L’Associazione che riunisce gli amatori della lenza lancia accuse: traffico, rumore e troppi« furbi». L’esito: sempre meno prede all’amo

Gli sportivie i «pro» divisidalle prede

Di Luca Delpozzo
Annamaria Schiano

di La coop­er­a­ti­va pre­cisa: «A dicem­bre quan­do i lavarel­li sono in ripro­duzione, i pesca­tori pro­fes­sion­isti rac­col­go­no le uova e con l’aiu­to delle guardie provin­ciali, le por­tano nelle cam­pane dell’incubatoio di , così dopo qualche mese sono pron­ti per essere sem­i­nati nel lago, quin­di non siamo cer­to noi a non occu­par­ci del­la ripro­duzione del pesce». «Han­no ragione però gli sportivi: le alghe buone sono sparite e non c’è più l’habitat per la fre­ga e il nascondiglio dei pic­coli dai predatori».Ragnolini rac­con­ta come la guer­ra tra pesca­tori pro­fes­sion­isti e sportivi, che l’anno scor­so ave­va por­ta­to anche a lan­ci di sas­si tra dilet­tan­ti a riva e pro­fes­sion­isti sulle barche al momen­to del­la posa delle reti, sia ormai a liv­el­li di ten­sione insosteni­bili: «A Mal­ce­sine non sono più anda­to a met­tere reti per le con­tin­ue minac­ce degli sportivi: mi aspet­ta­vano a grup­pi e una sera mi han­no det­to che se tor­na­vo il giorno dopo mi avreb­bero aspet­ta­to con una pis­to­la. Così non vado più a pescare nell’alto lago». Un altro pro­fes­sion­ista: «Quan­do get­ti­amo le reti c’è sem­pre qual­cuno di loro che si mette a lit­i­gare o a tirar­ci sas­si: non si può più vivere così».E anco­ra i moto­scafi: «I rom­bi dei motori spaven­tano i pesci men­tre la pri­ma rego­la per una buona pesca, è il silen­zio». Rag­no­li­ni aggiunge: «I pro­fes­sion­isti sono sta­ti mes­si sul­lo stes­so piano degli sportivi: è mai possibile?Loro stan­no lì per ore, come si fa a sapere poi quan­to pesce han­no pre­so? La cac­cia è molto più rego­la­men­ta­ta del­la pesca sul lago».A.S. I pro­fes­sion­isti del­la «Coop­er­a­ti­va fra pesca­tori di Gar­da» rispedis­cono al mit­tente le polemiche, ma con­fer­mano alcu­ni dati dei dilet­tan­ti. «Da che pul­pi­to arrivano le critiche, non devono fare con­fron­ti con i pesca­tori pro­fes­sion­isti che vivono con il mestiere del­la pesca. In più di un caso», spie­ga Emma Bertasi, seg­re­taria del­la Coop­er­a­ti­va, «i dilet­tan­ti ven­gono ad offrire a noi la ven­di­ta dei luc­ci pescati. Per ogni luc­cio pre­so da noi, loro ne han­no pescati a ton­nel­late, men­tre noi ogni giorno appen­di­amo un cartel­lo in negozio che indi­ca il numero di pesci da pescare. Questo per lim­itare la cat­tura quan­do non c’è la ven­di­ta». Poi con­fer­ma: «È da feb­braio che non arri­va un luc­cio in negozio. Nel mag­gio 2006 è sta­to pesca­to il 4 per cen­to dei luc­ci pescati nel­lo stes­so peri­o­do del 2005 e 2004». Poi aggiunge: «Come dice il nome, i dilet­tan­ti dovreb­bero far­lo per dilet­to e non per com­mer­cio, men­tre a noi risul­ta che nei ris­toran­ti di Bar­dolino, si cucini­no luc­ci ven­du­ti dai dilet­tan­ti». «E’ una bufala», aggiunge Ste­fano Rag­no­li­ni, «che con le reti si pren­dano i luc­ci in quan­tità enor­mi, per­chè i luc­ci di notte non si muovono, invece è pro­prio con le canne che si pes­cano. I dilet­tan­ti attual­mente pes­cano car­pi­oni che in questo peri­o­do è proibito». Altro esem­pio: «Dal pri­mo al 6 luglio e tut­ti i mart­edì e sabati ci è proibito pescare sar­dine, riman­gono così 18 giorni in un mese che poi si riducono a 15 se c’è qualche tem­po­rale di mezzo».A.S. Man­ca il pesce nel lago, in par­ti­co­lare il luc­cio che si sta qua­si estinguen­do. È il gri­do d’allarme dell’associazione pesca sporti­va di Bar­dolino, nata 31 anni fa e che con­ta un centi­naio di iscrit­ti, tut­ti pesca­tori dilet­tan­ti. Il vicepres­i­dente Mau­ro Berton­cel­li, 30 anni, e Clau­dio Baio, 44, del diret­ti­vo dell’associazione, rac­con­tano lo sta­to di salute del lago: «Siamo usci­ti anche ieri a pescare ma di pesci neanche l’ombra. All’amo abbi­amo pre­so», ironiz­zano, «tan­ti moto­scafi e gom­moni a motore. Ci sono infat­ti tan­ti bei moto­scafi in aree sot­to riva, dove non potreb­bero cir­co­lare». Ma oltre ai mezzi nau­ti­ci, che cir­colan­do vici­no a riva cre­an­do peri­co­lo per barche a remi e bag­nan­ti, i pesca­tori sportivi sot­to­lin­eano in par­ti­co­lare lo sta­to di alter­azione dell’habitat-lago.Bertoncelli spie­ga: «Non è tan­to il pesce che man­ca a pre­oc­cu­par­ci, ben­sì la situ­azione ambi­en­tale. Fino a qualche anno fa c’erano le “erbe”, le alghe buone, come la “cortel­li­na”, che fungevano da incu­ba­toio e da luo­go pro­tet­to per i pesci; queste, da due o tre anni, sono qua­si scom­parse, ce nè qual­cu­na anco­ra solo nell’alto lago. Pri­ma si usci­va e c’era un mare di alghe fino a Peschiera, ora non esistono più, al loro pos­to c’è mel­ma, fan­go in sospen­sione che intor­pidisce l’acqua e fa diminuire la foto­sin­te­si. Tante sono le cause: inquina­men­to, motori dei moto­scafi e soprat­tut­to dei bat­tel­li che alzano onde anomale». Baio aggiunge: «Quest’anno il numero dei pesci è notevol­mente dimi­nu­ito: man­cano soprat­tut­to i preda­tori, come luc­cio, tro­ta e per­si­co: sig­nifi­ca che man­ca la cate­na ali­menta­re. Se si pesca un luc­cio, questo è di peso supe­ri­ore ai 4 chili, il che vuol dire che man­cano i lavan­ot­ti ( luc­ci gio­vani) e quin­di il ricam­bio gen­er­azionale. Fino a quat­tro anni fa si pote­vano pren­dere in una mat­ti­na anche tre luc­ci, adesso se ne pren­di uno al mese è tanto».I pesca­tori sportivi rac­con­tano esser­si svol­ta la gara di pesca al luc­cio, orga­niz­za­ta dall’associazione: «Siamo rien­trati con 4 per­si­ci e 5 cavedani con 17 imbar­cazioni in gara, il luc­cio neanche vis­to». Berton­cel­li pre­cisa: «Da San Vig­ilio a tut­to il bas­so lago, tra i pesca­tori si sente solo dire che man­ca il pesce». Rober­to Grag­na­to, anch’egli del diret­ti­vo: «In un anno e mez­zo, uscen­do qua­si tutte le domeniche, l’ultimo luc­cio l’ho pesca­to nel mag­gio 2006. È un dram­ma: sta andan­do in estinzione, quan­do pri­ma era il pesce principe del lago». Baio spie­ga: «Esiste l’in­cu­ba­toio a Bar­dolino, dove ven­gono riprodot­ti i lavarel­li, il pesce più com­mer­cia­bile. C’è anche un peri­o­do di “fer­mo pesca”, in cui nes­suno può pescare, e una ris­er­va dal lido Cor­ni­cel­lo al lido Mirabel­lo, dove non è con­sen­ti­to pescare, ma questo non serve per­chè ci sono i soli­ti fur­boni che pes­cano lo stes­so, sia sportivi che professionisti».Poi il «lan­cio» si spos­ta sui pesca­tori pro­fes­sion­isti: «Nel peri­o­do di fer­mo pesca but­tano le reti per­chè è l’unico momen­to in cui pren­dono i luc­ci che, in amore, si avvic­i­nano a riva per seguire la fem­mi­na. Ci sono i brac­conieri e i pro­fes­sion­isti con le reti tira­no su di tut­to, in par­ti­co­lare pesce pic­co­lo; così viene a man­care il ricam­bio. Poi si aggiunge il prob­le­ma dei liv­el­li delle acque: alborelle, sar­dine e cavedani, nel peri­o­do di fre­ga depon­gono le uova nell’acqua bas­sa a riva, poi l’acqua si riti­ra e le uova muoiono».I dilet­tan­ti sono un fiume in piena: «Dovreb­bero esser­ci nor­ma­tive più det­tagli­ate. Ad esem­pio il lavarel­lo è con­sid­er­a­to “pesce nobile”, allo­ra come dilet­tante pos­so prel­e­vare sei unità al giorno supe­ri­ori ai 30 cen­timetri, men­tre il pro­fes­sion­ista con le reti ne prende quan­ti vuole, anche fuori misura. La nos­tra asso­ci­azione, tut­ti gli anni con un aut­o­fi­nanzi­a­men­to, sem­i­na luc­ci, trote e per­si­ci, men­tre il pro­fes­sion­ista pen­sa solo a prel­e­vare». In con­clu­sione: «Dob­bi­amo tute­lare l’ecosistema con una nor­ma­ti­va fer­rea: sarebbe un bene per tut­ti e soprat­tut­to ci vuole sen­so civi­co dei pesca­tori. Noi in bar­ca vedi­amo di tut­to sul lago e lo spet­ta­co­lo non è bel­lo: fan­go e pesci mor­ti a gal­la. I luc­ci che soprav­vivono han­no plac­che sul­la pelle e poi si ammalano: il lago va sal­va­to», con­cludono i pescatori.Su un pun­to anche i pro­fes­sion­isti sono d’accordo con i dilet­tan­ti. Emma Bertasi, seg­re­taria del­la Coop­er­a­ti­va fra pesca­tori del Gar­da, affer­ma: «Alla spi­ag­gia al Corno di Gar­da che arri­va fino a San Vig­ilio, ogni giorno ci sono centi­na­ia di moto­scafi che anco­ra­no a cinque metri dal­la riva, con grande peri­co­lo per i bag­nati e puz­za di ben­z­i­na quan­do riac­cen­dono i motori. Poichè è vieta­to, non si capisce per­chè non ci siano boe di delim­i­tazione al largo che ne impedis­cano l’attracco. Bene la pro­mozione di moto d’ac­qua per il soc­cor­so nau­ti­co, ma per pri­ma cosa bisognerebbe fare pre­ven­zione, impe­den­do che i moto­scafi pos­sano colpire qual­cuno a riva men­tre sta facen­do il bagno».