Entro la prossima primavera il depuratore sarà in grado di garantire un funzionamento ottimale anche nei giorni di forti piogge, ovvero in quei casi in cui, in passato, acqua piovana mischiata a scarichi fognari era responsabile di ripetuti sversamenti nel lago. Proprio per la primavera è infatti prevista la fine dei lavori del primo dei tre stralci previsti per completare l’adeguamento dell’impianto consortile.«Si tratta di un intervento di adeguamento della struttura alle normative e ai parametri attuali», spiega Mario Giacomelli, direttore del depuratore la cui gestione dipende dalla società bresciana GardaUno. Gli interventi del primo stralcio prevedono la realizzazione di una sesta linea di trattamento dei liquami che arrivano al depuratore: qualcosa come 30 milioni di metri cubi provenienti sia dal collettore sublacuale, che portati su gomma come materiali finali di lavorazioni agricole e industriali.«Verranno costruite tre nuove vasche: due per la sedimentazione e una per l’ossidazione. Il tutto per un costo di 6 milioni e 91.608 euro. L’importo è finanziato dalle Regioni Lombardia e Veneto e dai due Ambiti territoriali ottimali di Brescia e Verona», precisa il tecnico. Nel 2007 potrebbero anche partire i lavori del secondo stralcio. «Abbiamo concluso la gara la scorsa estate e penso che i lavori potrebbero partire entro la prima metà dell’anno. Realizzeremo nuovi trattamenti primari, cioè quelli che vengono applicati all’inizio del processo di trattamento dei liquami; inoltre sarà costruita la tubazione che alimenta la sesta linea e che sino a quel momento sarà servita dalla condotta esistente». «La spesa per questo secondo lotto è stimata in tre milioni e 826.873 euro. I primi due stralci sono relativi all’adeguamento idraulico, che ci permetterà di trattare circa il doppio dei liquami rispetto a quelli attuali».La terza fase del progetto riguarda la qualità delle acque in uscita dal depuratore e proprio pochi giorni fa è stata data notizia che la Giunta del Veneto ha approvato il finanziamento dell’intervento, calcolato in sei milioni 524.318 euro.«L’ultima parte di lavori consiste nella costruzione di un impianto di defosfatazione (eliminazione dei fosfati) filtrazione e disinfezione delle acque prodotto finale della nostra lavorazione. Si tratta», spiega Giacomelli, «delle acque che scarichiamo nel Mincio, sia direttamente attraverso lo sfioratore o by-pass in funzione dal 2003, che attraverso la Seriola, il canale che è il principale scarico dell’impianto e sfocia a valle della diga di Salionze». Il direttore del depuratore sottolinea che con l’ultima fase di lavori «si arriverà ad avere in uscita acqua priva di inquinanti, che può benissimo essere usata in agricoltura. A quel punto, e contiamo di finire i tre lotti entro il 2010, l’impianto di Peschiera sarà sufficiente a trattare tutto quello che c’è».Oltre tutto, dice Giacomelli, vi sono altri investimenti impegnati per interventi legati al depuratore e alla sua funzionalità. «Stiamo procedendo alla pulizia del fosso Seriola: si draga il fondale dei suoi sei chilometri di percorso lungo i quali in questi anni si sono depositati sedimenti portati dal depuratore e da altri corsi d’acqua che qui affluiscono. L’ intervento costa circa 300mila euro, pagati da GardaUno e Ags».Quattrocentomila euro sono stati invece stanziati per risolvere il problema degli odori che da qualche tempo sono tornati a farsi sentire nelle vicinanze del depuratore. «È una delle complicanze più difficili da controllare stante i materiali che qui vengono trattati. Abbiamo comunque già messo a bilancio la somma che useremo per realizzare ex novo la copertura della vasca e fare la manutenzione di quelle esistenti». «Un milione di euro è stato poi destinato ad opere di mitigazione dell’impatto visivo dell’impianto: piantumazioni e sistemazioni di verde che consentiranno di amalgamare meglio la struttura al contesto di grande pregio naturalistico in cui si trova». Adeguato l’impianto resta da pensare, anticipa l’ingegner Giacomelli, allo smaltimento dei fanghi. «Le nostre linee trattano i liquami che arrivano dal collettore o da lavorazioni esterne. Il prodotto finale del loro trattamento, accanto all’acqua, è costituito da fanghi. Oggi ne produciamo 20mila tonnellate all’anno, quasi il doppio rispetto a 10 anni fa, e anche questi fanghi devono essere avviati allo smaltimento, che ha ovviamente un costo. Abbiamo iniziato l’analisi tecnico economica necessaria alla progettazione dell’adeguamento anche della nostra linea fanghi, con l’obiettivo di produrne di meno e di ridurre un’importante voce di spesa».


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