« Bisogna essere uniti per difendere la bontà dell’olio extra vergine»

D’accordo esperti e produttori

05/12/2000 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Antonella Traina

Un prodot­to di nic­chia che va val­oriz­za­to ma anche tute­la­to e pro­tet­to attra­ver­so l’ottenimento del­la Dop. Queste le con­clu­sioni a cui sono giun­ti i rela­tori pre­sen­ti al con­veg­no indet­to dall’Adiconsum di Verona in col­lab­o­razione con il Comune di Bren­zone, «Dalle orig­i­ni alla qual­ità dell’olio extra vergine di oli­va del Gar­da», tema dell’incontro. «L’ottenimento del­la cer­ti­fi­cazione di qual­ità non è sem­plice per­ché bisogna che il prodot­to rispon­da a pre­cisi req­ui­si­ti richi­esti dal­lo speci­fi­co dis­ci­pli­nare», ha spie­ga­to Michele Abruzzi, val­u­ta­tore del Cen­tro sper­i­men­tale per la qual­ità ali­menta­re di Thiene. Per ottenere la Dop in pri­mo luo­go bisogna garan­tire la zona di prove­nien­za, cioé dimostrare l’ubicazione in zona Dop di uliveti, di pre­cise per­centu­ali vari­etali e che la colti­vazione sia avvenu­ta sec­on­do tec­niche tradizion­ali. I sec­on­di req­ui­si­ti richi­esti riguardano la moli­tu­ra, cioé le fasi di rac­col­ta, trasporto e stoccag­gio. La per­centuale mas­si­ma ammes­sa è di 50 quin­tali per ettaro, la spremi­tu­ra deve avvenire in una zona iden­ti­fi­ca­ta dal dis­ci­pli­nare entro 5 giorni dal­la rac­col­ta e la resa deve essere del 22 per cen­to per quin­tali di oli­va. Poi il prodot­to deve avere carat­ter­is­tiche fisi­co chimiche e organolet­tiche ben pre­cise. Infine il con­fezion­a­men­to deve essere doc­u­men­ta­to con con­trasseg­ni numerati per garan­tire la rin­trac­cia­bil­ità del prodot­to e le etichette devono avere ripor­ta­ta l’annata di pro­duzione.» «Ma la cosa più impor­tante è pot­er doc­u­mentare ad un organ­is­mo indipen­dente, come il Csqa, di aver rispet­ta­to questi req­ui­si­ti», ha con­clu­so Abruzzi. «Quin­di mappe cat­a­stali, reg­istri di mol­li­tu­ra, etichette. Vale a dire tut­to ciò che serve a provare di esser­si attenu­ti al dis­ci­pli­nare. L’ultima paro­la spet­terà poi solo all’Unione euro­pea». Ma altret­tan­to impor­tante per il rilan­cio dell’ è la neces­sità di super­are par­ti­co­lar­is­mi. Per Alfon­so Garam­pel­li, Adi­con­sum vene­to, «l’importante è fare squadra. Gli olivi­coltori devono muover­si uni­ti, fare fil­iere insieme a ris­tora­tori e a quan­ti pos­sono pro­porre questo prodot­to sul mer­ca­to», ha det­to Garam­pel­li. «La com­mer­cial­iz­zazione c’è già. L’olio fa parte del paniere agroal­i­menta­re di un ter­ri­to­rio eccezionale nel suo insieme». «L’olio del Gar­da è un prodot­to di nic­chia che va val­oriz­za­to per­ché ha costi di pro­duzione ele­vatis­si­mi, se lo si las­cia anon­i­mo sul mer­ca­to rischia di scom­par­ire». Lui­gi Miele del­lo Ial Cisl è inter­venu­to con un reso­con­to del­la sto­ria dell’olivicoltura sul Gar­da. «Pro­durre olio sul Gar­da è sem­pre sta­to dif­fi­cile per l’asperità del ter­reno. Le prime colti­vazioni risal­go­no all’alto Medio­e­vo, all’incirca nel IX sec­o­lo, quan­do, dopo la cadu­ta dell’Impero romano e la chiusura delle vie com­mer­ciali, non fu più pos­si­bile importare quel­lo spag­no­lo», ha spie­ga­to. «Solo allo­ra i con­ta­di­ni dis­boscarono, ter­raz­zarono il ter­reno e piantarono i pri­mi olivi in una zona ritenu­ta fino ad allo­ra imper­via e poco adat­ta cli­mati­ca­mente. Il Gar­da infat­ti è la zona più a Nord di tut­to il Mediter­ra­neo dove cresce l’olivo. I motivi furono essen­zial­mente reli­giosi, era l’unico gras­so che si pote­va con­sumare al pos­to di quel­lo ani­male nei peri­o­di di quares­i­ma e poi ser­vi­va per illu­minare le cap­pelle per­ché con­sid­er­a­to sacro e puro. E gran­di fruitori furono pro­prio i monas­teri, da quel­lo di San Zeno a quel­li di Bob­bio e San Colom­bano, vici­no a Pia­cen­za. Dal Medio­e­vo ad oggi le tec­niche di coltura, rac­cogli­tu­ra e mol­li­tu­ra non sono cam­bi­ate un granché, è adesso che sti­amo assis­ten­do a gran­di trasfor­mazioni. Ma sul nos­tro olio pesa la con­cor­ren­za di quel­li di altre regioni che sono meno cari. Pro­prio per impedire con­trac­colpi dan­nosi soprat­tut­to per i pic­coli pro­dut­tori bisogna tute­lar­lo in tut­ti i modi pos­si­bili». Antonel­la Traina

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