Un passo in avanti sul fronte del contenimento del fenomeno che da ormai cinque anni colpisce il basso lago tra Sirmione e Peschiera. Analisi contestuali a quelle condotte sulla qualità delle acque.

Alghe a raffica: la Regione studierà in fenomeno

09/05/2001 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
m.to.

Per la pri­ma vol­ta, quest’anno la real­izzerà un mon­i­tor­ag­gio sul fenom­e­no delle alghe e delle macrof­ite som­merse del . Lo ha comu­ni­ca­to ai dis­tret­ti com­pe­ten­ti dell’Asl la direzione gen­erale del­la San­ità, spie­gan­do che i con­trol­li ver­ran­no ese­gui­ti con­tes­tual­mente ai con­sueti pre­lievi di cam­pi­oni che ven­gono effet­tuati gli esa­mi sul­la qual­ità delle acque, e, quin­di, per ver­i­fi­care le con­dizioni del­la bal­ne­abil­ità. Il fenom­e­no delle macrof­ite, piante acquatiche che a un cer­to pun­to del ciclo vitale si stac­cano dai fon­dali in grande quan­tità per arrivare in super­fi­cie (e andare in putre­fazione), è inizia­to sul Bena­co cir­ca cinque anni. Fino­ra il prob­le­ma è rimas­to cir­co­scrit­to nell’area merid­ionale del lago, una zona carat­ter­iz­za­ta da fon­dali estrema­mente bassi; ma il peri­co­lo che pos­sa esten­der­si anche in aree vicine non è del tut­to scon­giu­ra­to. E nonos­tante i numerosi procla­mi fat­ti negli anni scor­si, il prob­le­ma non è sta­to anco­ra affronta­to con la dovu­ta deci­sione. La causa va ricer­ca­ta prin­ci­pal­mente nel pal­leg­gio di respon­s­abil­ità e di com­pe­ten­ze tra enti statali, province e comu­ni. Dici­amo subito che la com­pe­ten­za rel­a­ti­va agli inter­ven­ti è dell’Autorità di baci­no del Po, alla quale il Gar­da appar­tiene fun­zional­mente. Ma per via degli esigui fon­di a dis­po­sizione e per una prob­a­bile lentez­za (o inca­pac­ità) deci­sion­ale, la ques­tione delle alghe è rimas­ta prati­ca­mente fer­ma: nes­sun apprez­z­abile pas­so in avan­ti nonos­tante i con­tinui e pres­san­ti sol­leciti da parte soprat­tut­to dei sin­daci di Peschiera e di Sirmione. Questi due comu­ni sono sta­ti i più tar­tas­sati dall’apparizione delle erbe acquatiche. Negli anni scor­si, con l’eccezione del 2000, ton­nel­late di veg­e­tali stac­catisi dai fon­dali fini­vano sulle spi­agge e nei por­ti, a impu­tridire sot­to il sole cocente dell’estate. Ci sono volu­ti centi­na­ia di mil­ioni, spe­si dalle due ammin­is­trazioni comu­nali, per arginare il fenom­e­no e per evitare che i litorali finis­sero sot­to una mon­tagna di veg­e­tazione puz­zo­lente. Più tar­di, dopo un ennes­i­mo ver­tice con l’Autorità di baci­no, con i diri­gen­ti delle province di Bres­cia e Verona, delle Asl, del­la e delle ammin­is­trazioni comu­nali, si è deciso di dar vita a un comi­ta­to sci­en­tifi­co per chiarire le cause sul­la pro­lif­er­azione delle macrof­ite. Si è poi par­la­to di un bat­tel­lo taglia alghe, ma anche di questo si sono perse le tracce.