C’erano anche dei giovani di Valeggio sul Mincio a combattere l’ultima battaglia della seconda guerra mondiale, sul Monte Casale di Ponti sul Mincio. Quel 30 aprile del ’45 sulla collina del paese mantovano una colonna di nazifascisti, diretta verso la Val d’Adige e il Brennero, entrò in contatto con un gruppo di soldati regolari dell’esercito italiano e di partigiani. Per evitare distruzioni ed esecuzioni di massa, com’era avvenuto in altri casi, i partigiani e gli Arditi bloccarono il contingente sulla cresta del Monte Casale. La battaglia durò l’intera giornata. Quell’episodio è stato ricostruito, dopo una lunga e fedele ricerca di Carlo Benfatti, 63 anni, di Poggio Rusco, in un libro «Monte Casale- l’ultimo combattimento», presentato a Ponti e patrocinato da Comune, Provincia di Mantova e Anpi. Tra i sopravvissuti di quello scontro, che lasciò sul terreno diversi morti, c’era anche Noè Marangoni, capo partigiano, rimasto ferito e medicato più tardi nel pronto soccorso dell’ospedale di Valeggio. Più sfortunato, invece, fu Adelino Comparotto, classe 1920, pure di Valeggio, colpito da una pallottola in fronte. Di lui traccia un breve ricordo il fratello Enrico. «Mio fratello, dopo aver combattuto sul fronte occidentale, venne invitato di raggiungere la Francia dopo l’8 settembre. Lui, però, decise di far rientro a casa. E a Valeggio si mise a fare il guardiano dei pali del telegrafo su ordine dei repubblichini. Un giorno non sopportò il fatto che fascisti delle Brigate Nere gli avessero proibito di dare qualche pezzo di carne alle famiglie povere del paese (i Comparotto gestivano una macelleria), e allora decise di unirsi ai partigiani del gruppo Borghetto, dipendente dalla Brigata Italia. Quel 30 aprile si trovò anche lui a Monte Casale e morì. Io mi trovavo già in Italia dopo essere scappato dal campo di concentramento di Terniz, tra Vienna e Wiener Neustdadt, in Austria». Marangoni è stato sindaco socialista nel dopoguerra a Valeggio. Per loro il ricordo di quell’ultima battaglia, combattuta quasi sulla porta di casa, è ancora indelebile. Ecco perché c’erano anche loro, in prima fila, alla commemorazione ed alla presentazione del bel libro scritto dallo scrittore mantovano.


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