Interpretazione controcorrente per un mistero che dai primi Anni Novanta accende confronti e genera intriganti (e inquietanti) interrogativi

C’è una pistaper scoprirei killer di Ötzi

20/09/2007 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Eugenio Cipriani

Sono pas­sati 16 anni dal giorno del ritrova­men­to dell’Uomo dei ghi­ac­ci, Ötzi, la mum­mia emer­sa il 19 set­tem­bre 1991 a oltre 3000 metri di quo­ta sul ghi­ac­ciaio del Sim­i­laun in Alta Val di Senales, al con­fine tra Italia e Aus­tria, e ora espos­ta al di Bolzano. Quell’antico pas­tore-cac­cia­tore, arma­to con sel­ci del­la Lessinia, fu ucciso da una frec­cia, ma dopo 16 anni anco­ra non si tro­va nes­sun movente per quel delit­to e pochissi­mi sono gli indizi. A tenere aperte le indagi­ni sull’omicidio più anti­co è Domeni­co Nisi, l’«archeologo del Monte », così chiam­a­to per le ricerche com­piute sul mas­s­ic­cio veronese da quan­do era diret­tore del museo civi­co di Capri­no (ora col­lab­o­ra con il museo tri­denti­no di scien­ze naturali).Radiografie e anal­isi cliniche han­no per­me­s­so di sta­bilire che Ötzi morì a causa di una frec­cia che lo colpì sot­to la spal­la sin­is­tra. Chi uccise Ötzi e per­ché? Per anni sono state con­dotte ricerche mediche sul­la mum­mia e non man­cano le polemiche sul­la con­duzione delle indagi­ni. Ad alzare il tiro con­tro chi sino a oggi ha gesti­to, e con­tin­ua a gestire, il fenom­e­no Ötzi, diven­ta­to un busi­ness tur­is­ti­co per la cit­tà di Bolzano, è pro­prio Nisi. «La mum­mia del Sim­i­laun», protes­ta il ricer­ca­tore, già noto per la sua fama di irre­go­lare rispet­to al mon­dio acca­d­e­mi­co, «deve essere stu­di­a­ta in tut­ti gli aspet­ti del caso. Chi coor­di­na le ricerche deve avere la capac­ità cul­tur­ale di un arche­ol­o­go ma anche di un ispet­tore di polizia che, cer­ca a tut­to cam­po indizi per for­mu­la­re ipote­si, che van­no poi con­fer­mate attra­ver­so indagi­ni a largo raggio».Queste con­sid­er­azioni nascono dall’esperienza diret­ta di Nisi, nata e affi­natasi sul Monte Bal­do. «Dal 1992», pros­egue Nisi, «attra­ver­so esplo­razioni sul ter­ri­to­rio ital­iano e aus­tri­a­co ho elab­o­ra­to un’interpretazione del caso Ötzi diver­sa dal­la ver­sione uffi­ciale. Assieme a un’équipe ital­iana in ric­og­nizione sul ter­ri­to­rio del­la Val Senales, ho potu­to sco­prire le trac­ce di bivac­chi di cac­cia­tori mesoliti­ci sull’itinerario che suc­ces­si­va­mente i pas­tori del­la fine del Neoliti­co, inizio dell’Età del Rame, han­no per­cor­so nelle loro tran­sumanze, esat­ta­mente come anco­ra oggi i pas­tori del­la Val Venos­ta-Val Senales fan­no in pri­mav­era e a fine estate. Ebbene, quel per­cor­so pas­sa là dove han­no trova­to la mum­mia dei ghi­ac­ci, essendo il tran­si­to nat­u­rale per scen­dere in quelle pra­terie che oggi sono in Aus­tria. I cac­cia­tori mesoliti­ci inseguiv­ano stam­bec­chi e camosci, i pas­tori neoliti­ci e dell’Età del Rame por­ta­vano a pas­co­lare in quo­ta pecore e capre che per istin­to seguiv­ano le piste di chi li ave­va pre­ce­du­ti». Un fenom­e­no anal­o­go a quan­to accade­va sul ver­sante ori­en­tale del Bal­do lad­dove, negli anni Set­tan­ta e Ottan­ta, lo stes­so Nisi ave­va stu­di­a­to e doc­u­men­ta­to una pista di cac­cia­tori preis­tori­ci. «Anco­ra oggi in Sardeg­na e in altre par­ti del mon­do dove si prat­i­ca la pas­tor­izia», spie­ga anco­ra lo stu­dioso, «un reato dif­fu­so e comune è l’abigeato, il fur­to di bes­ti­ame; scav­al­care i con­fi­ni ter­ri­to­ri­ali, in quel con­testo, por­ta spes­so all’omicidio. Questo è ciò che può essere suc­ces­so sul Similaun».

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