Venerdì prossimo l’appuntamento annuale unico con la compagnia legata al Pal del Vò. Con l’occasione si festeggiano anche i 40 anni del circolo culturale

«El sòlit s‑ciapét» recita a sorpresa

15/01/2005 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

Si chia­ma «El sòlit s‑ciapét», il soli­to grup­pet­to. È una com­pag­nia teatrale sui gener­is. Si unisce una vol­ta l’anno, per una rap­p­re­sen­tazione in schi­et­to ver­na­co­lo garde­sano, sot­to l’ala pro­tet­trice del cen­tro cul­tur­ale Pal del Vò e a con­clu­sione del­la rasseg­na teatrale inver­nale del­la Rumaro­la. L’appuntamento si rin­no­va ven­erdì 21 gen­naio al pala­con­gres­si. Tito­lo del­lo show di quest’anno: Sì, e de nàn­si gh’è el lago . Per saperne di più occor­rerà parte­ci­pare. Uni­ca antic­i­pazione è che ci saran­no poe­sie, can­ti, foto, vis­to che Francesco Maz­za, leader e ani­ma­tore dell’estemporaneo team di attori, ha chiam­a­to a rac­col­ta il coro La Roc­ca, Lucio Bonomet­ti (pianista), i poeti garde­sani, cir­co­lo fotografi­co Cit­tà di Gar­da e Art 56 Ensem­ble. Il tut­to a com­in­cia­re dalle 20.30, col patrocinio del Comune e la col­lab­o­razione dell’associazione malati onco­logi­ci Gar­da Miki De Beni. Quel­la del 21 è occa­sione per fes­teggia­re il quar­an­ten­nale del cen­tro cul­tur­ale Pal del Vò. Venne fonda­to nel 1965. La pre­sen­tazione fu nel gen­naio ’66: «Per gio­vani e anziani cen­tro cul­tur­ale a Gar­da», titolò L’Arena . La pri­ma ser­a­ta fu ded­i­ca­ta alle esplo­razioni atlantiche. I soci fonda­tori era­no 65. Pri­mo pres­i­dente fu Lui­gi Bertamè. Con lui in diret­ti­vo Gian­car­lo Maf­fez­zoli, attuale pres­i­dente, Pino Cresci­ni, Lui­gi Dona­ti­ni, Fab­rizio Mon­ese, Mario Mozzi, Gian­ni Ton­di­ni. Adesso c’è bisog­no di rilan­cia­re il grup­po, aus­pi­ca Maf­fez­zoli: «Occor­rono forze fres­che, gio­vani che si impeg­ni­no. Qual­cuno viene alle gite ma poi non li vedo ad altre inizia­tive. Fin che pos­so, vado avan­ti, ma poi la sorte del nos­tro cen­tro cul­tur­ale rischia di essere inevitabile». Qua­si un gri­do d’allarme. L’iscrizione si può sot­to­scri­vere anche nel­la ser­a­ta al palaz­zo dei con­gres­si: quo­ta min­i­ma sei euro, il resto affida­to al buon cuore. «Ci finanzi­amo con le tessere dei soci», sot­to­lin­ea il pres­i­dente. Di soci sul­la car­ta non ne man­cano: nell’ultimo anno era­no 140. Ma quel­li davvero attivi non sono moltissi­mi: agli incon­tri parte­ci­pano 20–30 per­sone per vol­ta, anche se ci sono pic­chi di una cinquan­ti­na, come al dibat­ti­to sul­la cul­tura islam­i­ca. Qual­cuno viene anche da fuori: da Tor­ri e Bar­dolino, in par­ti­co­lare. Lo spet­ta­co­lo annuale del «Sòlit s‑ciapét» non fa testo: la sala con­gres­si è gremi­ta. «Il prob­le­ma è che l’età media del diret­ti­vo è un po’ alta», affer­ma Gian­car­lo Maf­fez­zoli, «il lavoro da svol­gere è tan­to, servirebbe qualche col­lab­o­ra­tore in più. Per risparmi­are i bol­li, per esem­pio, fac­cio il posti­no giran­do il paese per met­tere gli avvisi nel­la cas­set­ta dei soci. Qual­cuno mi aiu­ta col com­put­er, ma poi per attac­care i man­i­festi devo andare a Bar­dolino o a Bren­zone». La soluzione? «I gio­vani, ser­vono i gio­vani», insiste il presidente.

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