Si fanno interessanti scoperte sull’itinerario della prima campagna napoleonica in Italia (1796-97). Ad esempio le lapidi a Valeggio sul Mincio e nella frazione di Borghetto. La storia si riferisce a quando Napoleone entra in Brescia e, violando la neutralità veneta, occupa la fortezza di Peschiera. Da qui scenderà il corso del Mincio sulla riva destra e il 30 maggio ne forza il passaggio a Borghetto, da dove investe e prende la vicina Valeggio, correndo però serio pericolo di venir catturato. Il generalissimo ricordò sempre, anche nella solitudine di Sant’Elena, la brutta avventura toccatagli a Valeggio. Passato il Mincio e dopo aver datole disposizioni richieste dagli avvenimenti, Napoleone occupò il palazzo Guarienti, dove intendeva riposare. Era intento a farsi un pediluvio quando udì la sentinella al portone dare l’allarme. Il portone del palazzo di via San Zeno venne sprangato appena in tempo. Cos’era capitato? Era successo che un grosso distaccamento di cavalleria austriaca, forse accorso troppo tardi, a dar man forte al distaccamento impegnato in battaglia, era giunto a spron battuto a Valeggio. Napoleone, che era quasi solo, si rende conto del pericolo e con una sola gamba calzata varca la porta sul retro e, inforcato un provvidenziale cavallo, fugge precipitosamente verso Borghetto dove ancora sostava il suo esercito. Il pensiero che in altra circostanza il fatto avrebbe potuto ripetersi, cosa del resto assai facile dato il suo modo personalissimo di condurre battaglie, gli suggerì la formazione del Corpo delle Guide, con scorta permanente alla sua persona. Una lapide sulla facciata del Guarienti riassume l’avvenimento: «Napoleone Bonaparte – il 30 maggio 1796 – minacciato dagli Austriaci d’estremo pericolo – esce non visto da questo palazzo – chiama alle armi i soldati di Massena – e volti in fuga i nemici – qui novamente – alberga securo».


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