Com’era giusto attendersi l’architetto Cecchetto, protagonista assoluto della serata dedicata dal consiglio comunale all’approfondimento della proposta di riassetto della fascia lago, s’è dovuto accontentare d’un posto da comprimario quando a discutere dello stesso tema sono stati gli imprenditori. E così ieri sera, nella sala dei Trecento del palazzo dei Congressi, davanti alla platea chiamata da Franco Gamba e composta da albergatori, industriali, commercianti, artigiani, esponenti della cooperazione e politici, le provocazioni più interessanti sono venute da Nadio Delai, e sono state due. Uno: è ora di cambiare marcia e di sostituire al fiume di parole finora spese per magnificare le sorti future della porzione più pregiata del territorio rivano, un «pilota» che lavori a tempo pieno alla traduzione pratica, nè facile nè immediata, dei sogni in realtà: basta pensare al fiume di soldi che occorrono.Due: sarebbe profondamente sbagliato se i signori imprenditori seguissero una via fin troppo battuta in passato, nella ricerca di questo pilota. Quella cioè di bussare, da soli o accompagnati dai potentati locali, alla borsa di mamma provincia, unica potenza economica in grado di assicurare, in un giro plausibile di anni, attraverso patti territoriali o consimili accordi, i circa 200 miliardi -ma si tratta di conti del droghiere- da investire fra ampliamento del palazzo dei congressi, nuovo teatro, ristrutturazione dell’hotel Lido, costruzione di un migliaio scarso di posti macchina in fregio a viale Rovereto, trasformazione della colonia Miralago in centro del benessere, con annesse piscine coperta e scoperta. Gli imprenditori, ha detto Delai, faranno bene a rimboccarsi le maniche e a metter mano al portafoglio, cominciando -come esortava Kennedy lanciando la nuova frontera- a chiedersi che cosa loro possano fare per la loro città. Anche inventando – lavoro specifico d’un imprenditore – nel ventaglio della potenzialità solo prospettate, quelle che secondo le rispettive professionalità possano garantire i redditi migliori, e chiedendo subito dopo al progettista Cecchetto di tradurre in tavole esecutive le opzioni individuate. L’intervento di Delai è stato applaudito dalla sala. Non è detto che sia riuscito a convincerli: ma c’è larga possibilità di verificare. L’altro aspetto ribadito a più voci (è intervenuto anche il sindaco Malossini, a garantire che il comune c’è) è quello della necessità di fare sistema. Nel senso più ovvio, che cioè mettere le mani sul turismo vuol dire toccare la viabilità, i parcheggi, i servizi (un trenino fra Riva ed Arco? un battellino magari a pale come quelli del Missisipi che faccia la spola fra Torbole e Riva?), la vicinanza con la cartiera del Garda (c’è e ce la teniamo: del resto si convive in modo esemplare). Ma anche nella più articolata considerazione che rendere fruibile, per i residenti prima che per gli ospiti, una porzione tanto qualificata del territorio comunale, avrà come conseguenza un salto in alto della qualità della vita, con tutti i riallineamenti che questo comporta nelle abitudini e nel modo di vivere della collettività. Gli alberghi, tanto per fare un esempio, saranno tutti «costretti» a riqualificarsi per non uscire dal mercato. In quest’ottica si inserisce la considerazione, venuta dal pubblico, che la fascia lago finisce per essere un territorio troppo limitato: il mondo non termina a porto san Nicolò, e bisogna guardare per lo meno fino a Torbole sulla sponda del Garda e ad Arco-Dro nel retroterra. Non s’è parlato di priorità anche se pare abbastanza scontato che la traduzione in fatti del libro dei sogni debba cominciare dall’hotel Lido. Secondo il coordinamento, e senza invadere competenze altrui, la prima cosa da fare, ma subito, subitissimo, è trovare il famoso «pilota» che, unendo competenza e passione, metta insieme le tessere del puzzle. Per il futuro di Riva.
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Sarebbe un errore attendere dai politici le scelte sul futuro turistico di Riva
Delai agli imprenditori: «Coraggio e miliardi»
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