Sei sculture di Giacomo Manzù tra cardinali e Tebe in poltrona

Da sabato in mostra nella chiesetta di San Rocco

04/08/2006 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Stefano Joppi

Il cen­tro dell’alto lago si con­fer­ma il luo­go dell’arte per eccel­len­za del­la Riv­iera degli Olivi. In questi ulti­mi anni il paese a con­fine con il Trenti­no si è infat­ti ritaglia­to uno spazio di pri­mo piano nell’ambito delle attiv­ità cul­tur­ali e in par­ti­co­lare nell’allestimento di mostre ed espo­sizioni di grande richiamo.Nella chieset­ta di San Roc­co ha appe­na chiu­so i bat­ten­ti la get­to­na­ta mostra di fotografie di Luciano Bonaci­ni (Il ramo del­la bellez­za) che l’ex edi­fi­co sacro pro­prio dirimpet­to al por­to riapre per la pres­ti­giosa mostra di scul­tura di Gia­co­mo Manzù. L’inaugurazione, domani a par­tire dalle 11, sarà l’occasione per vedere in espo­sizione sei scul­ture del cele­bre artista berga­m­as­co, scom­par­so nel gen­naio del 1991 all’età di 82 anni, e 30 foto di Aure­lio Amendola.Figlio di un cia­bat­ti­no Manzù, pseudon­imo di Man­zoni, fu fino ad 11 anni apprendista pres­so vari arti­giani, fra cui un car­pen­tiere e un intaglia­tore del leg­no, e in segui­to ottenne il diplo­ma in plas­ti­ca dec­o­ra­ti­va all’Istituto Fan­toni. Durante il servizio mil­itare a Verona, nel 1927 fre­quen­tò spo­radica­mente l’Accademia Cig­naroli. Nel 1929 dopo un breve viag­gio a Pari­gi si sta­bilì a , dove l’architetto Gio­van­ni Muzio gli com­mis­sionò la dec­o­razione del­la cap­pel­la dell’ Cat­toli­ca, ese­gui­ta tra il 1931 e il 1932. Nel 1932 Manzù prese parte a una mostra col­let­ti­va alla Gal­le­ria del Mil­ione, ma nonos­tante il suc­ces­so preferì riti­rar­si nel berga­m­as­co, a Selvino.Alla Tri­en­nale di Milano (1933) espose una serie di busti che gli por­tarono lus­inghieri riconosci­men­ti e insieme al pit­tore Ali­gi Sas­su si recò a Pari­gi. L’anno seguente tenne la sua pri­ma grande mostra, insieme a Sas­su, alla Gal­le­ria del­la Cometa di Roma. Nel 1939 iniz­iò la serie di bas­so­rilievi ded­i­ca­ta alle cro­ci­fis­sioni, sino al 1946, che con uno stile clas­sicheg­giante e un pathos che si richia­ma­va a Donatel­lo, si ser­vi­va dell’iconografia cris­tiana per sim­bo­leg­gia­re la resisten­za alle bru­tal­ità del regime. Le opere, durante l’esposizione alla Gal­le­ria Bar­baroux di Milano nel 1942, ven­nero messe sot­to accusa sia dal­la Chiesa che dal Governo.Intanto Manzù con­tin­uò a guadag­nar­si riconosci­men­ti uffi­ciali: venne nom­i­na­to pro­fes­sore di scul­tura all’Accademia di Brera nel 1940 e il suo nudo di «Francesca Blanc» vinse il Gran pre­mio di scul­tura alla Quadri­en­nale di Roma del 1942. Trascorse gli anni del­la guer­ra a Clu­sone, sopra Berg­amo. Alla Bien­nale di Venezia del 1948 venne insigni­to del­la medaglia d’oro per la sua serie dei «car­di­nali». Inseg­nò a Brera fino al 1954 e suc­ces­si­va­mente all’Accademia esti­va di Sal­is­bur­go dal 1954 al 1960. Qui incon­trò Inge Sch­a­bel, che divenne la com­pagna del­la sua vita. A Sal­is­bur­go eseguì la Por­ta del­la Morte per San Pietro, a Roma (dal 1958 al 1964) e una vol­ta por­ta­to a ter­mine questo incar­i­co, Manzù si trasferì ad Ardea, fuori Roma, dove lavorò al ter­zo dei suoi por­tali, la Por­ta del­la Pace e del­la Guer­ra, per la chiesa di San Lau­renz a Rotterdam.Dopo esser­si ded­i­ca­to per qua­si un decen­nio al bas­so­rilie­vo ritornò alla figu­ra a tut­to ton­do e a temi più inti­mi come «Pas­si di dan­za», i «Pat­ti­na­tori» e gli «Aman­ti». Ha anche dis­eg­na­to scenografie e cos­tu­mi. Manzù ha ottenu­to molti riconosci­men­ti dalle isti­tuzioni artis­tiche, com­pre­so il tito­lo di mem­bro ono­rario del­la Roy­al Acad­e­my of Arts di Lon­dra. Nel 1979 donò la sua collezione allo Sta­to ital­iano e nei suc­ces­sivi anni visse a Lon­dra e lavorò ad Ardea.A Mal­ce­sine saran­no sei, come det­to, le opere di Manzù in espo­sizione nel cen­tro stori­co: «Grande car­di­nale sedu­to», «Tebe in poltrona», «Il fauno», «Dou­ble- face», «Tebe sul­la sedia», e il «Grande car­di­nale in pie­di». La mostra rimar­rà aper­ta fino al 10 set­tem­bre, tut­ti i giorni tranne il mart­edì, dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19.

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