Il Tribunale amministrativo di Brescia dà torto alla Soprintendenza per interventi edilizi a Polpenazze e Soiano. Il «giudizio di merito» su interventi edilizi tocca all’ente locale

«I Comuni sono sovrani»

16/04/2006 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Maurizio Toscano

Il Tar di Bres­cia ha dato tor­to alla Soprint­en­den­za di Bres­cia, che ave­va sospe­so alcu­ni inter­ven­ti edilizi a Polpe­nazze e a Soiano. Queste in sin­te­si le moti­vazioni: la Soprint­en­den­za ha il com­pi­to di svol­gere i rilievi di legit­tim­ità, ma non può sovrap­por­si al diver­so giudizio di mer­i­to, for­mu­la­to dagli organi comu­nali, del­e­gati in mate­ria ambi­en­tale. In buona sostan­za, l’ente di tutela statale può esercitare un riesame sot­to il pro­fi­lo estrin­seco, con rifer­i­men­to cioè alla pun­tuale ver­i­fi­ca di legit­tim­ità, ma non può met­tere in dis­cus­sione le val­u­tazioni dis­crezion­ali di mer­i­to, già pro­poste dall’organo del­e­ga­to: altri­men­ti esor­bi­ta dai lim­i­ti con­sen­ti­ti, per annullare un’autorizzazione pae­sis­ti­ca. Giudizi che faran­no storcere sicu­ra­mente il naso alle asso­ci­azioni ambi­en­tal­iste, che da anni difendono stren­u­a­mente il pae­sag­gio del­la Valte­n­e­si, zona che, più di ogni altra nel­la riv­iera del Gar­da, con­tin­ua a subire un’aggressione cemen­tizia sen­za eguali nel Nord Italia. Lo andi­amo ripe­tendo da tem­po. L’ambiente del lago non si difende a colpi di sen­ten­ze del Tar, ma con un’autentica pre­sa di coscien­za delle Ammin­is­trazioni locali, che regolano i pro­pri piani urban­is­ti­ci, sen­za la quale ben dif­fi­cil­mente potremo assis­tere ad un’inversione di ten­den­za. Gli scon­siderati piani rego­la­tori degli ulti­mi decen­ni, che han­no aumen­ta­to per esem­pio il vol­ume delle aree des­ti­nate agli inse­di­a­men­ti arti­gianali e all’edilizia res­i­den­ziale (sec­onde case, res­i­dence, ecc.) lascer­an­no il seg­no anco­ra per chissà quan­to tem­po sul ter­ri­to­rio garde­sano. E sarà ben dif­fi­cile, dunque, per chi ha acquis­ta­to ter­reni o ottenu­to licen­ze di costruzione, ved­er­si can­cel­lati i pro­pri dirit­ti. I tre casi pres­soc­chè analoghi accadu­ti in Valte­n­e­si ne sono una limp­i­da tes­ti­mo­ni­an­za. Com­in­ci­amo dall’Amministrazione comu­nale di Polpe­nazze. Il suo piano rego­la­tore con­sente di costru­ire edi­fi­ci con des­ti­nazione res­i­den­ziale ed eser­cizi com­mer­ciali nel­la vas­ta area di pro­pri­età di un impren­di­tore, Mau­ro Morel­lo, il quale ottiene tutte le autor­iz­zazioni del caso, incluse quin­di quelle pae­sag­gis­tiche, emanate dagli esper­ti ambi­en­tal­isti dell’Amministrazione comu­nale, che appaiono tra l’altro par­ti­co­lar­mente rigide, per real­iz­zare due ville. A questo pun­to però inter­viene la Soprint­en­den­za per i Beni Architet­toni­ci di Bres­cia, che annul­la il provved­i­men­to di autor­iz­zazione pae­sis­ti­ca. Il pri­va­to, assis­ti­to dall’avv. Alber­to Lup­pi, ricorre al Tar che, nei giorni scor­si, accoglie il ricor­so (non si trat­ta quin­di di sen­ten­za defin­i­ti­va), spie­gan­do come «la relazione di com­pat­i­bil­ità ambi­en­tale appare com­ple­ta, in quan­to indi­vid­ua sia gli ele­men­ti di vul­ner­a­bil­ità (vista panoram­i­ca dell’intero ver­sante ver­so il lago, pre­sen­za delle colline, ecc.), sia gli ele­men­ti prog­et­tuali». Analoghe vicende anche a Soiano, dove una pri­va­ta cit­tad­i­na ed un soci­età si sono viste accogliere dal Tar, sta­vol­ta con sen­ten­za con­clu­si­va, le pro­prie ragioni con­tro i rispet­tivi dinieghi espres­si dall’ufficio del­la Soprint­en­den­za di via Gezio Cali­ni a Bres­cia. Si trat­ta di due per­me­s­si di ristrut­turazione di sot­totet­ti in via San Car­lo, ottenu­ti da Cate­ri­na Cesareni e dal­la soci­età Delta Project (dife­si dall’avv. Lup­pi) dal Comune di Soiano, sui quali, però, la Soprint­en­den­za ave­va oppos­to decre­to di annul­la­men­to ril­e­van­do in entram­bi i casi «una caren­za di istrut­to­ria per la man­ca­ta val­u­tazione da parte del Comune degli ele­men­ti di vul­ner­a­bil­ità e ris­chio per la tutela del pae­sag­gio vin­co­la­to, la man­ca­ta val­u­tazione delle con­seguen­ze derivan­ti dal­la real­iz­zazione di numerose bal­conate, tali da alter­are pesan­te­mente l’aspetto ester­no all’edificio». I giu­di­ci ammin­is­tra­tivi non sono sta­ti però del­lo stes­so avvi­so ed han­no con­dan­na­to l’organo statale (assis­ti­to dall’Avvocatura del­lo Sta­to) al paga­men­to delle spese, oltre agli oneri di legge.

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