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La villa donata da Liliana Pincini al Comune nel 1999 verrà ristrutturata con una spesa preventivata in quasi un milione di euro In vista il restauro dello storico edificio destinato ad ospitare nuove iniziative

Giovani e arte a palazzo Pompei

Un milione di euro per palazzo Pompei Carlotti: è quanto ha stanziato il Comune per il restauro della villa lasciata in eredità da Liliana Pincini. «Il progetto ha già avuto il nulla osta della Soprintendenza», annuncia il sindaco Davide Bendinelli. Che aggiunge: «La nostra intenzione è quella di coniugare il recupero storico-artistico dell’edificio con le esigenze sociali, soprattutto del mondo giovanile, secondo le volontà della signora Pincini». Fu sul finire del 1999 che il Comune di Garda si ritrovò inaspettatamente erede universale di Liliana Pincini, spentasi all’età di 76 anni. Il pezzo forte del patrimonio è il palazzo cinquecentesco a pochi passi dal municipio. Un edificio di sobria eleganza, carico di storia. Di valore enorme, sia sotto il profilo culturale che sotto quello più prettamente economico: ci sarebbe chi è disposto a far pazzie per avere una simile cubatura in pieno centro storico. «La costruzione», scrive Massimo Ragnolini in una guida di Garda, «segue il perimetro orientale delle mura dell’antico borgo ed è dominata dalla torre merlata che si eleva sopra la porta orientale, unico resto dell’antica cinta fortificata. Il palazzo si prolunga verso il lago seguendo, nella parte interna, l’attuale via Manzoni, mentre dall’altro lato presenta una bella entrata preceduta da ampia scalinata e da un giardinetto». A far costruire la villa furono i nobili Carlotti, che ebbero proprietà in paese dal 1168 sino al 1920. La loro prima dimora era stato il palazzo dei Capitani, che ora si affaccia sulla piazza del porto. Poi, «certamente prima della fine del 1500, almeno per quanto riguarda la parte più antica», come scrive ancora Ragnolini, fecero erigere il nuovo palazzo. Attorno alla metà del Settecento la costruzione passò ai Pompei e agli inizi dell’Ottocento questi vendettero le loro proprietà gardesane. Il palazzo padronale venne così acquistato dalla famiglia veronese dei Bozza, che a sua volta lo cedette poi ai Merlo, dai quali passò ai Pincini, per divenire ora proprietà del Comune. «Le mura portanti resteranno ovviamente inalterate», spiega Bendinelli, «mentre verranno abbattute le tramezzature interne, che erano state costruite in epoca recente. Alle sale verranno pertanto restituite le dimensioni originarie. A piano terra, saranno mantenuti i volti attualmente visibili. Tra le due arcate collocheremo l’ascensore di servizio per i due piani superiori. Al primo e al secondo piano ricaveremo tre locali di dimensione abbastanza ampia: il maggiore è attorno ai 150 metri quadrati. I tre saloni, così come alcune stanze minori, verranno destinati a funzioni pubbliche, con particolare riguardo ai giovani e alle attività giovanili. Altri interventi riguarderanno il tetto, che sarà ricostruito conservando tuttavia le capriate in legno, e il giardino, che verrà ripristinato». Sorprese non ne dovrebbero saltar fuori. Qualcuno favoleggiava di affreschi, di decorazioni antiche. «Credo proprio che non ne troveremo», dice il sindaco, «perché i sondaggi eseguiti da esperti della Soprintendenza hanno dato esito negativo».

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