il proprio ruolo di Provincia Autonoma (assimilabile a Regione) e, quindi degna di relazionarsi solo con la Regione Lombardia e la Regione Veneto, non con le altre province.Quanto alle Camere di Commercio, aderiscono alla Comunità solo Brescia e Mantova. Verona ne è uscita una decina di anni fa. Trento non ne ha mai fatto parte. Sugli enti provinciali del turismo, è tutto un altro discorso. Da qualche anno una nuova legge sul turismo ha ridisegnato la normativa, cancellato le Apt, previsto i sistemi turistici integrati, ma sul Garda pullulano le Riviere e i rispettivi consorzi. Difficile, anche se ci si prova, progettare iniziative unitarie di promozione e commercializzazione del prodotto turistico gardesano. «La Comunità – dice sempre Frau nella testimonianza menzionata – non poteva essere solo quella dei Comuni bagnati dalle acque del lago». Ma quanti Enti locali e territoriali rivieraschi e non rivieraschi sono fuori, e non da oggi, dalla Comunità?Quella che Frau riteneva allora condizione necessaria, e cioè «una visione regionale, di larga area, del Garda, sostanzialmente omogenea quanto ad obiettivi e comportamenti», rimane ancora oggi una aspettativa. Nel frattempo altri organismi, disseminati tra più regioni e province, per effetto del sopraggiungere di nuove leggi, hanno competenza sul territorio del Benaco, operanti senza una visione unitaria del bacino in tema di programmazione urbanistica e nella gestione dei servizi. Penso ai servizi portuali ed extraportuali, agli Ato (ambiti territoriali ottimali), alla gestione mai risolta dei livelli e al conflitto turismo- agricoltura tra benacensi e mantovani. Diceva Frau nella sua «testimonianza»: «La Comunità non era un ente strutturato… questa sua struttura sostanzialmente volontaristica era la sua forza. Diventerà la sua debolezza per il prevalere degli Enti istituzionali, delle burocrazie regionali e provinciali…» Questa debolezza permane ancora oggi. Ma una volta «si dibattevano idee sul nostro lago»- dice sempre Frau- «…fondammo il primo giornale del Garda nato nel dopoguerra, il Corriere del Garda, quindicinale…» Oggi Tuttogarda, già trimestrale della Comunità, non si pubblica più, probabilmente per l’esiguità delle risorse disponibili. Del resto, l’assenza di soci come le province o le camere di commercio, che darebbero risalto politico ma anche forti introiti con le quote associative, si sente. È anche per questo, che «alla Comunità del Garda manca la forza politica per mettere sul tavolo la sua importante realtà nei riguardi dei partiti e delle istituzioni, come le Regioni». La cosiddetta Aig (autorità interregionale per il Garda) costituitasi tra gli anni ’80 e ’90 non è mai stata operativa e se n’è persa traccia. Ora, una Comunità che cronicamente si dibatte tra ciò che è ciò che vorrebbe essere, che è forte nell’idea ma debole nei fatti, senza autorevolezza politico-istituzionale, senza possibilità di fare bilanci certi rispetto alle proprie entrate, deve fare i conti anche con il suo organico, allo stato delle cose sicuramente in esubero. Se la Comunità fosse anche un riconosciuto e operante ente di gestione, oltre che di programmazione e di coordinamento, forse l’attuale personale sarebbe insufficiente. Ma per non gestire, e solo per pensare, sette dipendenti mi sembrano eccessivi. Per concludere, rimane aperto il tema della navigazione pubblica, nonostante una Legge dello Stato e due Leggi Regionali aprano al trasferimento del servizio sul Territorio. Ha ragione Frau quando scrive che «la Comunità vivrà se sarà capace di fare politica… intesa come superamento del rinato potere dei gruppi di pressione, economici o di altra natura con un giusto equilibrio tra i poteri pubblici e con un coinvolgimento dei cittadini singoli ed associati».* ex presidente comunità del Garda

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