venerdì, Maggio 24, 2024
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È da poco in pensione ma per 18 anni ha vegliato in divisa sulla montagna che vorrebbe più rispettata

Il custode del Baldoora sogna il parco

Il Monte Baldo è un «Aspromonte» dall’aria «più signorile». Fisicamente simile a quello calabrese, ma con problemi propri perché i pascoli si stanno degradando, le strade silvo pastorali sono battute da auto e moto e alcuni animali sono a rischio di estinzione. Il parallelo tra Baldo e Aspromonte lo fa Tazio Loro, 60 anni, fino a poco tempo fa ispettore superiore scelto del Corpo forestale dello Stato, ora in pensione e già nominato dall’amministrazione statale commissario a titolo onorifico. Nato a Dolcé, è vissuto in Calabria per 17 anni e qui sarebbe arrivato forse molto prima, se laggiù non avesse stretto tante amicizie e incontrato quella che oggi è sua moglie Anna Maria.Quando nel 1986 è rientrato in Veneto e nel 1989 ha concordato di lavorare a Caprino, lo ha fatto anche perché il Baldo, con le sue pareti a picco, certe piante e gli animali gli rammentavano il lontano Aspromonte. Così anche l’«Hortus Europae» è diventato suo. Il commissario Loro lo conosce come le sue tasche e la sua presenza, silente, è sempre stata costante. Della montagna conosce la delicatezza, i problemi che elenca. «I pascoli delle malghe sono abbandonati», dice. «In passato venivano interamente sfruttati, oggi le vacche brucano solo dove l’erba è migliore e più comoda, negli altri punti quella infestante ha il sopravvento. Si dovrebbe estirparla annualmente o tagliarla più volte l’anno per impedire che occupi tutta la superficie». Per evitare il regredire dei pascoli sarebbe meglio rimboschirli: «Piantando piante autocotone, come faggio, acero, nocciolo. Così si potrebbe in futuro ricavarne anche un utile economico».Poi ricorda uso e abuso della viabilità silvo-pastorali, di competenza della Comunità montana: «Le strade andrebbero tabellate», fa notare Loro. «Sono nate per essere dedicate ai pascoli e riservate a chi accudisce le bestie, invece vi passano moto e auto ed entrano turisti e cacciatori». Dalle sue parole traspaiono amore per gli animali: «La gente ci chiama quando qualche bestiola si è spersa o è spaventata», dice. «Ma la competenza per la fauna è della polizia provinciale». Ciò non significa esenzione dal giudizio: «La cacciagione non è abbastanza rispettata, inparticolare le specie autoctone, cioè camoscio, capriolo, gallo cedrone e forcello, ma anche il tasso e il porcospino».Chissà che ne pensa di un parco naturale del Baldo. «Sarebbe un incentivo al rispetto della montagna e darebbe visibilità al territorio portando lavoro cosicché la gente lo accetterebbe», dice. «Forse solo i cacciatori si sentirebbero penalizzati, ma poi ci guadagnerebbero perché nelle zone più ristrette e in un ambiente più protetto la selvaggina aumenterebbe». Parole di uno che, di Baldo, se ne intende.

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