lunedì, Luglio 22, 2024
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Il medico di San Cipriano ha lavorato ad un progetto promosso dall’associazione Medicus Mundi e dall’Università di Brescia. Il dott. Alessandro Botturi ha operato a Nanoro in Burkina Faso

Un urologo per aiutare l’Africa

Ha fatto ritorno a San Cipriano, sulle colline fra Lonato e Desenzano, il dott. Alessandro Botturi, reduce da un’altra missione medico-sanitaria, questa volta in Burkina Faso, nella clinica «San Camille» di Nanoro, dove ha lavorato per alcune settimane, insieme con il collega Claudio Simeone (professore di Urologia alla Facoltà di Medicina di Brescia), alla realizzazione di un progetto promosso dall’associazione Medicus Mundi per la cura di patologie che vanno dalla immunodeficienza alla malaria, alla lebbra.Lo incontriamo mentre sta riordinando la documentazione clinica e fotografica della sua esperienza africana. «Nanoro – racconta – si trova a circa 80 km a sud da Ouagadogou, la capitale, in una zona fra le più povere dell’Africa subsahariana, gravemente colpita dall’epidemia di Hiv, che attualmente è in fase di crescita esponenziale e che in Burkina conta oltre mezzo milione di soggetti sieropositivi, soprattutto bambini».«Il nostro intervento – spiega – coordinato dall’infaticabile azione di sostegno umano, sociale e sanitario del dott. Calligaris e del prof. Castelli (della Divisione Malattie Infettive dell’Università di Brescia), è consistito in attività ambulatoriali e interventi chirurgici, inquadrabili nel servizio di prevenzione, diagnosi e cura di patologie urologiche, molto frequenti nella regione, che di rado trovano soluzioni adeguate». Al progetto offre una significativa collaborazione l’Università cittadina, che consente ai suoi specializzandi, sia nelle malattie infettive che nel ramo pediatrico, di trascorrere in Burkina Faso periodi di tirocinio formativo che possono variare da 4 a 12 mesi.Una trentina gli interventi chirurgici realizzati dall’équipe urologica, particolarmente impegnativi se raffrontati agli standard igienico-sanitari occidentali. Il dott. Botturi, che da anni lavora nel reparto di Urologia degli Spedali Civili cittadini, sottolinea «le condizioni scarsamente igieniche e di estrema povertà in cui vive la popolazione di Nanoro, composta in gran prevalenza da giovanissime madri, nonne e moltitudini di bambini».Botturi è rimasto colpito «dalla vitalità e dall’entusiasmo di una civiltà lontana dalla nostra, coltivata in capanne di fango, per strade impolverate, in terreni riarsi dal sole, inventandosi quotidianamente con espedienti di ogni sorta un’ esistenza che non ha realistiche prospettive di migliorare nei prossimi decenni, se consideriamo che la mortalità infantile è oltre il 10% e la speranza di vita mediamente supera di poco i 40 anni».«E’ rarissimo trovare nel villaggio un uomo in età da lavoro – ricorda Botturi – molti ci hanno detto di essere impegnati altrove, appunto in lavori di cui però poco è dato sapere, visto che l’unica occupazione che viene da pensare in una zona del genere è una rudimentale forma di agricoltura, peraltro poco agevole, vista la siccità che caratterizza il paesaggio».Fra i volontari incontrati il medico gardesano ricorda «suor Esther, religiosa napoletana che ha consacrato a questo popolo 35 anni della sua vita. Attualmente dirige due case di religiose che ogni giorno garantiscono assistenza e alimentazione a 1500 bimbi, con situazioni familiari delicate per bimbi rifiutati perché nati da relazioni illecite».Ma l’anima del «San Camille» è il dottor Capponi, «chirurgo ormai africano sia d’adozione che di mentalità – sottolinea Botturi – sempre in grado di affrontare con sorprendente naturalezza e competenza le più diverse problematiche».

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