L’amministrazione è passata ai fatti e ha impugnato la delibera della Giunta Galan che prevede la chiusura Ospedale, il Comune ricorre al Tar

E l’associazione disabili motori ha già raccolto più di 2500 firme

12/01/2003 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Stefano Joppi

L’amministrazione comu­nale dell’alto lago, sor­ret­ta dal­la popo­lazione che non si pie­ga a strani giochi politi­ci, ha deciso di affi­dar­si al Tri­bunale ammin­is­tra­ti­vo regionale (Tar) per impugnare la «cervel­lot­i­ca» delib­era del­la giun­ta Galan che prevede per l’ospedale di Val di Sog­no la chiusura nel giug­no del 2004. A fian­co di Mal­ce­sine, nel ten­ta­ti­vo di far cam­biare idea al pres­i­dente del­la Regione, anche il Comune di Bren­zone. Sol­i­da­ri­età espres­sa inoltre a più riprese espres­sa a parole dal pri­mo cit­tadi­no di Tor­bole, Tor­ri e Capri­no. «Nel ricor­so al Tar affida­to all’avvocato Sala di Verona», spie­ga il sin­da­co Giuseppe Lom­bar­di, «con­tes­ti­amo tra le altre cose il doc­u­men­to dell’ex diret­tore gen­erale dell’Ulss 22 Fil­ip­po Marel­li sec­on­do il quale non si è reg­is­tra­to alcun con­cre­to inter­esse da parte di part­ner pri­vati per l’ospedale di Val di Sog­no. E’ una fal­sità con­sid­er­a­to che ben sei soci­età han­no a tem­po deb­ito avan­za­to la loro can­di­datu­ra». Di fronte «all’arroganza del potere» (tut­ti slo­gan pro­nun­ciati durante le man­i­fes­tazioni a dife­sa dell’ospedale) si scaglia anche l’associazione inter­re­gionale dis­abili motori (Aidm) che nel giro di pochi giorni ha rac­colto più di 2500 firme a sosteg­no del­la strut­tura san­i­taria d’eccellenza del­l’al­to lago. Già per­ché l’attività chirur­gi­ca orto­pe­di­ca del noso­comio garde­sano supera di gran lun­ga gli altri tre repar­ti dei due mag­giori ospedali di Verona (1970 inter­ven­ti a Mal­ce­sine, 829 in Bor­go Tren­to pri­mo repar­to, 787 in Bor­go Tren­to sec­on­do repar­to e 1267 a Bor­go Roma). Dati che più di mille parole fotografano la flori­da situ­azione del­la strut­tura lacus­tre che in Regione han­no deciso di affos­sare, las­cian­do sguar­ni­to a liv­el­lo san­i­tario un vas­to ter­ri­to­rio den­sa­mente tur­is­ti­co per sei mesi all’anno. A fian­co del Comune anche l’Unione garde­sana alber­ga­tori verone­si con i suoi oltre tre­cen­to asso­ciati cap­i­ta­nati dal pres­i­dente Giuseppe Loren­zi­ni deciso a «invitare i politi­ci region­ali e par­la­men­tari che pes­cano voti sul lago a far­si pal­a­di­ni del cen­tro di Val di Sog­no». Pieno appog­gio nel­la «battaglia» a dife­sa dell’ospedale è sta­ta nuo­va­mente rib­a­di­ta dal­la Comu­nità Mon­tana del sce­sa in cam­po per appog­gia­re anche le «ragioni» di Capri­no. «Viene pri­va­ta di assis­ten­za ospedaliera la zona baldense e l’entroterra garde­sano e non ven­gono garan­ti­ti alle popo­lazioni res­i­den­ti i lim­i­ti min­i­mi d’intervento in caso d’urgenza», scrive la Comu­nità. A far montare lo «sdeg­no» tra la gente sono poi le voci insis­ten­ti che vedono nel­la chiusura dell’ospedale, che sorge in riva al lago, il via alla costruzione di un hotel di lus­so. Noso­comio che nel 2001 ha prodot­to un utile di due mil­ioni di euro e calami­ta pazi­en­ti da diverse regioni. Un quar­to proviene dal Trenti­no (25%), il 13 % dal­la Lom­bar­dia, il 2% dall’Alto Adi­ge, il 46% dal Vene­to e il resto da altre zone. Insom­ma un ospedale effi­ciente, atti­vo e nec­es­sario des­ti­na­to a scom­par­ire se non inter­ver­ran­no clam­orosi cam­bi di rot­ta. Intan­to sull’intera vicen­da inter­viene anche l’ex asses­sore regionale Rober­to But­tura. L’esponente politi­co nel 1999 fu accusato dall’amministrazione comu­nale di Mal­ce­sine d’interessi di bot­te­ga. «Dispi­ace che nes­suno e in par­ti­co­lare il sin­da­co abbia sen­ti­to il bisog­no di scusar­si per l’ignobile e diffam­a­to­rio man­i­festo fir­ma­to ed aff­is­so all’e­poca per le vie del paese con­tro il sot­to­scrit­to e i suoi soci. Il tem­po è sem­pre galan­tuo­mo ed ha provve­du­to a smascher­are (ma con un min­i­mo di ocu­latez­za si sarebbe potu­to avver­tire subito) l’allegra com­pag­nia di buon­tem­poni che gov­er­na la Regione, ridi­col­iz­zan­do la sper­i­men­tazione ges­tionale che oggi sem­bra non trovare i padri che pure, nel mar­zo 1999 al momen­to del­l’ap­provazione del­la delib­era alla quale mi sono oppos­to frontal­mente abbon­da­vano a Venezia, Verona e Mal­ce­sine tra gli ammin­is­tra­tori, i tec­ni­ci e le asso­ci­azioni».

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