martedì, Aprile 23, 2024
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Un ricordo del 24 aprile 1945

Un giorno prima dell’annuncio della “Liberazione”, precisamente il 24 aprile 1945, poco dopo le 16, in località Fossalta, a Lazise, un commando americano mitraglia all’impazzata alcuni mezzi militari tedeschi, fra cui una grande autocisterna piena di carburante. I mezzi erano ben mimetizzati ma probabilmente una “soffiata” ha condotto sul luogo gli aerei alleati e non c’è stato scampo.
L’autobotte è saltata in aria, ha preso fuoco, e le fiamme altissime hanno immediatamente incendiato il fienile della antica casa colonica di Fossalta, la casa colonica dove risiedeva la famiglia Coltri, andata quasi completamente distrutta avendo il tetto costruito interamente in legno. La nostra abitazione, proprio sulla strada, non ebbe danni in quanto il tetto è tutto in pietra. Nella stalla della famiglia di Amicabile Renato le mucche rischiano di essere carbonizzate perché ha preso fuoco la paglia dello stallatico. Solamente l’intervento coraggioso del ” famejo” ha fatto si che le mucche fossero quasi tutte salvate. A rimetterci solamente lui. Braccia e busto interamente ustionati.
“Erano da poco passate le 16 ed ero nascosto nella trincea che i tedeschi avevano scavato alcuni mesi prima di fronte all’entrata dell’attuale campeggio ” I Piani di Clodia”, proprio a ridosso della statale 249 Gardesana Orientale – spiega Renato Amicabile, all’epoca poco più che diciasettenne – ed ho sentito chiaramente avvicinarsi l’aereo americano. Ci siamo nascosti, civili e tedeschi, nella trincea a forma di svastica , ed improvvisamente vedo l’aereo sopra di noi e la immensa fiammata con lo scoppio dell’autobotte nascosta sotto il fogliame, nel grande cortile dove abitava la famiglia Coltri. E’ stato un attimo spaventoso. Ho ancora negli occhi quelle immagini.”
I militari tedeschi avevano requisito alla famiglia Amicabile una grande stanza della loro casa. E li ” gestivano” una sorta di posto di controllo di tutti i mezzi che transitavano sulla statale. Erano ormai in ritirata verso la Germania ed erano nervosissimi.

“Avevano il loro quartier generale in località Bottona, vicino all’attuale campeggio La Quercia – sottolinea ancora Amicabile – e solamente due uomini erano a casa nostra. Erano molto duri, ma gentili. Noi , per iniziativa di mio padre, eravamo pronti a fuggire se le cose fosse andate per la peggio. Avevamo pronti dei sacchi con le cose migliori di famiglia. Non ci aspettavamo certo un epilogo così forte. Dopo lo scoppio e l’incendio i militari tedeschi se la sono data a gambe. Non li ho più visti. Mio zio Vittorio Amicabile, il padre di Alfonsino, il titolare di Caneva World, era in casa e si era messo fra due mura per non essere colpito dai proiettili americani. Ma uno lo ha preso alle gambe. Un mare di sangue. Ricordo l’immagine nitidissima. Lo abbiamo portato all’ospedale di Bussolengo con un’auto di fortuna messa a disposizione dalla famiglia Barbaro della Bottona. Il povero famejo invece – continua Renato Amicabile – l’ho portato io all’ospedale, il 25 aprile, sulla canna della bicicletta. Fino a Bussolengo. Una fatica immane ma se l’è cavata. E pensare che il giorno dopo il fattaccio, ovvero il 25 aprile, verso le otto del mattino è giunta in corte una camionetta con i responsabile del CNL che ci hanno avvisato della fine della guerra e della Liberazione ufficiale dai tedeschi.”

“Io sono nato nel gennaio 1944 – rimarca Alfonsino Amicabile – e quindi non ricordo nulla del fatto. Ricordo mio padre Vittorio che si lamentava spesso di quella ferita. Non ha mai chiesto indennizzi o pensioni di guerra e si che è rimasto ferito per una azione bellica. Ma era fatto così. E’ morto nel 1959. Ricordo anche che diceva di essersi pagato la medicazione presso l’ospedale perché allora non c’era alcuna assistenza sanitaria.”

Sergio Bazerla

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