Daniel D’Ottavio e il suo volo “della maturità”

Di Redazione

In quindi­ci giorni, da cos­ta a cos­ta, vola per quindicim­i­la chilometri negli Sta­ti Uni­ti d’America, a soli diciot­to anni. Una vera e pro­pria “impre­sa”, attra­ver­san­do ven­ti sta­ti, sor­volan­do e atter­ran­do nelle più impor­tan­ti cit­tà amer­i­cane. A com­pier­la un ragaz­zo lacisiense che ama gli aerei e il volo più di ogni altra cosa. Daniel D’Ottavio è nato in Dan­i­mar­ca, da mam­ma danese e papà ital­iano, ma fin dal­la più ten­era età vive a Lazise e per il volo ha spe­so qua­si tut­ta la sua gio­vanis­si­ma vita. È in pos­ses­so del brevet­to di volo di pri­mo liv­el­lo che acquisi­to a soli 17 anni pres­so la scuo­la di Bosco­man­ti­co. “Quest’anno ho super­a­to la matu­rità sco­las­ti­ca – dichiara Daniel – e sono felice. Stu­di­a­vo la mat­ti­na, il pomerig­gio mi reca­vo alla scuo­la di volo e rien­tra­vo a casa ver­so le 22. Un vero tour de force. Ma ci sono rius­ci­to”.

Ma non si vuole fer­mare a questo. Vuol diventare pilota di aerei di lin­ea. E per pot­er pas­sare allo sta­dio suc­ces­si­vo deve acquisire almeno un centi­naio di ore di volo o su in Pier e su un Cess­na. E in Italia i costi sono proibitivi. Ecco allo­ra che ha pen­sato di trasferir­si per due mesi negli Sta­ti Uni­ti, pre­cisa­mente alla scuo­la di volo di Ann Arbor, vici­no a Detri­ot, nel Michi­gan dove la ben­z­i­na cos­ta sola­mente sei dol­lari al gal­lone, i nos­tri 50 cen­tes­i­mi di euro e meno di 200 euro l’o­ra il noleg­gio dell’aereo.

In Italia avrei dovu­to spendere per una impre­sa come ques­ta – affer­ma Daniel D’Ottavio – almeno 40mila euro, men­tre con­sideran­do tut­ti i costi sostenu­ti, fra viag­gio, alberghi, man­ten­i­men­to, spese di con­sumo del­la ben­z­i­na e noleg­gio del­l’aereo ne ho sbor­sato poco più di 8mila. E mi sono por­ta­to a casa le cen­to ore di volo che mi ser­vono per il pas­sag­gio agli stu­di suc­ces­sivi per il con­segui­men­to del brevet­to per pilota di lin­ea”. Daniel è par­ti­to da Venezia il 26 luglio, con tap­pa a Toron­to e arri­vo a Deetroit. Con lui han­no parte­ci­pa­to all’impresa altri quat­tro gio­vani fra i 20 e 23 anni: Francesco Besaz­za di Venezia, i verone­si Alessan­dro Piva, Fed­eri­co Man­to­vani e una ragaz­za: Mar­ti­na Bion­dani. Han­no noleg­gia­to due aerei: un Cess­na 172 e in Piper PA 28. Si sono sud­di­visi i com­pi­ti e le ore di volo, nonché il piano di volo. Tre da una parte e due dall’altra. E sono par­ti­ti toc­can­do Las Vegas, San Diego, il lago Michi­gan, Tuc­son, scen­den­do e sal­en­do in ben 35 aero­por­ti. Vola­vano sola­mente di giorno e nelle gior­nate con tem­po splen­di­do. Con il loro brevet­to infat­ti la nor­ma­ti­va di volo non con­sente di volare di notte e nem­meno nelle gior­nate con mal­tem­po.

Ho avu­to davvero pau­ra, il giorno del mio com­plean­no, taglian­do il tra­guar­do dei 19 anni – spie­ga anco­ra emozion­a­to Daniel – men­tre volava­mo sopra il Grand Canyon, in uno spet­ta­co­lo irreale. La pres­sione dell’olio del veliv­o­lo si alza a dis­misura improvvisa­mente. La pau­ra fa 90. Cer­chi­amo di scen­dere, ma siamo in una zona dif­fi­cile con l’aeroporto dis­tante. Una manovra qua­si dis­per­a­ta pri­ma di dare l’allarme. Ci rius­ci­amo. Atter­ri­amo al pri­mo aero­por­to. Fac­ciamo vision­are imme­di­ata­mente l’aereo. Il tec­ni­co ci ras­si­cu­ra. Bas­ta­va sola­mente girare una manopo­la per ridurre la pres­sione dell’olio. Scam­pa­to peri­co­lo. Com­plean­no da ricor­dare per sem­pre”.

Ma le dis­avven­ture per Daniel e i suoi ami­ci non sono finite.  “Ero in volo da solo – spie­ga Daniel – con un pic­co­lo aereo, per una pro­va not­tur­na. Mi tro­vo con l’elica che gira a vuo­to. Il motore si fer­ma. Mi vedo pre­cip­itare. Per for­tu­na sono poco dis­tante dall’aeroporto di Ann Arbor. Ten­to l’atterraggio di for­tu­na. Ci riesco. Il giorno dopo a quell’aereo sono sta­ti sos­ti­tu­iti molti pezzi del motore, fra cui l’elica. Dopo i sudori fred­di, ora – con­clude Daniel – dico di aver fat­to espe­rien­za”.

Daniel è rien­tra­to in Italia in questi giorni. Sod­dis­fat­to, ma vera­mente esaus­to.

Mi sto preparan­do per fre­quentare la scuo­la di volo di Pado­va – con­clude – per­ché è quel­la mi dà mag­giori garanzie. È sta­ta una espe­rien­za uni­ca e irripetibile. Sono par­ti­to con l’entusiasmo dei miei 18 anni e sono rien­tra­to con un bagaglio di conoscen­ze infi­nite. Ho impara­to cose indis­pens­abili, vis­to l’America da vici­no. Vis­su­to a pieni pol­moni un mon­do total­mente diver­so dal nos­tro. Ho trova­to chi mi ha aiu­ta­to, chi mi ha ind­i­riz­za­to. Gente disponi­bile, buona, gen­erosa. Una sera dove­vo fare riforn­i­men­to all’aereo e non fun­zion­a­va il dis­trib­u­tore per­ché le carte di cred­i­to era­no inter­dette. Ho trova­to un pilota amer­i­cano che mi ha presta­to la sua car­ta di riforn­i­men­to. Ho fat­to il pieno. Gli ho dato dol­lari. Sen­za di lui non sarei mai potu­to ripar­tire. Ques­ta è l’America”. (Nel­la foto scat­ta­ta al “Houghton Lake State Air­port”, Michi­gan; da sin­is­tra: Fed­eri­co Man­to­vani, Alessan­dro Piva, Francesco Besaz­za, Daniel D’Ottavio e Mar­ti­na Bion­dani.)

Ser­gio Baz­er­la