Presentato ieri il volume edito dal gruppo colosso mondiale

Fedrigoni, un libro racconta la carta

07/05/2001 in Cultura
Di Luca Delpozzo
r.s.

Affon­da le sue radi­ci davvero in tem­pi lon­tani, l’in­dus­tria car­taria rivana. E con essa tut­ta quel­la del ter­ri­to­rio trenti­no. Si com­in­ciò ben 600 anni fa a pro­durla, sfrut­tan­do appieno la ric­chez­za d’ac­qua delle sue terre. La pri­ma notizia, che si ha di ques­ta pro­duzione, risale, infat­ti, addirit­tura al 1400. Lo pro­va una reg­is­trazione, con­ser­va­ta nel­l’archiv­io stori­co comu­nale di Riva, di un ver­sa­men­to per l’af­fit­to di una cartiera pos­ta all’Al­bo­la. Nat­u­ral­mente si trat­ta­va, come pote­va cap­i­ta­va allo­ra, di un modesto opi­fi­cio. Ed era­no, spes­so, dei muli­ni: «muli­ni da car­ta», trasfor­mati per la bisogna. Una sto­ria anti­ca e ric­ca, ad ogni modo, quel­la delle cartiere, ben pre­sen­ti tut­to­ra con più di mille addet­ti nel­la zona del­l’Al­to Gar­da. Sto­ria rac­con­ta­ta in un nuo­vo pon­deroso e prezioso vol­ume edi­to dalle Cartiere Fedrigo­ni, che a Varone ed ad Arco han­no due loro sta­bil­i­men­ti. Un’­opera scrit­ta a più mani, «Muli­ni da car­ta» (sot­toti­to­lo: «Le Cartiere del­l’Al­to Gar­da- Tini e torchi fra Tren­to e Venezia»).Ieri mat­ti­na al Pala­con­gres­si rivano la pre­sen­tazione. Con gli autori e con il gior­nal­ista Piero Ostelli­no ad intro­durre, c’era nat­u­ral­mente, a dare il ben­venu­to in una sala gremi­ta di ospi­ti, il pres­i­dente del­l’omon­i­mo grup­po, l’ingeg­n­er Giuseppe Fedrigoni.Un salu­to che gli ha dato modo di fornire alcune bre­vi infor­mazioni sul­la pre­sen­za in tem­pi mod­erni delle sue cartiere in zona e in tut­to il mon­do, dove il grup­po è ormai presente.Un rac­con­to che per quan­to riguar­da il nome Fedrigo­ni iniz­iò però già tre sec­oli fa pro­prio in Trenti­no, quan­do Giuseppe Anto­nio Fedrigo­ni, nati­vo di Tier­no di Mori, aprì una sua cartiera a San Colom­bano, alle porte di Rovere­to, nel 1728, dopo che, qualche anno pri­ma, nel 1714, n’ave­va affit­ta­to un’al­tra. Attiv­ità che un ramo del­la famiglia svilup­perà poi anche in Vene­to, sul finire del­l’Ot­to­cen­to, dove l’in­dus­tria del­la car­ta si era già svilup­pa­ta da alcu­ni sec­oli. Nat­u­ral­mente, più che indus­tria, si trat­ta­va di arti­giana­to di tipo famil­iare, basato su «tini e torchi», ma in con­tin­ua evoluzione con trava­so d’es­pe­rien­za e nuove tec­niche tra le due aree: quel­la di Venezia e quel­la di Trento.In ter­ri­to­rio rivano i Fedrigo­ni si sta­bili­ran­no molto più tar­di, arrivan­do da Verona: nel­l’an­no 1938. Fu quan­do Gian­fran­co Fedrigo­ni, acquistò la cartiera Fio­rio e suc­ces­si­va­mente anche l’ex cartiera Boz­zoni. Si trat­ta, tut­tavia, di una lun­ga pre­sen­za. Tale da gius­ti­fi­care l’inizia­ti­va edi­to­ri­ale intrapre­sa. Un’­opera di val­ore — si sot­to­lin­ea — in quan­to si è inte­so pro­muo­vere, anche a ben­efi­cio del­la comu­nità rivana, uno stu­dio final­iz­za­to ad offrire un’ampia panoram­i­ca sulle orig­i­ni e l’evoluzione del­l’at­tiv­ità car­taria in una zona, l’Al­to Gar­da, par­ti­co­lar­mente sig­ni­fica­ti­va per la posizione di con­fine tra la Repub­bli­ca di Venezia e il Prin­ci­pa­to Vescov­ile di Trento.