Domani nella chiesa di Santo Stefano iniziano le celebrazioni a suffragio di tutti i defunti. L’imponente apparato scenico, alto venti metri, ha però bisogno di un restauro

Esposta la «macchina» del Triduo

29/01/2005 in Religione
Di Luca Delpozzo
Stefano Joppi

Fedeli chia­mati a rac­col­ta, a par­tire da domani, per il trid­uo in suf­fra­gio dei defun­ti. Le cel­e­brazioni nel­la par­roc­chiale di San­to Ste­fano rap­p­re­sen­tano uno dei momen­ti di mag­giore spir­i­tu­al­ità col­let­ti­va per il pic­co­lo cen­tro dell’alto lago. Il trid­uo, come da tradizione cel­e­bra­to nel­la penul­ti­ma domeni­ca pri­ma delle Ceneri, rap­p­re­sen­ta anche l’occasione per ammi­rare lo spet­ta­co­lare appa­ra­to sceni­co instal­la­to sull’altare. Si trat­ta di un’imponente strut­tura in leg­no, alta cir­ca ven­ti metri, in stile neo­clas­si­co-baroc­co, dec­o­ra­ta con pit­ture ad arabeschi che serve a sup­por­to di ben 627 can­dele e al grande rag­gio, illu­mi­na­to da 212 lam­pade, all’interno del quale viene espos­to il San­tis­si­mo Sacra­men­to den­tro il set­te­cen­tesco osten­so­rio. In alto, sopra il rag­gio, la scrit­ta Mis­erere mei Deus (abbi pietà di me Sig­nore). Ad accedere, una a una, le can­dele una venti­na di per­sone che, nascoste alla vista dei fedeli, una vol­ta ter­mi­na­to il lavoro e all’ultima nota del Mis­erere aprono il sipario illu­mi­nan­do l’interno del­la par­roc­chiale «Nelle tre sere del Trid­uo (domeni­ca alle 18, lunedì e mart­edì alle 19.30) il can­to del Mis­erere sarà ese­gui­to dal coro le «Voci di Mal­ce­sine», affer­ma don Giuseppe Suman par­ro­co del paese, com­pi­to che con­di­vide con don Lui­gi Sar­tori. «Da alcu­ni anni, nel­la sec­on­da sera del Trid­uo, invi­ti­amo alle cel­e­brazioni litur­giche tutte le asso­ci­azioni e i grup­pi che oper­a­no nel nos­tro Comune cre­an­do cosi un’occasione d’aggregazione e conoscen­za rec­i­p­ro­ca», con­tin­ua il sac­er­dote. Fede popo­lare che ha radi­ci lon­tane. La pri­ma tes­ti­mo­ni­an­za sicu­ra, sec­on­do quan­to trova­to nell’archivio par­roc­chiale, risale al 29 otto­bre 1750: non è noto però quale sia sta­ta l’origine di questo tipo di man­i­fes­tazione nata come suf­fra­gio dei defun­ti e di devozione al San­tis­si­mo Sacra­men­to. La strut­tura in leg­no è invece opera di arti­giani locali ed è sta­ta ricostru­i­ta nel 1929 dopo che la prece­dente andò dis­trut­ta in segui­to a un incen­dio. Suc­cesse nell’agosto del 1928. «All’epoca un ragazz­i­no, che poi diven­tò sac­er­dote, anda­va a pre­gare davan­ti a una Madon­ni­na sit­u­a­ta nel depos­i­to dove era­no riposti i sin­goli pezzi del­la strut­tura lignea dell’apparato sceni­co», rac­con­ta don Suman. «Il bam­bi­no accen­de­va sem­pre una can­dela, ma quel giorno la dimen­ticò acce­sa e il fuo­co dis­trusse la strut­tura». Solo qualche parte dell’antica opera venne sal­va­ta dal rogo e incas­to­na­ta in quel­la nuo­va, inau­gu­ra­ta il 13 feb­braio del 1930. «L’apparato del trid­uo, a causa dei con­tinui mon­tag­gi e smon­tag­gi e del­la vetustà ha bisog­no di un accu­ra­to restau­ro», con­clude don Giuseppe, chÈe con­fi­da nel­la Provvi­den­za, ma soprat­tut­to nel­la gen­erosità dei parrocchiani.