lunedì, Luglio 22, 2024
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Gli speleologi Cuccato e De Angelis lanciano un appello: «Ci serve aiuto per portare avanti la ricerca». Scoperto un collegamento subacqueo che parte dall’Abisso San Zeno

Nuova «via» tra lago e Baldo

Scoperto un percorso speleo-subacqueo che collegherebbe il Monte Baldo al lago di Garda, un luogo incantato quasi sospeso tra storia e mito: si trova nell’Abisso San Zeno, che si apre nella montagna a 125 metri d’altezza sopra all’eccezionale villa romana venuta alla luce nel 2004 ampliando il cimitero di Castelletto, dietro la chiesa di San Zeno de l’Oselet. Quando piove molto dall’anfratto scaturisce un torrente da cui i romani dovevano attingere acqua potabile, un dono prezioso che gli antichi volevano fosse custodito e animato da ninfe, dee minori che popolavano i boschi, i monti e le acque che qui, appunto, si ricongiungono.Scoperto negli anni ’80 dal Club alpino italiano (Cai) Verona, l’Abisso S. Zeno svela ora nuovi segreti. L’ultima esplorazione di tre volontari del Gruppo attività speleologica veronese (Gasv) ha evidenziato che, oltre il primo cunicolo già aperto, se ne apre un altro e poi un altro ancora oltre al quale si schiude uno stupendo laghetto che si conquista solo immergendosi con bombole d’aria, muta e pinne e le cui acque celano altre vie perlustrabili. È un mondo a parte, che gli speleologi hanno pulito e reso sicuro augurandosi di renderlo accessibile ad altri appassionati.«Da sempre nella speleologia veronese si è cercato un collegamento percorribile che collegasse il lago di Garda con il Monte Baldo, perché l’acqua piovana, passando attraverso cunicoli carsici sotterranei alimenta le falde del lago», esordisce la speleologa Alfonsina Cuccato che, con Andrea De Angelis di Bussolengo e un altro esperto, ha lavorato alla grotta. Continua: «Sul versante ovest del Baldo ci sono vari esempi di grotte d’assorbimento ad alta quota come il “Bus delle taccole” (a 1900 metri di quota sotto il rifugio Telegrafo), il “Pozzo delle buse” (sul versante sinistro di Val Trovai), la Cervi (vicino alla chiesetta di San Bartolomeo verso Prada)», spiega Cuccato. «La “Tanella” a Brenzone e il fiume Aril, il più corto d’Italia, sono invece esempi di fuoriuscite». «Proprio l’Aril», continua l’esperta, «con la sua notevole portata di acqua ha suggerito l’idea di un possibile condotto percorribile dall’uomo, che colleghi il lago alla montagna. Ma l’Aril non ha questa caratteristica, dato che l’acqua filtra attraverso il detrito e non ci sono pareti che la contengano. Questa nuova esplorazione ha invece riaperto le nostre speranze», precisa De Angelis, «la grotta ha un pozzo verticale e dall’ingresso parte il letto del torrente che passa a fianco del cimitero. Quando cade pioggia abbondante, il livello dell’acqua nella grotta sale fino a traboccare nel suo alveo per scendere a valle e gettarsi nel lago».Il cunicolo legherebbe dunque il Baldo al lago perché, secondo gli speleologi, la grotta potrebbe proseguire nella montagna ben oltre la sezione da loro esplorata. «Il Cai Verona superò un primo piccolo sifone a 15 metri di profondità, ma poi la grotta fu abbandonata», ricordano. Fu persino usata per gettarvi rifiuti dalla strada sovrastante fino a che, nel 2005, tre speleologi hanno iniziato a pulirla. Entrando si sono resi conto della necessità di mettere in sicurezza il percorso consolidando i detriti e sono partiti con la nuova campagna.Superato il primo sifone di circa 6 metri, dove c’è un camino con colate di calcite (stalattiti e stalagmiti) il cui stillicidio costante ha creato una pozza, lo speleosub si immerge. «Si riemerge in un laghetto di circa venti metri quadrati dove l’acqua trasparente ha fantastici riflessi turchini», racconta De Angelis. Dato che il livello del lago è mantenuto costante dal defluire delle acque attraverso una fessura laterale, gli speleologi hanno deciso di percorrerla in subacquea per qualche metro, facendo così la loro scoperta.«Risalendo la strettoia ci troviamo, incredibilmente, in una nuova sala aerea, un spazio ampio che si apre verso l’alto e la cui superficie è addirittura di una cinquantina di metri quadrati», dice De Angelis, «le pareti sono verticali per cui, non potendo uscire dall’acqua, ci immergiamo ancora e proseguiamo. A 15 metri troviamo un’altra strettoia attraverso cui il condotto prosegue ancora: proprio questo ci ha suggerito l’idea che la grotta continui nel Baldo».E Cuccato precisa: «Ora vorremmo fare tutti gli accertamenti del caso, anzi, è necessario farli, perchè siamo certi di essere sulla buona strada. Questo è l’unico caso di attraversamento di un sifone con risalita in una sala aerea esistente sul lago di Garda, merita tutta l’attenzione che si può dare». E incalza: «Proseguire richiede però attrezzatura adeguata, molte immersioni, staff d’aiuto per gli speleo sub. Speriamo così che il Comune ci aiuti, davvero, riconoscendo il valore di questo gioiello raro che vorremmo rendere visibile ad altri». E chiude: «Questo è anche un luogo pregno di storia: pensiamo al ruolo avuto in passato da questa grotta e dal torrente. I romani attingevano acqua dalle sorgenti e questa doveva essere la fonte anche per chi abitava la villa trovata sotto il cimitero. Non è il caso di proseguire le ricerche?».

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