Da Lonato a Gaino, l’entroterra benacense sempre più capitale dell’ippoterapia. Il caso di Graziella: cure efficaci, ora sta meglio

Guarire in sella al cavallo

05/11/2002 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Lonato

L’entroterra garde­sano è ormai diven­ta­to una pic­co­la cap­i­tale dell’ippoterapia: i cen­tri attrez­za­ti per questo tipo di cure si sono infat­ti svilup­pati numerosi, sull’onda del suc­ces­so più gen­erale dell’equitazione, dis­ci­plina che negli ulti­mi tem­pi ha conosci­u­to una notev­ole dif­fu­sione. Il ter­ri­to­rio col­linare, del resto, si pres­ta splen­di­da­mente agli sport equestri. Poche per­sone san­no però che il cav­al­lo può essere uti­liz­za­to (e con incred­i­bili risul­tati) anche a scopo ter­apeu­ti­co, per la cura di varie patolo­gie sia fisiche e psichiche (par­al­isi cere­brali, tetra-para-emi­plegie, sin­drome di Down, autismo). È quan­to avviene appun­to con l’ip­poter­apia, che des­igna un insieme di tec­niche riabil­i­ta­tive final­iz­zate al supera­men­to di dan­ni sen­so­ri­ali, alla rego­lazione del tono mus­co­lare, al miglio­ra­men­to delle capac­ità di conoscen­za e di com­por­ta­men­to attra­ver­so un’at­tiv­ità ludi­co-sporti­va che ha come mez­zo il cav­al­lo. Infat­ti il cav­al­lo, aven­do il pas­so parag­o­nabile a quel­lo umano sul­l’asse frontale, lat­erale e sagit­tale, sti­mo­la nel­l’in­di­vid­uo le reazioni di equi­lib­rio, la coor­di­nazione moto­ria e i liv­el­li di atten­zione, ma anche il con­trol­lo emo­ti­vo, l’or­ga­niz­zazione spazio-tem­po­rale, la coscien­za e conoscen­za di sé. Il cav­al­lo, inoltre, è una pre­sen­za viva e affet­tu­osa, mai aggres­si­va, che sus­ci­ta emozioni e sen­ti­men­ti di affet­to, dà alle­gria e buon­u­more, offre aiu­to sen­za impor­si. La ter­apia a cav­al­lo si svolge sec­on­do modal­ità che pos­sono risultare piacevoli e diver­ten­ti per il sogget­to inter­es­sato, per­me­t­ten­dogli di acquisire una mag­giore fidu­cia in se stes­so, ma anche di respon­s­abi­liz­zarsi con l’as­sun­zione di una fun­zione diret­ti­va nei con­fron­ti del­l’an­i­male. Nel­l’en­troter­ra garde­sano l’ip­poter­apia si prat­i­ca nel cen­tro ippi­co «El Cor­ral» (Limone di Gavar­do) e nel­l’azien­da agri­co­la «Castel­lo» (Gaino di Toscolano), ma anche altre scud­erie si stan­no muoven­do in ques­ta direzione (come «Le Dese» di Nuv­o­len­to). L’ip­poter­apia è uti­liz­za­ta come tec­ni­ca riabil­i­ta­ti­va anche dal­l’Ospedale di Vil­la dei Col­li di Lona­to e dal­la fon­dazione «» di Sede­na (sem­pre Lona­to) che fa capo a (per la riabil­i­tazione dei tossi­codipen­den­ti). «Mi sono accor­to di quan­to il cav­al­lo pos­sa dare a ragazzi con prob­le­mi di hand­i­cap», com­men­ta Gior­gio Bul­gari, respon­s­abile del­l’at­tiv­ità di ippoter­apia del­la scud­e­ria «Castel­lo» di Gaino (i cor­si si ten­gono da otto­bre a giug­no, con tan­to di sag­gio finale). L’istrut­tore, che opera anche nei cen­tri ippi­ci di Ghe­di e Verolan­uo­va, ha con­se­gui­to il diplo­ma di oper­a­tore socio assis­ten­ziale di Tmc (ter­apia a mez­zo del cav­al­lo) a con­clu­sione di un cor­so pro­mosso dal­la Anire (asso­ci­azione nazionale ital­iana riabil­i­tazione equestre) di . «In ques­ta attiv­ità si può par­lare di ter­apia tri­an­go­lare, fra ragaz­zo, cav­al­lo e ter­apista — pros­egue — in cui il ruo­lo prin­ci­pale è appun­to quel­lo svolto dal cav­al­lo. «A dif­feren­za di altri ambi­en­ti (come gli ospedali) in cui diverse fig­ure (medici, infermieri,ecc.) dan­no sti­moli e indi­cazioni di vario genere ai loro pazi­en­ti, qui la mia fun­zione è sem­plice­mente quel­la di medi­are l’at­tiv­ità del vero ter­apista, che è il cav­al­lo. E l’u­ni­ca richi­es­ta avan­za­ta dal cav­al­lo nei con­fron­ti del paziente è quel­la di rilas­sar­si e assumere una posizione cor­ret­ta in sel­la». In questo cen­tro, col­le­ga­to con l’ di Mader­no, si svol­go­no attiv­ità di ippoter­apia per una quindic­i­na di uten­ti, con la col­lab­o­razione, per il momen­to, di soli quat­tro volon­tari. «Spe­ri­amo che il numero delle per­sone inter­es­sate a offrire il loro aiu­to per ques­ta attiv­ità pos­sa accrescer­si sem­pre di più». L’ip­poter­apia con­sente notevoli miglio­ra­men­ti sia dal pun­to di vista fisi­co che psi­co­logi­co. È il caso, ad esem­pio, di Gra­ziel­la Delfac­cio, 32enne di Pre­seglie, che da cinque anni fre­quen­ta questo cen­tro per la cura dei suoi prob­le­mi motori. «Gra­ziel­la è notevol­mente miglio­ra­ta. Esegue parec­chi eser­cizi gin­ni­ci per il rad­driz­za­men­to del­l’asse capo-tron­co e per miglio­rare la posizione da sedu­ta. Ma è soprat­tut­to impor­tante l’aspet­to psi­co­logi­co, il fat­to che il cav­al­lo dia la pos­si­bil­ità di vedere il mon­do dal­l’al­to al bas­so rende queste per­sone più for­ti e sicure di sé». Sor­ride, Gra­ziel­la, avan­zan­do tri­on­fante sul cav­al­lo sot­to gli occhi sod­dis­fat­ti del­la madre, e aggiunge: «Adoro andare a cav­al­lo. E mi è piaci­u­to subito, fin dal­la pri­ma vol­ta, quan­do pen­sa­vo che mi avrebbe pau­ra e invece sono sali­ta e ho com­in­ci­a­to a cav­al­care sen­za problemi».

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