Progetto da 450mila euro per incrementare la portata a 34 litri al secondo e rimuovere il rischio alghe. Al lavoro per aumentare la presa a lago. Depurazione più sicura

Acquedotto, potenziato il Vò

Di Luca Delpozzo
Maurizio Toscano

Non ci saran­no più peri­coli di restare con i rubi­net­ti a sec­co. L’ac­qua del ser­ba­toio del Vò arriverà in mag­gior quan­tità ma, quel che preme di più, anche migliore sot­to l’aspet­to del­la qual­ità. Ieri, con il pri­mo colpo di rus­pa, sono com­in­ciati i lavori per l’adegua­men­to ed il poten­zi­a­men­to del­la pre­sa d’ac­qua dal lago, sit­u­a­ta sul lun­go­la­go Bat­tisti, una fra le più impor­tan­ti del­l’in­tera rete idri­ca di Desen­zano. L’in­ter­ven­to, che costerà più di 450 mila euro, con­sen­tirà final­mente di incre­mentare la por­ta­ta dagli attuali 20 litri al sec­on­do a 34 l/sec. miglio­ran­done la qual­ità con l’ag­giun­ta di diver­si trat­ta­men­ti speci­fi­ci mirati alla rimozione delle alghe, un vero incubo per le prese a lago. Fino­ra, l’ac­qua cap­ta­ta dal Gar­da veni­va trat­ta­ta con la sem­plice dis­in­fezione a base di bios­si­do di cloro. Trop­po poco, osser­vano gli esper­ti, per scon­giu­rare del tut­to i peri­coli di microin­quinan­ti. Infat­ti, il sofisti­ca­to impianto di trat­ta­men­to approva­to dal Comune prevede una stazione di soll­e­va­men­to del­l’ac­qua grez­za, una pre-ossi­dazione con bios­si­do di cloro, una coag­u­lazione, una fil­trazione rap­i­da su fil­tro mul­ti­stra­to ed un’al­tra su car­bone atti­vo, quin­di una dis­in­fezione finale. L’ac­qua del lago viene “suc­chi­a­ta” a 50 metri sot­to il liv­el­lo e le pompe diver­ran­no due in par­al­le­lo. La fil­iera dei trat­ta­men­ti con­sen­tirà di ossi­dare i com­posti inor­gani­ci (es. fer­ro e man­ganese), ossi­dare la sostan­za organ­i­ca e garan­tire un’azione bat­te­ri­ci­da elim­i­nan­do parte del­la car­i­ca micro­bi­o­log­i­ca pre­sente nel­l’ac­qua e pre­ve­nen­do la pro­lif­er­azione bat­ter­i­ca nelle suc­ces­sive fasi di fil­trazione e, infine, svol­gere un’azione alghi­ci­da. In futuro, inoltre, l’impianto del Vò sarà dota­to di un sis­tema in gra­do di super­vi­sion­are a dis­tan­za lo sta­to degli inter­rut­tori e degli allar­mi e le mis­ure rel­a­tive ai prin­ci­pali para­metri di fun­zion­a­men­to. Oggi Desen­zano ha una rete idri­ca este­sa per cir­ca 150 km. La situ­azione attuale non è tra le migliori, pur tut­tavia la qual­ità del­l’ac­qua pota­bile viene costan­te­mente tenu­ta sot­to con­trol­lo. L’Asl svolge peri­odica­mente una serie di anal­isi. La map­pa di crit­ic­ità indi­ca l’impianto di Monte Croce sen­za alcu­na ris­er­va d’ac­qua, quin­di, il poz­zo Bagat­ta che è da dis­met­tere per la con­tin­ua pre­sen­za di nitrati, il poz­zo di Vac­caro­lo che ha pre­sen­za di trac­ce di fer­ro e richiede l’in­stal­lazione di un nuo­vo impianto. L’impianto del Vò che gode­va pes­si­ma salute, è uno dei più nevral­gi­ci nel sis­tema di approvvi­gion­a­men­to di Desen­zano, per­ché serve una vas­ta zona com­pre­sa tra via Man­to­va, le Grezze, via Dugazze in direzione di Riv­oltel­la. La stazione di pom­pag­gio inoltre soll­e­va l’ac­qua fino al seba­toio del Castel­lo. Ci sono poi altri impianti. Impianto di trat­ta­men­to e stoccag­gio alla Tassi­nara (50 l/sec.), che serve Riv­oltel­la, Tassi­nara, S. Francesco e ser­ba­toio di S. Zeno, quin­di l’impianto di S. Mar­ti­no (16 l/sec.) che serve l’omon­i­ma frazione, il poz­zo Vac­caro­lo Nuo­vo (12,5 l/sec.), ed un altro numero di ser­ba­toi col­le­gati con i pozzi.