giovedì, Giugno 13, 2024
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A giorni ritornano gli esperti di sminamento per liberare i fondali, per l’isola si apre un futuro turistico e culturale. È l’ultima fase: già trovati 26mila ordigni

Trimelone, riparte la bonifica

Stanno per ricominciare lo sminamento all’isola del Trimelone e, anzi, tra martedì e mercoledì sono già stati fatti brillare in loco 12 ordigni.Dell’imminente ripresa dei lavori si è parlato in una riunione a porte chiuse in municipio, a fare gli onori di casa il sindaco Giacomo Simonelli e l’assessore ai lavori pubblici Davide Benedetti che, nei mesi scorsi, aveva coordinato i lavori sulla striscia di terra al largo di Assenza di Brenzone. A presiedere è stato direttamente il prefetto di Verona, Italia Fortunati, per la prima volta in visita a Brenzone. Attorno al tavolo c’erano poi Nicola Falconi, della ditta Bosca (incaricata della bonifica) e i rappresentanti della Marina, del Fod, Forze operative Veneto provenienti da Vittorio Veneto; degli artificieri del Genio Guastatori di Legnago, dei militari del settore Bcm, bonifica campi minati di Padova, oltre ai funzionari della Provincia di Verona e della Regione Veneto, e delle forze dell’ordine, in rappresentanza sia della Questura di Verona che dei carabinieri di Caprino. Presenti anche uomini del Suem, il 118 di Verona, che nei mesi scorsi avevano predisposto una piazzola di atterraggio per l’eliambulanza proprio sul Trimelone.Spiega l’assessore Benedetti: «Nella riunione abbiamo stabilito la ripresa dei lavori, tra qualche settimana, per la definitiva bonifica nei fondali attorno all’isola. Le operazioni erano state interrotte a fine maggio per l’inizio della stagione turistica». Restano ancora da mettere in sicurezza i fondali circostanti il Trimelone fino a una profondità di 35 metri. Il grosso è stato già eseguito: la messa in sicurezza dell’isola è già completa, come pure svariati metri di fondale. Il Trimelone era stato usato nelle due guerre mondiali come polveriera e deposito di ordigni bellici. A dare il via ai finanziamenti erano state le insistenze del Comune dopo il ritrovamento, in settembre del 2005, di 21 ordigni funzionanti disposti sulla spiaggia a sud dell’isolotto. Un ritrovamento che aveva fatto drizzare i capelli ai carabinieri di Torri, che avevano dovuto sorvegliare ininterrottamente l’isola in attesa degli artificieri. «L’assessore regionale Massimo Giorgetti», ricorda Benedetti, «ha avviato il primo stanziamento di 200mila euro. Poi il dipartimento di Protezione civile della presidenza del Consiglio ha stanziato 660mila euro. Così è iniziata questa difficile avventura, portata avanti con estrema professionalità e competenza da parte di tutti i coinvolti». In seguito il Governo ha stanziato ulteriori 400mila euro.Si apre dunque l’ultima fase, che dovrebbe portare a liberare l’isola, nonché i carabinieri di Torri e Malcesine dall’incombenza di unq sorveglianza continua dell’area, interdetta alla navigazione, ai subacquei, alla pesca e a tutte le altre attività possibili e immaginabili. Le sorprese in corso d’opera non erano mancate e i numeri dell’operazione sono davvero da brivido: fino a fine maggio, dall’isola e dai fondali sono stati recuperati 26mila ordigni, quasi perfettamente in grado di funzionare. Un carico bellico di circa 36mila kili, tra cui anche bombe a caricamento speciale, cioè ordigni incendiari al fosforo bianco e qualche bomba contenente gas irritanti o tossici. Una quantità industriale di ordigni, che è stata fatta poi brillare in una cava dismessa di Torri e in un’altra di Rivoli.Da Palazzo Balbi, a Venezia, su quanto fatto e su quanto resta da fare al Trimelone è infine intervenuta anche l’assessore regionale vicentina alla Protezione civile, Elena Donazzan, che ha anche la delega all’istruzione: «Grazie alla collaborazione tra l’assessore Giorgetti, che è di Verona e meglio conosce i problemi del territorio, e la sottoscritta, la Regione Veneto è riuscita a finanziare questa pericolosa e interessantissima operazione. Nelle prossime settimane anch’io farò un sopralluogo sul Garda. L’isola potrebbe avere anche un risvolto culturale unico: potrebbe essere creato lì un museo degli ordigni esplosivi. Alcuni, ovviamente scarichi, sono già stati accantonati per questo scopo».Del resto, che la varietà e la quantità delle bombe del Trimelone sia stata un caso unico in Italia lo aveva già confermato Nicola Falconi, direttore tecnico della ditta Bosca ed esperto internazionale di bonifiche. «In tanti anni di lavoro», ripete, «non ho mai visto nulla del genere in altre parti d’Italia. Il Trimelone è un caso unico in Italia ed è un’ottima idea quella di valorizzarlo anche dal punto di vista culturale con un museo degli ordigni esplosivi».

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