lunedì, Febbraio 2, 2026
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Quando Gargnano venne spazzata via

Gardesana & frane. Un fenomeno che si ripete da secoli

Le frane che hanno martoriato in questi ultimi tempi la Gardesana occidentale riportano alla memoria episodi eclatanti come la distruzione della vecchia Gargnano che dista solo pochi chilometri da Limone, la località della sponda bresciana che è stretta nella morsa di due frane, una a nord che ha interrotto il collegamento viario con Riva e l’altra che ha sotterrato la strada litoranea verso Gargnano.

Mutamenti nel paesaggio e eventi storici

Il paesaggio della costa nord occidentale del Garda, infatti, è cambiato nel corso dei secoli non solo per opera dell’uomo ma anche per eventi naturali. Diversi secoli fa, ad esempio, il centro abitato di Gargnano si trovava circa due chilometri più a nord dell’attuale, in prossimità di Villa Feltrinelli, la splendida dimora che sta per essere trasformata in un esclusivo hotel a cinque stelle e che ha ospitato Benito Mussolini durante la Repubblica di Salò.

Poi però, una gigantesca frana cancellò l’antico villaggio e quindi si costruirono le case in un luogo più sicuro, al riparo dai capricci della montagna che aveva seminato lutti e distruzione vomitando massi enormi (alcuni sono tuttora visibili) e detriti in gran quantità.

Le rocce e i rischi di frane

Le rocce a strapiombo sul lago che formano la sponda occidentale dell’Alto Garda sono antichissime e per questo poco stabili e «sensibili» ai fenomeni atmosferici. Ne sanno qualcosa i tecnici e gli amministratori pubblici che furono coinvolti nei primissimi anni ’70 nella tentata riapertura della vecchia «via dei dossi». Questa arteria panoramica, che avrebbe dovuto collegare la località San Giacomo di Gargnano alla Gardesana, innestandosi subito dopo la prima galleria in territorio bresciano, fu chiusa e per sempre, pochi giorni dopo la sua inaugurazione che avvenne in pompa magna, come si conviene per le grandi (e talvolta inutili) opere pubbliche.

Il motivo? Dalla montagna, dopo ogni acquazzone, «piovono» massi e detriti e non c’è stato modo di limitare il fenomeno e pertanto transitare su quella strada è troppo pericoloso; non sono bastate robustissime intelaiature di metallo e nemmeno coprirne alcuni tratti con tettoie in cemento armato.

Situatione attuale e interventi

Anche la Gardesana tra Gargnano e Limone, ma purtroppo non solo lì, è spesso interessata dai «capricci» della montagna. «Le frane cadute in queste settimane», spiega Renzo Campani, responsabile del tratto Limone/Gargnano della strada statale, «sono numerose e, in alcuni casi, anche considerevoli: una era costituita da circa 30mila metri cubi di detriti.

Per fortuna, però, questi smottamenti hanno sempre interessato tratti di strada protetti da gallerie e così il materiale è finito nel Garda senza provocare danni. Per molti anni, magari, non accade nulla e poi, all’improvviso, invece, la montagna ricomincia a perdere i pezzi e travolge tutto quello che trova nella discesa verso il lago.»

Intanto, nel corso dei lavori di bonifica che precedono quelli di costruzione del nuovo tunnel tra Limone e Riva, nella zona del Ponale è stato fatto saltare, con cariche di esplosivo, un macigno di grandi proporzioni che minacciava di cadere proprio sulla carreggiata della Gardesana.

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