Caro direttore, vorrei spiegare a lei, al suo giornale e soprattutto ai cittadini di Torri, cosa è veramente successo la sera del 28 luglio 2000. Quel giorno arrivo a Verona nel pomeriggio per fare una lunga intervista in diretta a Match Music. Alle 19 circa ricevo una telefonata dall’ufficio dell’agenzia che tratta e organizza i miei concerti, in cui mi si comunica che alle 19,30 l’Amministrazione comunale nelle vesti del sindaco, vuole festeggiare i miei trent’anni di attività, donandomi le chiavi della città di Torri. Tutto questo mi onora, ma nello stesso tempo mi infastidisce il fatto di non essere stato avvertito prima, il chè mi impedisce di essere sul posto prima delle 20. Alle 20,15 arrivato a Torri, il responsabile della mia agenzia mi riferisce che il sindaco mi avrebbe donato le chiavi della città o all’inizio o alla fine del concerto, che avrei dovuto tenere ad Albisano la sera stessa. Vengo accompagnato ad un ristorante dove tranquillamente inizio a cenare. Alle 21,15, lo stesso responsabile della mia agenzia chiama il portatile del mio segretario, dicendo che prima delle 21,30, ora in cui avrebbe dovuto avere inizio il concerto, il sindaco sarebbe stato felice di donarmi le chiavi della città di Torri in un luogo imprecisato, dicendo inoltre di aver dovuto inventare (per salvare il buon nome della sua agenzia) che la mia auto si era guastata, per cui sarebbe stato meglio uscire dal retro del ristorante per non dare nell’occhio. All’uscita, vedo per la prima volta il mio manifesto appeso al bancone del ristorante in cui si riporta chiaramente che la cittadinanza è invitata sulla piazza di Torri per festeggiarmi e consegnarmi le chiavi alle ore 19,30. A questo punto comincio ad innervosirmi molto. Solamente arrivando sul posto, scopro che si tratta di una vera festa con tanto di palco allestito per l’occasione e un folto pubblico che mi sta aspettando affettuosamente dalle 19,30. Salgo sul palco con grande imbarazzo, cercando di spiegare l’accaduto, rendendomi conto della presa in giro da parte della mia agenzia, non solo nei miei confronti, ma soprattutto nei confronti della cittadinanza. La mia rabbia (non sicuramente contro alcuni dei cittadini che mi contestavano, ma contro le persone responsabili di tutto ciò) è tale da non potere più controllarmi, e lascio il palco. Questa è la cronaca esatta di ciò che realmente è accaduto. Caro direttore, non mi è mai successo di reagire in questo modo; non è nel mio stile. Ribadisco le mie scuse a tutti e spero che possiate capire.