Monitoraggio delle alghe e delle macrofite sul lago di Garda
Per la prima volta, quest’anno la Regione Lombardia realizzerà un monitoraggio sul fenomeno delle alghe e delle macrofite sommerse del lago di Garda. Lo ha comunicato ai distretti competenti dell’Asl la direzione generale della Sanità, spiegando che i controlli verranno eseguiti contestualmente ai consueti prelievi di campioni che vengono effettuati sugli esami sulla qualità delle acque, e quindi, per verificare le condizioni della balneabilità.
Il fenomeno delle macrofite, piante acquatiche che a un certo punto del ciclo vitale si staccano dai fondali in grande quantità per arrivare in superficie (e andare in putrefazione), è iniziato sul Benaco circa cinque anni fa. Finora il problema è rimasto circoscritto nell’area meridionale del lago, una zona caratterizzata da fondali estremamente bassi; ma il pericolo che possa estendersi anche in aree vicine non è del tutto scongiurato. E nonostante i numerosi proclami fatti negli anni scorsi, il problema non è stato ancora affrontato con la dovuta decisione.
Causa e responsabilità del problema
La causa va ricercata principalmente nel palleggio di responsabilità e di competenze tra enti statali, province e comuni. Diciamo subito che la competenza relativa agli interventi è dell’Autorità di bacino del Po, alla quale il Garda appartiene funzionalmente. Ma per via degli esigui fondi a disposizione e per una probabile lentezza (o incapacità) decisionale, la questione delle alghe è rimasta praticamente ferma: nessun apprezzabile passo in avanti, nonostante i continui e pressanti solleciti da parte soprattutto dei sindaci di Peschiera e di Sirmione.
Questi due comuni sono stati i più tartassati dall’apparizione delle erbe acquatiche. Negli anni scorsi, con l’eccezione del 2000, tonnellate di vegetali staccatisi dai fondali finivano sulle spiagge e nei porti, a imputridire sotto il sole cocente dell’estate. Ci sono voluti centinaia di milioni, spesi dalle due amministrazioni comunali, per arginare il fenomeno e per evitare che i litorali finissero sotto una montagna di vegetazione puzzolente.
Iniziative e prospettive future
Più tardi, dopo un ennesimo vertice con l’Autorità di bacino, con i dirigenti delle province di Brescia e Verona, delle Asl, della Comunità del Garda e delle amministrazioni comunali, si è deciso di dar vita a un comitato scientifico per chiarire le cause sulla proliferazione delle macrofite. Si è poi parlato di un battello taglia alghe, ma anche di questo si sono perse le tracce.


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