Appello a istituzioni e deputati dei produttori del vino Lugana: «Quei binari, un vero scempio»

Grandi preoccupazioni per il futuro del bianco Lugana DOC

12/01/2003 in Attualità
A Affi
Di Luca Delpozzo
Claudio Andrizzi

E’ allarme «alta veloc­ità» in ter­ra di Lugana: ora il prog­et­to del­la nuo­va lin­ea fer­roviaria -Venezia com­in­cia a fare davvero pau­ra a colti­va­tori e pro­dut­tori del pre­gia­to bian­co Doc del Gar­da. I cir­ca 600 ettari di area vita­ta iscrit­ta all’albo del saran­no infat­ti una delle prin­ci­pali vit­time di un’opera a lun­go pre­an­nun­ci­a­ta, ma i cui con­torni sem­bra­no delin­ear­si solo in questi ulti­mi tem­pi. E così, dopo il gri­do d’allarme lan­ci­a­to dal sin­da­co di Desen­zano Fioren­zo Pien­az­za, ecco arrivare quel­lo del pres­i­dente del Con­sorzio di tutela del Lugana, Pao­lo Fabi­ani, che in questi giorni ha invi­a­to una let­tera a enti pub­bli­ci, asso­ci­azioni di cat­e­go­ria e ai par­la­men­tari locali di tutte le forze politiche pre­sen­ti in Par­la­men­to denun­cian­do le pre­oc­cu­pazioni dei pro­dut­tori del com­par­to per lo «scem­pio» che l’alta veloc­ità porterà nel cuore del­la zona di pro­duzione di uno dei più amati vini bianchi nazion­ali. Non è la pri­ma vol­ta che Fabi­ani, tra l’altro anche diret­tore di un’azienda vitivini­co­la del ’600 che è fra le vit­time illus­tri del prog­et­to dei treni veloci, inter­viene sull’argomento. «Siamo alla resa dei con­ti — dice il pres­i­dente -. E nel 2003 con­cen­tr­ere­mo tutte le nos­tre forze nell’intento di con­trastare un prog­et­to che avrebbe effet­ti dev­as­tan­ti sul nos­tro com­par­to». A far scattare l’allarme rosso è sta­ta la let­tura del prog­et­to pre­lim­inare deposi­ta­to nel novem­bre scor­so nei comu­ni inter­es­sati alla lin­ea fer­roviaria. «Quan­do l’ho stu­di­a­to — dice Fabi­ani — ho dovu­to con­statare con grande amarez­za che il trac­cia­to non ha subito vari­azioni di rilie­vo, in quan­to è sta­to ripro­pos­to con l’at­tra­ver­sa­men­to in super­fi­cie su tut­to il ter­ri­to­rio di pro­duzione del Lugana Doc. C’è anche una non trascur­abile novità: sono sta­ti pre­visti una deci­na di scam­bi con bina­ri di sos­ta, par­al­leli alla lin­ea prin­ci­pale: come dire, una stazione fer­roviaria pro­prio nel cuore del­la zona di pro­duzione del vini Lugana Doc. «Las­cio all’immaginazione di tut­ti l’impatto ambi­en­tale che ques­ta inat­te­sa vari­ante potrebbe avere sul­la nos­tra zona, sul­la sua immag­ine, sul­la sua capac­ità pro­dut­ti­va». «L’im­mag­ine che il vino por­ta con sé si rial­lac­cia sem­pre più alla bellez­za del­la sua zona di orig­ine, al prezioso ter­ri­to­rio che lo ha par­tori­to — scrive Fabi­ani nel­la sua let­tera -. Il Lugana in modo par­ti­co­lare è tra i pochissi­mi vini bianchi che nascono in pia­nu­ra su ter­reni argillosi e limosi, su terre bianche così dif­fi­cili da lavo­rare ma par­ti­co­lar­mente ric­che di sali che tipi­ciz­zano al mas­si­mo il prodot­to, con­fer­en­dogli grande finez­za e sapid­ità, un «unicum» lega­to al pro­prio ambi­ente non ripetibile altrove.» «È quin­di con estrema fer­mez­za — con­clude il pres­i­dente Fabi­ani — che il Con­siglio del ha deciso, all’u­na­nim­ità, nel­la sua recente sedu­ta di oppor­si con tutte le forze e con ogni mez­zo allo scem­pio a cui il nos­tro prezioso ter­ri­to­rio sarà sot­to­pos­to». Il Con­sorzio non è cer­to l’unica asso­ci­azione sce­sa in cam­po con­tro l’alta veloc­ità: ma qui in gio­co c’è il pres­ti­gio di un intero com­par­to pro­dut­ti­vo, oltre che l’equilibrio ambi­en­tale di una delle zone meglio sal­va­guar­date dell’intero bas­so Gar­da.