Le acque del Garda portano, come sovente si è verificato nella storia benacense, a essere nuovamente elemento di divisione amministrativa tra le rispettive sponde. Politici e amministratori pubblici veronesi non sono in sintonia sull’Ambito territoriale ottimale (Ato) che sarà chiamato a gestire, come previsto dalle nuove norme di legge, il ciclo integrato delle acque. Il problema è emerso nella sua complessità nel corso del convegno di ieri sulla «Salvaguardia del lago di Garda: interventi, risultati, programmi», promosso dall’Azienda gardesana servizi (Ags) e coordinato dal presidente della Camera di commercio di Verona Fabio Bortolazzi. In apertura, dopo il saluto del sindaco di Garda Davide Bendinelli, il presidente dell’Ags Vittorino Zanetti nel ritenere «indubbio» che la soluzione dei problemi del Garda «non possa che passare da una gestione unitaria del bacino», ha evidenziato che le speranze che animano l’operato dell’Azienda siano rivolte a «un Ato specifico del Garda». La scelta di accentrare la responsabilità decisionale in un’unica Ato «interregionale» è tra le opportunità che saranno valutate ha risposto Aleardo Merlin; «con il rischio peraltro», ha puntualizato il presidente della Provincia, «di veder schizzare verso l’alto la tariffa finale». Ma Merlin ha anche fatto presente che sarà valutata la possibilità di «proseguire sulla strada attualmente delineata, che vede le due sponde governate da due Ato diverse, con l’adozione per esempio di un protocollo comune di coordinamento delle attività per il lago di Garda». Precisando che non vi è alcuna fretta nel «prendere decisioni urgenti» su questo argomento, Merlin ha invece premuto il tasto dell’attualità, ossia l’individuazione di un percorso tecnico in grado di offrire una soluzione «impiantistica d’avanguardia» in grado di garantire il miglioramento dell’ambiente lacustre e il suo mantenimento nel tempo. «Saranno poi le valutazioni tecnico-economiche a dare la possibilità di scegliere, con cognizione di causa, la strada più efficiente da seguire per il bene del lago e dei cittadini». L’assessore regionale Massimo Giorgetti ha rimarcato, dal canto suo come il problema del Garda sia non solo nazionale ma europeo. Giorgetti ha sostenenuto comunque che non mancano le possibilità per risolverlo. «Certo che è necessario», ha aggiunto l’assessore regionale ai Lavori pubblici, «affrontare la situazione con la determinazione di fare le cose conseguenti, dandoci le strutture tecniche, operative e politiche». Giorgetti ha rammentato come in base alla legge Galli tutti i costi rischiano di scaricarsi sui cittadini e quindi il dovere delle amministrazioni pubbliche di gestire le opere in maniera intelligente, chiarendo anche qual è la «mission» delle aziende pubbliche. Nell’insieme lo sforzo della politica è per «portare risorse straordinarie per l’adeguamento delle strutture di collettamento e depurazione». Secondo il sottosegretario alle Riforme Aldo Brancher le problematiche inerenti il lago di Garda «vanno sviscerate in un’ottica interregionale». Entrando quindi nello specifico, il sottosegretario ha posto l’attenzione su due aspetti pratici: «quello decisionale politico e l’altro gestionale e imprenditoriale», con l’auspicio pertanto che gli enti interessati arrivino «al più presto al risultato di dar luogo a un nuovo Ato del Garda, superando obsoleti pregiudizi e incomprensibili divisioni». Soffermandosi sull’aspetto gestionale-imprenditoriale Brancher ha puntualizzato come «la fusione, l’accorpamento e l’industrializzazione di soggetti di piccole dimensioni» sono ormai strade obbligate per mantenere il ruolo di protagonisti. Pertanto, ha sottolineato Brancher «la strada di unificazione in un’unica società di capitali la gestione del servizio idrico integrato del Garda, oltre che opportuna è obbligata secondo la nuova finanziaria». Inoltre Brancher si è impegnato a promuovere, insieme al collega parlamentare bresciano, un progetto per «salvare il Garda, come patrimonio europeo». Sul notevole valore economico del Garda è più volte intervenuto Bortolazzi sottolineando l’importanza del lago come riserva idrica e dell’azione primaria settore turismo: «il comparto più forte in termini di occupazione ed economici per la ricaduta in particolare su altri comparti e in particolare su quello agro-alimentare». Da qui l’impegno per accrescere questo immenso patrimonio «con la programmazione dello sviluppo turistico compatibile alla luce della riforma dei servizi».


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