Il tema «Comunità del Garda» mi ha tenuto impegnato per 5 anni, dal 2000 al 2005, nel ruolo di Presidente dell’Associazione.

«Comunità del Garda gli impegni del futuro per tornare a contare»

Di Luca Delpozzo
Giuseppe Mongiello

Il tema «» mi ha tenu­to impeg­na­to per 5 anni, dal 2000 al 2005, nel ruo­lo di Pres­i­dente dell’Associazione. Allo scadere del mio manda­to ho vis­to di buon occhio la suc­ces­sione alla Pres­i­den­za di Aventi­no Frau, così come gius­ta mi è parsa la deci­sione che nel Con­siglio Diret­ti­vo entrassero solo Sin­daci dei Comu­ni asso­ciati, e non loro del­e­gati, insieme ai rap­p­re­sen­tan­ti delle Province, gli Enti ter­ri­to­ri­ali cui è del­e­ga­ta gran parte del­la pro­gram­mazione e del­la ges­tione ter­ri­to­ri­ale). Rin­no­vo, quin­di gli auguri più fer­vi­di al Pres­i­dente, per­ché riesca a far intrapren­dere un nuo­vo cor­so alla Comu­nità, più inci­si­vo e più con­di­vi­so di quan­to non sia accadu­to negli ulti­mi 30 anni.Del resto, lo stes­so Frau conosce la sto­ria di ques­ta asso­ci­azione, aven­done luci­da­mente descritte le vicende, i prob­le­mi, le con­trad­dizioni oltre che le poten­zial­ità in una sua tes­ti­mo­ni­an­za pub­bli­ca­ta un anno fa in «La Comu­nità del Gar­da- lo svilup­po di un’idea, 1955- 2005».Mentre leg­go gli arti­coli che nei giorni scor­si i quo­tid­i­ani bres­ciani han­no ded­i­ca­to alla nuo­va prog­et­tual­ità del pres­i­dente, mi viene spon­tanea qualche rif­les­sione mat­u­ra­ta nel vivo del­la mia espe­rien­za, ma anche a segui­to del­la rilet­tura del­la tes­ti­mo­ni­an­za di Frau sopra citata.Tra le pietre mil­iari che con­corsero alla creazione del­la Comu­nità del Gar­da, Frau così ricor­da l’importante con­veg­no sul­lo svilup­po eco­nom­i­co garde­sano tenu­tosi a Gar­done Riv­iera nel 1967: «Fu dopo quel con­veg­no che fui elet­to pres­i­dente col vec­chio statu­to e feci real­iz­zare il nuo­vo stem­ma comu­ni­tario, indica­ti­vo del­la volon­tà polit­i­ca di riu­nire sui prob­le­mi del Gar­da tut­ti i comu­ni, com­pre­so l’entroterra e le province di Bres­cia, Tren­to, Verona e Man­to­va». E più avan­ti «…fu un’attività polit­i­ca di con­vinci­men­to di tutte le realtà comu­nali e quelle sovra­co­mu­nali: province, camere di com­mer­cio, enti provin­ciali per il tur­is­mo». Se pen­so all’immenso lavoro svolto allo­ra e guar­do alla realtà che si è anda­ta via via mod­i­f­i­can­do e talo­ra, dete­ri­o­ran­do nei decen­ni, devo ammet­tere che una qualche delu­sione c’è. Delle quat­tro province indi­cate, solo Bres­cia è oggi rap­p­re­sen­ta­ta. Verona ne è usci­ta l’anno scor­so e non è val­sa l’elezione di Frau (veronese) a far­la rien­trare. Man­to­va è usci­ta più di dieci anni fa (per inizia­ti­va leghista) e non è più rien­tra­ta. Tren­to non ne ha mai fat­to parte, riven­di­can­do il pro­prio ruo­lo di Provin­cia Autono­ma (assim­i­l­abile a Regione) e, quin­di deg­na di relazionar­si solo con la e la , non con le altre province.Quanto alle Camere di Com­mer­cio, aderiscono alla Comu­nità solo Bres­cia e Man­to­va. Verona ne è usci­ta una deci­na di anni fa. Tren­to non ne ha mai fat­to parte. Sug­li enti provin­ciali del tur­is­mo, è tut­to un altro dis­cor­so. Da qualche anno una nuo­va legge sul tur­is­mo ha ridis­eg­na­to la nor­ma­ti­va, can­cel­la­to le Apt, pre­vis­to i sis­te­mi tur­is­ti­ci inte­grati, ma sul Gar­da pul­lu­lano le Riv­iere e i rispet­tivi con­sorzi. Dif­fi­cile, anche se ci si pro­va, prog­ettare inizia­tive uni­tarie di pro­mozione e com­mer­cial­iz­zazione del prodot­to tur­is­ti­co garde­sano. «La Comu­nità – dice sem­pre Frau nel­la tes­ti­mo­ni­an­za men­zion­a­ta – non pote­va essere solo quel­la dei Comu­ni bag­nati dalle acque del lago». Ma quan­ti Enti locali e ter­ri­to­ri­ali riv­ieraschi e non riv­ieraschi sono fuori, e non da oggi, dal­la Comunità?Quella che Frau ritene­va allo­ra con­dizione nec­es­saria, e cioè «una visione regionale, di larga area, del Gar­da, sostanzial­mente omo­ge­nea quan­to ad obi­et­tivi e com­por­ta­men­ti», rimane anco­ra oggi una aspet­ta­ti­va. Nel frat­tem­po altri organ­is­mi, dis­sem­i­nati tra più regioni e province, per effet­to del soprag­giun­gere di nuove leg­gi, han­no com­pe­ten­za sul ter­ri­to­rio del Bena­co, oper­an­ti sen­za una visione uni­taria del baci­no in tema di pro­gram­mazione urban­is­ti­ca e nel­la ges­tione dei servizi. Pen­so ai servizi por­tu­ali ed extra­por­tu­ali, agli Ato (ambiti ter­ri­to­ri­ali otti­mali), alla ges­tione mai risol­ta dei liv­el­li e al con­flit­to tur­is­mo- agri­coltura tra bena­cen­si e man­to­vani. Dice­va Frau nel­la sua «tes­ti­mo­ni­an­za»: «La Comu­nità non era un ente strut­tura­to… ques­ta sua strut­tura sostanzial­mente volon­taris­ti­ca era la sua forza. Diven­terà la sua debolez­za per il prevalere degli Enti isti­tuzion­ali, delle buro­cra­zie region­ali e provin­ciali…» Ques­ta debolez­za per­mane anco­ra oggi. Ma una vol­ta «si dibat­te­vano idee sul nos­tro lago»- dice sem­pre Frau- «…fon­dammo il pri­mo gior­nale del Gar­da nato nel dopoguer­ra, il Cor­riere del Gar­da, quindic­i­nale…» Oggi Tut­tog­a­r­da, già trimes­trale del­la Comu­nità, non si pub­bli­ca più, prob­a­bil­mente per l’esiguità delle risorse disponi­bili. Del resto, l’assenza di soci come le province o le camere di com­mer­cio, che dareb­bero risalto politi­co ma anche for­ti introiti con le quote asso­cia­tive, si sente. È anche per questo, che «alla Comu­nità del Gar­da man­ca la forza polit­i­ca per met­tere sul tavo­lo la sua impor­tante realtà nei riguar­di dei par­ti­ti e delle isti­tuzioni, come le Regioni». La cosid­det­ta Aig (autorità inter­re­gionale per il Gar­da) cos­ti­tu­itasi tra gli anni ’80 e ’90 non è mai sta­ta oper­a­ti­va e se n’è per­sa trac­cia. Ora, una Comu­nità che croni­ca­mente si dibat­te tra ciò che è ciò che vor­rebbe essere, che è forte nell’idea ma debole nei fat­ti, sen­za autorev­olez­za politi­co-isti­tuzionale, sen­za pos­si­bil­ità di fare bilan­ci cer­ti rispet­to alle pro­prie entrate, deve fare i con­ti anche con il suo organ­i­co, allo sta­to delle cose sicu­ra­mente in esubero. Se la Comu­nità fos­se anche un riconosci­u­to e oper­ante ente di ges­tione, oltre che di pro­gram­mazione e di coor­di­na­men­to, forse l’attuale per­son­ale sarebbe insuf­fi­ciente. Ma per non gestire, e solo per pen­sare, sette dipen­den­ti mi sem­bra­no ecces­sivi. Per con­clud­ere, rimane aper­to il tema del­la pub­bli­ca, nonos­tante una Legge del­lo Sta­to e due Leg­gi Region­ali apra­no al trasfer­i­men­to del servizio sul Ter­ri­to­rio. Ha ragione Frau quan­do scrive che «la Comu­nità vivrà se sarà capace di fare polit­i­ca… inte­sa come supera­men­to del rina­to potere dei grup­pi di pres­sione, eco­nomi­ci o di altra natu­ra con un gius­to equi­lib­rio tra i poteri pub­bli­ci e con un coin­vol­gi­men­to dei cit­ta­di­ni sin­goli ed asso­ciati».* ex pres­i­dente comu­nità del Garda