sabato, Giugno 15, 2024
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Il ritiro dei giocatori di serie A ormai al settimo anno non passa inosservato. Al seguito della squadra del cuore l’esercito dei fans invade il paese

Gli irriducibili del Chievo

Per la settima stagione il Chievo è in ritiro in paese per prepararsi al campionato. Di sera, aria fresca che scende dal Baldo, San Zeno è pieno di gente che passeggia e riempe i locali. L’abitudine alla presenza dei campioni del calcio, però, in paese non l’hanno ancora fatta. Si sente per strada che il Chievo non passa inosservato. Un gruppo di calciatori, alle 21.15, è seduto alla gelateria Dolce Vita: Mattia Passarini, portiere, Davide Mandelli, difensore, Filippo Antonelli, centrocampista, Enrico Alfonso, portiere, e qualche giovane della Primavera, hanno fretta: devono rientrare all’hotel Yolanda per le 21.30 ed essere a nanna alle 22. Sono gentili lo stesso, concedono una foto e qualche commento. Poco dopo ecco Sergio Pellissier, 26 anni, da cinque al Chievo, che racconta: «Qui si sta bene, è tranquillo, la gente è contenta e disponibilissima». Se ci sono ragazzine che inseguono i giocatori non se ne accorge perché dice: «Qua di giovanissime non ce ne sono molte». Forse non ci ha fatto caso. Sebbene non giovanissimi, comunque di giovani dalla Provincia ne sono saliti molti a San Zeno per incontrare i loro campioni o seguire l’allenamento. Tra questi Betty Marconi, 30 anni di Verona, fan di Franco Semioli, con tanto di borsetta con lo stemma «Amici del Chievo». «Siamo venuti in una trentina per seguire l’allenamento». Con lei Stefano Braggion, 33 anni di San Martino Buon Albergo: «Seguiamo la squadra dappertutto, trasferte comprese, non potevamo mancare qui. Abbiamo salutato Semioli, giusto un ciao perché lo conosco». Seduti al bar altri tifosi. Moira Scala, 31 anni di Ponton, infila la forchetta in una crepe di banana e nutella, gli ridono gli occhi e dice: «Sono partita da casa già con l’idea di gustarmi questo piatto: il fresco, il Chievo e la nutella, un mixer di piacere per questa serata». Giocatori preferiti? «Mi piace Moro, sia fisicamente che tecnicamente e lo seguo allo stadio. Faccio poi almeno una trasferta all’anno». Seduto di fronte l’amico Giampaolo Martini, 35 anni di Volargne. Siete a San Zeno per il Chievo? «Anche, ma non siamo di quelli a cui piace corrergli dietro per strada, siamo tifosi che seguono le partite, siamo andati anche a Roma. Speriamo in una annata migliore, tante cose l’anno scorso non sono andate. Campedelli ha fatto giustamente un campionato al risparmio, il nuovo allenatore è la speranza per il prossimo anno, anche se adesso è ancora più difficile, perché la squadra è quella di prima, servirebbe un marpione nell’area di rigore». In mezzo al gruppo, solitario, un tifoso dell’Hellas Verona, “Cimo”, che gli amici prendono in giro, accompagna sempre il gruppo alle partite del Chievo per fare il tifo per gli avversari. È lo stesso, tra amici si perdona tutto. Nel pieno della serata, dietro il banco della Dolce Vita, non c’è tempo per fare tanti commenti. La signora Ida Chignola, madre del titolare, sottolinea che qualche minuto, però, per parlare del Chievo, si trova sempre. Le pareti del locale sono tapezzate di foto scattate in sei anni di presenza della squadra nella gelateria. «Mio nipote Nicolò da quest’anno fa il raccattapalle agli allenamenti della squadra. Tutte le sere i giocatori vengono a prendere qualcosa al bar. Bevono quasi sempre tisane, di cui siamo fornitissimi. Loro sono gentili e rilasciano autografi a tutti. L’altra sera una ragazza di 20 anni era talmente agitata a vedere i giocatori, che non riusciva a chiedere l’autografo, siamo dovuti intervenire noi per aiutarla». «Ci manca tanto Del Neri», confessa la signora Chignola, «quando se ne è andato ci ha telefonato per salutarci. C’è tantissima gente che viene a San Zeno quando il Chievo è in ritiro, sentiamo molto la crescita del lavoro. Addirittura, uno dei primi anni, c’è stata una signora incinta di sette mesi che è venuta da Vicenza per vedere la squadra. Era seduta fuori dal bar alle sette del mattino e appena abbiamo aperto ci ha chiesto dove erano gli impianti sportivi». Poco più avanti, nel piazzale di fronte all’hotel Yolanda, troviamo Andrea Zanchetta, 30 anni: compera un pelouche al banco di giocattoli per il figlio Federico, di tre anni, che verrà a trovarlo in questi giorni. Alle 22 suona la ritirata, per le vie del centro restano soltanto i tifosi.

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