domenica, Marzo 3, 2024
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Lui, Mario, 67 anni, bandiera della gardesanità. Lei, Sara, 30 anni, figlia d’arte. Espongono i loro quadri a Palazzo Pompei Carlotti, un piano per ciascuno

I Malfer, padre e figliaartisti oIra in mostra

Lui si chiama Mario e ha sessantasette anni, lei Sara e ne ha trenta. Di cognome: Malfer. Lui è il padre, lei la figlia. Di mestiere, tutti e due, sono artisti, pittori. Lui a olio, su grande dimensione, lei ad acquerello, in formato più piccolo.Sabato scorso padre e figlia hanno inaugurato la loro prima mostra assieme, nella sale di palazzo Pompei Carlotti, a Garda. La terranno aperta sino a domenica, tutte le sere, dalle 18 alle 22.30. Vale davvero la pena visitarla. Perché in quelle opere c'è tanto, tanto lago. E c'è Garda. Con le sue luci, i suoi colori, il suo vissuto, il suo presente, il passato evocato sulla tela.Mario Malfer è un autore affermato. Le sue opere fanno parte di collezioni in mezzo mondo. Nativo di Garda, figlio di famiglia iscritta alla Corporazione degli antichi originari, è emigrato per quarant'anni in Lombardia, a Macherio, Brianza. Prima che una insopportabile nostalgia lo riportasse sul lago, a dipingere, certo, ma anche ad andare a pesca con la dirlindàna, nel silenzio.Qui, nella sua Garda, è giustamente, orgogliosamente considerato un punto di riferimento. Artista importante in una cittadina che di artisti ne ha avuto e ne ha parecchi. Espone adesso una quarantina di opere. Tele importanti, dai colori quasi abbaglianti, oppure, al contrario, pervase d'intimismo. Tra il figurativo e l'informale: stile personalissimo. Ma c'è una sezione nuova, quasi inattesa: una serie di piccole opere — non a caso indicate con l'appellativo di «studio» — che fanno quasi rivivere una Garda che non c'è più: pescatori dal braccio muscoloso che rammendano le reti, lavandaie al ritorno dalla riva, la piazza del porto con le corriere di linea e il chioschetto dell'Albino Pesce Fino. Un distillato di nostalgia.Sara Malfer è nata in terra lombarda. Espone anche lei una quarantina di quadri. Ha studiato a Brera, in accademia. A Garda c'è venuta otto anni un po' per amore un po' per forza: i genitori trasferitisi lì, e allora… Prima facendo un po' la pendolare fra il lago e . Poi aprendo studio e trasferendosi definitivamente. Lei, minuta, usa tonalità lievi. Alla ricerca d'uno stile tutto suo.All'acquerello Sara Malfer c'è arrivata quattro anni fa, trovando finalmente la sua dimensione, dopo aver provato la grafica, l'acrilico, l'olio. Perché avere un padre artista può essere un trampolino, ma anche un fardello. E che stia imparando ad amare Garda lo si intravede nelle opere più recenti, con la solarità gardesana che comincia a far capolino. Ed avvince per levità.Padre e figlia, artisti, uniti ora in una mostra. ma rigorosamente indipendenti: a lei un piano del palazzo, a lui un altro. Così come rivendicano indipendenza nell'attività: lei ha studio in via Garibaldi, lui, guarda caso, in via Malfer.Da qualche tempo, è vero, lavorano talvolta nello stesso laboratorio, ma è solo una questione contingente: lui in un angolo, lei nell'altro. Unico contatto, l'ammirazione del lavoro dell'altro. Rispettosamente.

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