Origini e destinazione dei bunker
Sotto la sala dei Mille del palazzo dei congressi c’erano due bunker, costruiti dai tedeschi a fianco dell’hotel Lido, utilizzato come ospedale. Quando alla fine degli anni Sessanta l’Azienda autonoma retta da Tarcisio Boschin e da Ettore Righi, e poi da Ezio Marchi e Giuseppe Degara, pensò al palazzo dei congressi, la possibilità di mascherare i due residuati bellici contribuì a strappare alla quasi onnipotente Sovrintendenza alle Belle Arti il permesso di edificare quasi in riva al lago.
I bunker rimasero dimenticati là sotto per anni: l’unico colpo di vita lo diedero in occasione del terremoto di Santa Lucia del ’76, quando per il sussulto del terreno le cupole di cemento diedero una capocciata contro il pavimento del salone, provocando gli unici danni lamentati dalla struttura in quell’occasione.
Demolizione e smantellamento
Adesso i bunker vengono letteralmente fatti a pezzi e macinati. La Palacongressi, affamata di spazio, ha pensato di riconvertire ad uffici e magazzini il grande pianoterra, finora sottoutilizzato. In comune, prima di rilasciare la licenza, hanno scartabellato pile di documenti, per essere ben sicuri che non si trattasse di qualche reperto storicamente importante.
È venuto fuori che li hanno costruiti i tedeschi intorno al ’40 e non risultano nemmeno censiti nei documenti. Via libera alla demolizione dunque. I bunker sono costruiti di solo cemento, senza ferro, con pareti da un metro e mezzo di spessore.
Tecniche di demolizione e caratteristiche dei materiali
Una sega a filo diamantata taglia a fette le muraglie poderose, i blocchi pesanti qualche tonnellata vengono fatti scivolare all’esterno utilizzando speciali cuscinetti ad acqua che li tengono sollevati e martinetti capaci di spostarli.
Una volta fuori, li aspetta una macina, del tipo usato per grattare il fronte di roccia nelle gallerie, che li sminuzza, riducendoli ad inerte. Dall’impasto saltano fuori, belli e puliti, i sassi tondi di fiume buttati più sessant’anni fa nell’impasto.
Man mano che il bunker scompare, compaiono sul soffitto i tavelloni del piano di calpestio del salone soprastante: vengono sostenuti con putrelle in attesa dei rinforzi definitivi. Non è ancora l’atteso e sospirato ampliamento del palazzo dei congressi, ma anche 300 metri quadri in più di spazio utile per intanto bastano.


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