Un progetto bresciano per dare sicurezza ai consumatori. Alla presentazione della Fiera agricola tiene banco il tema «Mucca pazza»

Carne, serve un patto di fiducia

15/02/2001 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Claudio Andrizzi

La fil­iera bres­ciana del­la carne si ricom­pat­ta per ripar­tire dal­la Fiera agri­co­la e zootec­ni­ca di Mon­tichiari, pri­mo ban­co di pro­va del set­tore dopo la bufera di Pon­te­vi­co. Obbi­et­ti­vo: ricostru­ire il pat­to di fidu­cia ormai incrina­to tra con­suma­tori e pro­dut­tori, ridan­do sicurez­za tramite un grande prog­et­to provin­ciale di cer­ti­fi­cazione del­la bis­tec­ca. Ma la macchi­na Italia rema con­tro: in Fran­cia han­no già «rot­tam­a­to» più di 50 mila capi a fine car­ri­era, men­tre da noi, nonos­tante i procla­mi dei pri­mi giorni, le oper­azioni di abbat­ti­men­to devono anco­ra com­in­cia­re. Ed è questo uno degli aspet­ti mag­gior­mente con­trad­di­tori di una vicen­da che ieri è sta­ta rias­sun­ta e aggior­na­ta in occa­sione del­la con­feren­za stam­pa del­la fiera. «A liv­el­lo provin­ciale e regionale sti­amo lavo­ran­do tut­ti insieme per far ripar­tire il mer­ca­to del­la carne — ha spie­ga­to l’assessore regionale all’Agricoltura, Viviana Becca­los­si -. E Bres­cia da questo pun­to di vista è anco­ra una vol­ta all’avanguardia, gra­zie al Cen­tro per il miglio­ra­men­to del lat­te e del­la carne, che sta già lavo­ran­do per arrivare entro breve alla fet­ti­na cer­ti­fi­ca­ta. Pec­ca­to che i nos­tri sforzi vengano spes­so van­i­fi­cati dal com­por­ta­men­to delle isti­tuzioni supe­ri­ori. «Tan­to per com­in­cia­re, il Gov­er­no non ha anco­ra approva­to il rego­la­men­to per l’ammasso dei capi oltre i 30 mesi, col risul­ta­to che noi sti­amo per­den­do i fon­di stanziati dal­la Comu­nità Euro­pea. Nel decre­to con le mis­ure anti-Bse man­cano inter­ven­ti impor­tan­tis­si­mi come per esem­pio gli aiu­ti per gli stoccag­gi di carni inven­dute. E con tut­to quel­lo che c’è da fare i 300 mil­iar­di stanziati, tolti tra l’altro dai fon­di per le politiche agri­cole des­ti­nati alle Regioni, non bas­tano nem­meno per com­in­cia­re. Per non par­lare del fat­to che il caso Pon­te­vi­co è anco­ra ben lun­gi dall’essere risolto». Ques­ta con­fu­sione non può far altro che riper­cuot­er­si ancor più neg­a­ti­va­mente sug­li all­e­va­tori. «Orga­niz­zare la fiera quest’anno è sta­ta duris­si­ma — ha ammes­so Pier­car­lo Pea, pres­i­dente dell’Associazione Provin­ciale All­e­va­tori — ma alla fine abbi­amo capi­to che ques­ta, per noi all­e­va­tori da lat­te, era anche un’occasione per dimostrare che i nos­tri capi oltre i 30 mesi non sono ani­mali mar­ci da buttare via ma mag­nifi­ci esem­plari in piena attiv­ità… Cer­to, per noi la rot­ta­mazione rap­p­re­sen­ta un sal­vagente al quale sarebbe stu­pido non aggrap­par­si, vis­to che in Europa lo stan­no facen­do tut­ti, e da questo pun­to di vista siamo pron­ti a col­lab­o­rare con le isti­tuzioni per il risana­men­to. Occorre però scegliere delle soluzioni che non siano dolorose per noi e per il nos­tro pat­ri­mo­nio, che è già molto ridot­to rispet­to a quel­lo di altri Pae­si. «Purtrop­po, vis­to quel­lo che è suc­ces­so a Pon­te­vi­co — sot­to­lin­ea Pea -, non c’è da stupir­si che gli all­e­va­tori non porti­no più gli ani­mali a fine car­ri­era al macel­lo». Anche da questo pun­to di vista tut­tavia la situ­azione sta com­in­cian­do a sbloc­car­si: nonos­tante la pau­ra, gli all­e­va­tori ricom­in­ciano a portare le bestie ai macel­li, e i test, pur riman­den­do lon­tani dal­la poten­zial­ità, han­no toc­ca­to quo­ta 19 mila. Ieri però, è arriva­ta la notizia di un pos­si­bile sec­on­do caso, a Marmiro­lo, nel Man­to­vano. «Bisogna che si capis­ca che questi casi riguardano alcune vac­che da lat­te molto vec­chie che comunque non sareb­bero des­ti­nate al con­sumo — ha det­to Pea, sot­to­lin­e­an­do anco­ra una vol­ta la dif­feren­za che pas­sa tra all­e­va­men­ti da lat­te e da carne -. Con­sid­er­a­to che i divi­eti per l’uso di farine ani­mali in Italia sono entrati in vig­ore nel ’94, e che ci sono state deroghe all’importazione di capi da Pae­si a ris­chio, è pos­si­bile che esista anco­ra qualche capo sospet­to». Tutt’altro dis­cor­so insom­ma per bis­tec­che e filet­ti, che nel­la nos­tra provin­cia arrivano sem­pre da ani­mali macel­lati entro i 20 mesi. E questi tagli, fra due mesi cir­ca, arriver­an­no in una serie di macel­lerie con­ven­zion­ate con tan­to di mar­chio di riconosci­men­to e cer­ti­fi­cazione su tut­ta la fil­iera. «La doman­da è già sta­ta inoltra­ta al min­is­tero per le Politiche agri­cole — ha det­to l’assessore provin­ciale all’Agricoltura Giampao­lo Man­tel­li -. Sare­mo la pri­ma provin­cia in Europa a far par­tire un prog­et­to di cer­ti­fi­cazione così importante».