Il livello del Garda, ieri 12 marzo, era di circa 38 centimetri sopra lo zero idrometrico di Peschiera. Data la stagione, il lago è basso, anche se il minimo storico è ancora lontano una decina di centimetri. Ma il problema è un altro: esiste cioè la fondata prospettiva che dal primo aprile, in corrispondenza con l’inizio dei prelievi di acqua per irrigare la campagna del mantovano, il lago subisca un ulteriore salasso, tanto vistoso da provocare ripercussioni anche sull’economia turistica rivierasca (fra sponda trentina, veronese e bresciana il Garda totalizza 30 milioni di presenze annue).In base ad una normativa superata ma tuttora vigente, sono autorizzati ulteriori prelievi fra i 480 ed i 660 milioni di metri cubi (i calcoli sono di Vincenzo Ceschini, vicepresidente della comunità del Garda). Se la piovosità rimarrà sui normali livelli primaverili, non accadrà nulla, dato il Sarca e gli altri immissari riusciranno a compensare i prelievi. In caso contrario, il livello potrà scendere ancora di altri 23 centimetri fino a più 15 sullo zero di Peschiera, ed eccezionalmente (non è mai accaduto) fino a 5 centimetri (33 centimetri al di sotto della quaota attuale). Il rischio per il turismo è troppo elevato: d’altra parte le esigenze dell’agricoltura sono prioritarie. Per questo è al lavoro una commissione dell’autorità del Po a Parma (di cui Ceschini fa parte) che intende modificare la normativa dei prelievi. Occorre prima di tutto alzare di 10 centimetri il livello minimo invernale, sotto cui è vietato effettuare ulteriori prelievi: disponendo di una maggior quantità di acqua nel «serbatoio Garda» sarà possibile affrontare siccità estive con maggiore tranquillità.


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