sabato, Febbraio 14, 2026
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Ci vorrà del tempo prima che i coltivatori e produttori vitivinicoli della zona legata alla produzione del Lugana DOC riescano a suturare le ferite…

Non tutto è perduto

Situazione dopo il fortunale e conseguenze sulla produzione

Ci vorrà del tempo prima che i coltivatori e produttori vitivinicoli della zona legata alla produzione del Lugana DOC riescano a suturare le ferite riportate dalle loro coltivazioni e cantine, a seguito di quel inaudito fortunale che ha portato distruzione in gran parte dei territori del basso Garda. Una situazione assai grave che potrebbe compromettere anche il raccolto del prossimo anno, soprattutto per le lesioni riportate dai vitigni di Trebbiano di Lugana.

Vantaggi legati alla vendemmia 2000

Ma nella sfortuna, fortunatamente, vi è anche una situazione di positività, soprattutto per quanto riguarda la vendemmia delle uve bianche del 2000. Se da una parte i vigneti hanno avuto gravi danni, dall’altra si può dire che l’eccezionale andamento della stagione meteorologica ha fatto sì che le operazioni vendemmiali di quest’anno venissero anticipate di circa quindici giorni rispetto alle tradizionali date.

Preparativi e situazioni nelle zone più colpite

E così, per stare al passo con il detto “Dio vede, Dio provvede”, in quella tremenda serata del 16 settembre, sulle vigne rimanevano ancora ben pochi grappoli da raccogliere, in quanto la maggior parte delle uve, in particolare modo quelle a baca bianca, erano già state raccolte. Certo, in alcune zone, quelle più colpite e riferibili soprattutto alla zona di Pozzolengo — un po’ il cuore della produzione del Lugana DOC —, i danni riscontrati sono stati assai notevoli.

Intervento di Francesco Arrigoni

Giustamente, Francesco Arrigoni, esperto enogastronomo, nel suo intervento a Pozzolengo, appena una settimana dopo il grave evento e in occasione dell’incontro imperniato sul tema “Colline, vini e cantine di Pozzolengo” – presente anche fra i vari relatori il presidente del Consorzio Tutela Lugana DOC, avv. Francesco Ghiraldi – , aveva esortato i produttori a una proficua e solidale cooperazione tra i più o meno colpiti, affinché chi avesse una sovrapproduzione possa cederne una parte ai colleghi sfortunati e viceversa, chi non più disponibile di Lugana DOC indirizzi l’acquirente verso quelle aziende con disponibilità commerciali.

Obiettivi di tutela e produzione

Il tutto, con l’obiettivo comunitario di mantenere alta l’immagine che il Lugana si è andato via via creando negli ultimi anni, raggiungendo i vertici delle migliori e più pregiate produzioni nazionali e internazionali.

Riduzioni di produzione prima del nubifragio

Già prima del violento nubifragio, gli stessi produttori, per ottimizzare ulteriormente la produzione del Lugana DOC, avevano deciso di ridurre i quantitativi di produzione per ettaro consentiti e previsti dallo stesso disciplinare, portando la produzione — con conseguente diradamento dei grappoli — a 80 quintali per ettaro per le uve Trebbiano destinate alla produzione del “Superiore” e a 100 quintali per ettaro per quelle destinate al Lugana tradizionale.

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