La denuncia esposta in queste pagine da Mirella Castellano, relativa alla cattiva gestione delle detenute tossicodipendenti nel carcere di Rebibbia, ha sortito una forte eco. Giuseppe Gradante, primario e responsabile della sezione femminile dell’Opg di Castiglione, si è riservato di fare alcuni distinguo sulla causa perorata dalla psicologa.
La posizione di Giuseppe Gradante
Nell’articolo pubblicato il 20 aprile, la dottoressa lamentava il pessimo trattamento riservato alle detenute del carcere romano, improntato su criteri repressivi e punitivi. Denunciava inoltre la cattiva prassi di prevedere il trasferimento all’Opg di quei soggetti ritenuti problematici, spacciando i disagi psichici ed emotivi, derivanti da conflittualità esperite nel contesto familiare e ambientale, per patologie di natura psichiatrica.
Aggiungeva inoltre che le detenute, trascorso il periodo di soggiorno presso l’istituto psichiatrico di Castiglione, tornano in carcere in uno stato paradossalmente peggiore, «perdendo» stando alle parole della psicologa «anche la dignità umana».
Le differenze di vedute
Giuseppe Gradante, concorde sull’inopportunità delle motivazioni che determinano i trasferimenti all’Opg, dissente inequivocabilmente con la psicologa per le sue considerazioni sulla permanenza nell’istituto da lui diretto. «E’ soprattutto la salvaguardia della dignità umana» premette Gradante, «ad ispirare l’adozione delle metodiche terapeutiche del centro».
Privilegiando l’empatia e il sostegno psicologico, il personale medico e infermieristico dell’Opg, fiore all’occhiello degli ospedali giudiziari italiani, tende al recupero della condizione di persona delle detenute. «La realtà effettiva», incalza Gradante, «è che proprio le detenute insistono per rimanere nel nostro istituto, dove è loro garantita quella dignità umana negata in altri ambiti».
Le strutture e i servizi offerti
Al di là delle competenze e della professionalità degli operatori, concorrono a rendere all’avanguardia il nesocomio anche le strutture e i servizi che sono offerti ai degenti. Il responsabile del centro ricorda l’esistenza di spazi ricreativi quali una piscina, un campo da tennis, uno da pallavolo e un atelier per la pittura, tutto impostato per la garanzia del benessere delle detenute ricoverate.


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