Le prime stime produttive indicano una produzione di circa centomila bottiglie su un totale di tre milioni di vino doc

Arriva il Lugana superiore sulle tavole dei buongustai

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Di Luca Delpozzo

Ci si preparava a salutare il settembre del 1998 quando, nelle campagne che si estendono da Peschiera a Desenzano lungo le colline moreniche, i viticoltori si scambiavano sorrisi a trentasei denti.Pochi giorni prima il Ministero dell’agricoltura aveva dato il benestare al fatto che proprio questi viticoltori potessero provare a far invecchiare il vino delle loro uve . Il “Lugana”, il vino bianco che è prodotto in questa piccola terra a sud del lago di Garda, dal 1967 sulle tavole dei suoi estimatori con l’etichetta doc, avrebbe potuto avere, insomma un fratello superiore. Proprio con il mese di ottobre, appena trascorso, i dodici mesi previsti dal disciplinare per l’imbottigliamento e la vendita della riserva dei vigneti della Lugana sono passati e così, dalle migliori uve della vendemmia 1998, potremo adesso degustare il primo Lugana a denominazione di origine controllata superiore, questo sarà il suo nome.. Il momento della verità è arrivato e coloro che da anni sostenevano che questo vino potesse essere tenuto maggiormente in botte e consumato in un tempo più lungo avranno finalmente la soddisfazione di dimostrare la raffinatezza e l’importanza di questo vino. Saranno le singole aziende appartenenti al Consorzio di tutela a decidere se e quando metterlo in vendita, ma i giochi, almeno per le prime decine di migliaia di bottiglie, sono stati decisi con la selezione delle uve avvenuta dodici mesi fa.”La dote eccezionale del Lugana, commenta Francesco Ghiraldi, presidente del Consorzio di tutela, appena tornato dall’International wine festival di Merano, dove accanto alle 99 aziende migliori al mondo c’era anche una rappresentanza della Lugana, è la sua riconoscibilità. E’ infatti un vino bianco che già di per sé era e rimane raffinato, non facile e di impegno. La scelta del Consorzio di promuovere il superiore è il segno del cammino che ha fatto negli anni questo vino ed e il traguardo di un percorso che tutte le cantine hanno fatto per affinare i loro prodotti”.”Sono stati gli stessi estimatori del Lugana, prosegue Ghiraldi, che negli anni ci hanno sottoposto l’eventualità di provare ad invecchiare il nostro vino. Per noi optare per la qualità a scapito della quantità non è mai sfato un problema, in quanto già eravamo un vino di nicchia e in quanto crediamo in questa politica”.Le prime stime parlano di una produzione di circa centomila bottiglie, su un totale di tre milioni, che dovrebbero quindi, testare il mercato nell’attesa che con la vendemmia appena trascorsa e con quelle future le singole aziende vinicole aggiustino il tiro, scegliendo o meno di spostare la loro produzione verso un prodotto maggiormente pregiato e diminuendo quindi le quantità.”E questa è sicuramente la sfida principale per tute le cantine, spiega Carlo Veronese, produttore di Lugana , abituate solitamente a consumare entro l’anno quanto imbottigliato. Il superiore rappresenta per tutti noi una nuova sfida, perché il prodotto è sostanzialmente nuovo e quindi da scoprire. Anche noi, come i produttori di tante altre zone vinicole, dovremo cominciare a ragionare con orizzonti temporali diversi e scegliere, con il passare del tempo, che importanza dare al vino che rappresenterà da oggi in poi la riserva delle nostre uve”.L’attesa si fa sempre più grande, ma sono pochi i giorni che separano ancora il superiore dalle tavole di tutti gli amami del Lugana

Giacomo Tomezzoli
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