giovedì, Luglio 25, 2024
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Nuovi alloggi protetti: commissari al lavoro. No alla «Gasia», meglio l’area della Casa di riposo

Un nuovo progetto della Giunta

A Salò è stata nominata una commissione formata da una quindicina di persone (un paio di assessori, due esperti, i capigruppo dei partiti, ecc.) per risolvere il nodo relativo alla costruzione di un edificio riservato agli anziani. La precedente amministrazione di centrosinistra aveva acquisito un terreno in località Gasia, tra il quartiere del Muro e la strada Panoramica, con l’intenzione di realizzare un fabbricato da destinare agli autosufficienti. La maggioranza attuale, di centro-destra, ha invece suggerito una soluzione differente: meglio puntare sui parzialmente non autosufficienti, scegliendo il terreno a fianco della nuova Casa di riposo. La commissione dovrà valutare i pro e i contro. Su 10 mila residenti, gli ultra 65enni salodiani sono circa tremila, vale a dire il 30 per cento. Poichè la Casa di riposo accoglie solo non autosufficienti (120 in tutto, compreso il nucleo dell’Alzheimer, la demenza senile), negli anni scorsi si era pensato di andare incontro a chi poteva badare alle proprie necessità, e viveva da solo o con il coniuge. Così l’architetto Paolo Dabbeni aveva disegnato un progetto che prevedeva (in Gasia) un comparto residenziale con 56 mini alloggi, da costruire a stralci funzionali di 14 ciascuno. Costo totale dell’intervento: 5 miliardi a base d’asta e 800 milioni per Iva, spese tecniche, ecc. Il primo lotto avrebbe comportato la spesa di un quarto, cioè un miliardo e mezzo di vecchie lire. Strada finanziaria da percorrere: richiesta di un mutuo bancario. Successivamente l’operazione è stata accantonata. E, ora, il consiglio comunale ha esaminato la nuova proposta. «All’inizio del nostro mandato – spiega l’assessore Maurizio De Giuli, medico – abbiamo preso in esame la vecchia ipotesi, con l’intenzione però di ridurre il numero degli appartamentini. Poi, considerando che agli anziani autosufficienti offriamo numerosi servizi (dai bagni assistiti alla mensa del centro sociale, dalle cure infermieristiche alle vacanze in vari periodi dell’anno) e che l’assistenza domiciliare è svolta in maniera capillare (spendiamo circa 300 milioni di vecchie lire per i pasti da portare nelle case, per coloro che vanno a curare l’igiene personale, ecc.), abbiamo spostato le attenzioni sui parzialmente non autosufficienti». «E per loro la Gasia non è la località più adatta – chiarisce il presidente della casa di riposo, Gianantonio Citroni, ingegnere -. Molto meglio costruire a fianco del nostro complesso. Ne abbiamo parlato, all’interno del consiglio di amministrazione. Qualcuno ha espresso interrogativi sul discorso della gestione e dissensi per il fatto che verrà ridotto il polmone verde, e sarà compromessa la possibilità di realizzare ulteriori nuclei. La maggioranza è favorevole. «Potrebbe sorgere un edificio di tre piani: il primo e il secondo per i parzialmente non autosufficienti, con sette mini alloggi ciascuno (da circa 50 mq.); il piano terra, con otto stanze e i servizi, sarebbe invece a disposizione della Casa di riposo, che accoglierebbe alcuni non autosufficienti (gli attuali 120 posti, infatti, non bastano, e le liste di attesa sono lunghe). Nell’interrato: cantine, garage, ecc. Facciata rivolta verso il centro sportivo, e linee architettoniche identiche a quelle esistenti, per non creare difformità. «Il personale dovrà essere assunto ad hoc. Sarà comunque possibile usufruire dei nostri servizi: medico, infermieristico, lavanderia, palestra per fisioterapia, animazione e attività di gruppo». Obiezioni delle minoranze. «Mi sembra una proposta preconfezionata – dice Alessandro Forni, avvocato, Ppi -, che noi veniamo chiamati a ratificare. Meglio costituire un gruppo aperto di lavoro. Il progetto deve prevedere la partecipazione del comune nella progettazione e nella realizzazione dell’opera. Sulla maggiore economicità della gestione, abbandonando la Gasia, mi piacerebbe vedere i dati». Gianluigi Pezzali, della Fiamma Tricolore, afferma di essere preoccupato della riforma in discussione a Milano («non vorrei che le Ipab sparissero, e fossero assorbite dalla Regione»). Aleggia il timore che succeda come per l’ospedale, creato nei secoli scorsi con le offerte della comunità, e ora smantellato dall’Asl. Alberto Marino, medico, di Rifondazione, solleva la questione della riduzione dell’area verde. Vincenzo Zambelli, Ds: «Faccio fatica a capire l’inversione di tendenza. E’ un suicidio collocare gli alloggi protetti vicino alla Casa di riposo, poichè togliamo ad essa ogni possibilità di ampliamento, quando servirebbe un altro nucleo per l’Alzheimer, caricando la zona di eccessive volumetrie. Ricordo che il Piano regolatore prevede già 15 mila metri cubi per i privati». Mauro Ventura, geometra, indipendente, spiega che «bisognerà introdurre una variante al Prg e definire una compartecipazione finanziaria chiara tra il Comune e la Casa di riposo». Alla fine si è deciso di nominare una commissione che valuti ogni aspetto.

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