Il ministero dell’Interno ha deciso che non possono più farne parte sindaci, assessori e consiglieri. Le amministrazioni non si sono adeguate: si rischiano ricorsi

Commissioni edilizie in stallo

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Di Luca Delpozzo
(a.s.)

Situ­azione di stal­lo nei comu­ni per l’applicazione del­la cir­co­lare con la quale il Min­is­tero dell’Interno, sul­la scor­ta di pareri resi dal Con­siglio di Sta­to, sta­bilisce che organi politi­ci, come sin­da­co, asses­sori e con­siglieri comu­nali, non pos­sano più far parte delle com­mis­sioni edilizie. La diret­ti­va è sta­ta dif­fusa su tut­to il ter­ri­to­rio nazionale e il prefet­to di Verona, Francesco Gio­van­nuc­ci, non ha potu­to far altro che spedire il 17 mag­gio scor­so una comu­ni­cazione a tut­ti i comu­ni del­la Provin­cia. Nel­la cir­co­lare, inoltre, viene sanci­to che qualo­ra la pre­sen­za polit­i­ca sia pre­vista dai rego­la­men­ti comu­nali, gli enti locali dovran­no provvedere alle mod­i­fiche dei rego­la­men­ti. I comu­ni sono così entrati in fib­ril­lazione, anche per­chè spes­so a pre­siedere la com­mis­sione edilizia sono il sin­da­co o l’assessore all’urbanistica. Dal 17 mag­gio sono pas­sati due mesi, ma la situ­azione non si sbloc­ca. I sin­daci del -Gar­da, ave­vano espres­so la neces­sità, dopo aver con­sul­ta­to dei legali, di riu­nir­si in assem­blea per attuare una lin­ea comune. Fino­ra però non sono emer­si aggior­na­men­ti e dal­la Prefet­tura fan­no sapere: «Non abbi­amo rice­vu­to rispos­ta dai comu­ni. Sti­amo mon­i­toran­do la situ­azione per dare una comu­ni­cazione al Con­siglio di Sta­to, che trar­rà le sue val­u­tazioni. Un fun­zion­a­men­to non cor­ret­to delle com­mis­sioni edilizie si pres­ta a ricor­si ammin­is­tra­tivi». I comu­ni stan­no tiran­do la cor­da e non sapen­do come rego­lar­si, in molti casi han­no appli­ca­to il sis­tema del­la non parte­ci­pazione alle riu­nioni delle com­mis­sioni edilizie dei rap­p­re­sen­tan­ti politi­ci, oppure del­la non con­vo­cazione delle com­mis­sioni, o addirit­tura del­la loro sopres­sione, in quan­to organ­is­mi con­sul­tivi. Un vero caos. Con l’aggravante che le man­cate con­vo­cazioni cau­sanola stasi dei pro­ced­i­men­ti edilizi che riguardano i cit­ta­di­ni. Le deci­sioni emesse anche in assen­za di com­mis­sari politi­ci, si prestano a ricor­si ammin­is­tra­tivi che potreb­bero causare ai comu­ni prob­le­mi più ril­e­van­ti dei pareri emes­si dalle com­mis­sioni. Un esem­pio per tut­ti a Gar­da: la com­mis­sione non è sta­ta più con­vo­ca­ta e il con­sigliere di mino­ran­za, Gior­gio Comenci­ni, nel cor­so dell’ultimo con­siglio comu­nale, si è dimes­so dall’incarico di com­mis­sario in com­mis­sione edilizia. «Per­chè le com­mis­sioni così come sono, sono ille­git­time. La legge è chiara e va appli­ca­ta», spie­ga. L’avvocato Flavio Lear­di­ni, che è anche capogrup­po di mino­ran­za a Capri­no, così com­men­ta: «La tesi sostenu­ta per con­trastare le indi­cazioni del­la cir­co­lare min­is­te­ri­ale, tro­va dif­fi­cile appli­cazione, poichè è improb­a­bile che il con­siglio di Sta­to, qualo­ra investi­to delle even­tu­ali con­tro­ver­sie in gra­do di appel­lo, si scosti da quan­to affer­ma­to in sede con­sul­ti­va. La pre­sen­za di mem­bri politi­ci diviene un pos­si­bile vizio di legit­tim­ità delle deter­mi­nazioni dei provved­i­men­ti di con­ces­sione o diniego degli atti abil­i­ta­tivi degli inter­ven­ti edilizi e delle sana­to­rie». «I ricor­si», con­tin­ua l’avvocato, «potreb­bero com­portare pro­fili di respon­s­abil­ità ris­arci­to­ria e non sono da esclud­ere pos­si­bili pro­fili di ril­e­van­za penale. Allo­ra, come si inter­viene per mod­i­fi­care la com­po­sizione del­la com­mis­sione edilizia, mod­i­f­i­can­do il rego­la­men­to edilizio», con­tin­ua Lear­di­ni, «dal momen­to che nel Vene­to la nuo­va legge urban­is­ti­ca chiede che le vari­anti agli stru­men­ti urban­is­ti­ci e quin­di al rego­la­men­to edilizio, divengano pos­si­bili solo dopo che saran­no approvati i Pat, piani di asset­to del ter­ri­to­rio, che allo sta­to sono in fase di stu­dio?». «Sarebbe aus­pi­ca­bile un inter­ven­to nor­ma­ti­vo del­la Regione», spie­ga Lear­di­ni, «per con­sen­tire l’adozione di vari­anti tem­atiche dei rego­la­men­ti edilizi, sgan­cian­doli così dall’approvazione dei Pat. «Tut­tavia», con­tin­ua, «si pos­sono prospettare dei cri­teri oper­a­tivi, che pos­sono essere uti­liz­za­ti subito e sen­za ricor­rere all’abolizione delle com­mis­sioni edilizie. Innanz­i­tut­to bisogna dis­tinguere i rego­la­men­ti edilizi approvati pri­ma delle riforme Bas­sani­ni del 1997, da quel­li suces­sivi. Quel­li anteceden­ti, potreb­bero pro­cedere con la sur­ro­ga dei com­po­nen­ti incom­pat­i­bili, affi­dan­do poi ai prossi­mi pro­ced­i­men­ti di piani­fi­cazione urban­is­ti­ca, il com­pi­to di assi­cu­rare la coeren­za for­male delle dis­po­sizioni rego­la­men­tari. Quel­li pos­te­ri­ori alle leg­gi Bas­sani­ni pos­sono solo pro­cedere alla loro rimozione attra­ver­so l’annullamento». «Come uscire, allo­ra dall’empasse?». «Sem­bra da esclud­ere pos­sa essere un del­e­ga­to del sogget­to politi­co incom­pat­i­bile, a pre­siedere la sedu­ta del­la com­mis­sione, per­chè la del­e­ga ammin­is­tra­ti­va pre­sup­pone la per­ma­nen­za in capo al del­e­gante di poteri di con­trol­lo e ind­i­riz­zo dell’attività del del­e­ga­to», risponde Lear­di­ni. «La pos­si­bile soluzione par­rebbe quel­la di attribuire le fun­zioni di rego­lazione dei lavori delle sedute al diri­gente, come sta­bil­i­to all’articolo 107 del testo unico».

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