La zona è stata messa in sicurezza, tra la natura e le testimonianze industriali delle cartiere. Taglio del nastro per la passerella di Covoli, chiusa da anni

Alla riscoperta delle Valle

28/05/2004 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

A Toscolano Mader­no pros­egue l’opera di mes­sa in sicurez­za del­la . Domeni­ca mat­ti­na, nel­la for­ra del tor­rente, ver­rà inau­gu­ra­ta la passerel­la dei Covoli, sis­tem­a­ta dal­la Edil­Son­i­co. Appun­ta­men­to alle ore 10. al . Sarà pre­sente anche il Coro del Monte Piz­zo­co­lo (quest’an­no fes­teggia il 40°). Dopo l’ar­ri­vo del pres­i­dente del­la Ammin­is­trazione provin­ciale, Alber­to Cav­al­li, e delle autorità, si pro­ced­erà al taglio del nas­tro. Un bus-navet­ta sarà a dis­po­sizione per gli anziani, e chi ha prob­le­mi di…gambe. «La passerel­la era chiusa da decen­ni — spie­ga il sin­da­co Pao­lo Ele­na -. Qua­si com­ple­ta­mente rifat­ta, con­sen­tirà di per­cor­rere a pie­di o in moun­tain bike tut­ta la valle, arrivan­do fino a Gaino, a Navaz­zo di Gargnano o a Campei di Cima. Amplia, insom­ma, la rete minore. Un cor­ri­mano ren­derà pos­si­bile il tran­si­to di chi­unque, inclusi bam­bi­ni. Sulle pareti, per pro­teggere dal­la cadu­ta di sas­si, è sta­ta sis­tem­a­ta una rete a doppia maglia. Il luo­go è molto pit­toresco. Assomiglia a un canyon. Non è esclu­so che d’in­ver­no, quan­do si for­mano sta­lat­ti­ti, la zona ven­ga illu­mi­na­ta. Nelle ultime set­ti­mane abbi­amo rip­uli­to il sen­tiero, riapren­do quel­lo che costeggia la cen­trale». Intan­to la dit­ta Alpi srl di Tri­este con­tin­ua l’in­ter­ven­to di ingab­biatu­ra delle pareti nel trat­to iniziale del­la valle, in local­ità Garde (si era aggiu­di­ca­ta l’ap­pal­to bat­ten­do 56 imp­rese). «L’in­tera oper­azione — aggiunge il sin­da­co — cos­ta cir­ca 300 mila euro, finanziati da Palaz­zo Bro­let­to». Altre curiosità. Entro un paio di mesi i mil­i­tari dovreb­bero col­lo­care un ponte Bai­ley in local­ità Sab­bionere, sul­la stra­da mon­tana che “parte” da Gaino, per­corre l’al­ta valle e con­duce a Perseg­no, Arch­esane e Campei, dove gli han­no ristrut­tura­to una mal­ga. Nel­la zona ci sono casette e fie­nili, uti­liz­za­ti nel peri­o­do esti­vo. D’in­ver­no ven­gono tenu­ti solo alcu­ni ani­mali. Un alber­ga­tore, ad esem­pio, ha dei cav­al­li, e un pen­sion­a­to degli asi­ni. La frana del gen­naio 2003 (cir­ca 300 metri cubi di mate­ri­ale), dovu­ta alla piog­gia e alla scarsa con­sis­ten­za del­la roc­cia, assai fri­abile, non è sta­ta rimossa. Il geol­o­go di una dit­ta spe­cial­iz­za­ta ha det­to che una mina non avrebbe risolto il prob­le­ma: trop­po insta­bile la parete per avere garanzie di sicurez­za. Così si è rime­di­a­to con una sis­temazione provvi­so­ria, ricor­ren­do a un trat­to lat­erale. Il Bai­ley rap­p­re­sen­terà la soluzione defin­i­ti­va. «Con Giampi­etro Bro­gi­o­lo, del­l’ di Pado­va, e con Mire­lia Scud­el­lari, del­l’Asar, l’As­so­ci­azione stori­co arche­o­log­i­ca del­la Riv­iera, abbi­amo fir­ma­to un accor­do per la pros­e­cuzione degli scavi in local­ità Gat­to, poco pri­ma di Luseti», aggiunge Ele­na. Gli archi, le ceramiche, i mate­ri­ali da costruzione, il cop­er­chio in pietra e la strut­tura semi­cir­co­lare venu­ti alla luce appartengano a una fab­bri­ca risalente ad alcu­ni sec­oli fa. «Non vogliamo una Pom­pei garde­sana — ha dichiara­to a suo tem­po Car­lo Simoni -, per­chè il fas­ci­no del­la valle è rap­p­re­sen­ta­to soprat­tut­to dal suo pae­sag­gio: veg­e­tazione, per­cor­si, edi­fi­ci. Dob­bi­amo andare nel­la direzione del­la val­oriz­zazione del­la sto­ria e del­la memo­ria per il lavoro di ieri e di oggi». Un Comi­ta­to tec­ni­co com­pos­to dal­la Soprint­en­den­za ai beni architet­toni­ci e alle belle arti, dal munici­pio, dal­la Asso­ci­azione lavo­ra­tori anziani del­la cartiera e dai rap­p­re­sen­tan­ti del­lo sta­bil­i­men­to che fa parte del grup­po Marchi ha esam­i­na­to un paio di prog­et­ti di recu­pero di alcu­ni vec­chi edi­fi­ci, allo scopo di dotare la valle di quelle infra­strut­ture nec­es­sarie ad inserir­la nei per­cor­si tur­is­ti­ci. Il pri­mo riguar­da la ristrut­turazione del palaz­zo Maf­fiz­zoli di Maina supe­ri­ore, diroc­ca­to da molto tem­po. L’in­ten­zione sarebbe di real­iz­zare alber­go, bar e ris­torante con la for­mu­la del pro­mot­er, vale a dire attra­ver­so un accor­do con i pri­vati che, investen­do i quat­tri­ni nec­es­sari, con­servereb­bero la pro­pri­età per 25–30 anni. Il sec­on­do prog­et­to mira all’am­pli­a­men­to del museo del­la car­ta di Maina infe­ri­ore, real­iz­za­to nel­la portine­r­ia del­l’u­ni­ca fab­bri­ca che con­ser­va anco­ra la ciminiera. Si vor­rebbe real­iz­zare una pic­co­la lin­ea pro­dut­ti­va e un lab­o­ra­to­rio di restau­ro del libro anti­co, in modo da tenere viva (nei ricor­di) un’at­tiv­ità impren­di­to­ri­ale sor­ta nel Quattrocento.