Dopo l’incidente che ha provocato la morte del veronese Andrea Lui parlano gli esperti subacquei. Scarinci: «In troppi fanno bravate spingendosi oltre i 70 metri»

I segreti del lago sommerso

14/02/2007 in Attualità
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Di Luca Delpozzo

«È un pos­to ide­ale tan­to per gli istrut­tori sub quan­to per i prin­cipi­anti di ques­ta dis­ci­plina, vista la vari­età e il tipo di fon­dali». «Offre pae­sag­gi fan­tas­ti­ci, bas­ta spostar­si di poche decine di metri, o fareper­cor­rere a ritroso il per­cor­so di pri­ma per vedere cose total­mente diverse, di cui pri­ma non ti pote­vi accorg­ere». Così risponde un grup­po di sub­ac­quei, men­tre sta por­tan­do l’attrezzatura fuori dall’acqua per ada­gia­r­la su alcune pan­chine di lun­go­la­go Vit­to­rio Vene­to, poco a nord del­la chiesa, alle 17 di un saba­to pomerig­gio di feb­braio. Pochi giorni pri­ma qui è mor­ta la pri­ma vit­ti­ma del Gar­da del 2007, che è anche l’ultima, in ordine di tem­po, di una lun­ga scia di inci­den­ti. Inci­den­ti e mal­ori quan­do va bene, per­ché è invece di mor­ti che si par­la e si scrive, quan­do va male. Tut­to, o comunque molto, in questo ristret­to spec­chio di lago tra lo scivo­lo e la Baia Stanca.Cinquecento metri o poco più per i quali qui con­ver­gono sportivi da tut­ta Italia e anche dall’estero. Il com­mer­cial­ista veronese di 38 anni mor­to ai pri­mi di feb­braio, Andrea Lui, era un sub­ac­queo esper­to. Era accom­pa­g­na­to da una cop­pia di ami­ci, pure loro sub esper­ti, ma che quel­la sera ave­vano deciso di non immerg­er­si. La stes­sa gio­vane cop­pia che, agli inizi dell’estate 2006, ave­va rischi­a­to di morire sott’acqua. Nel­lo stes­so trat­to di Gar­da. E si era sal­va­ta pro­prio gra­zie all’abilità dell’uomo, oltre che alla pron­tez­za dei soc­cor­si. Una morte, quel­la degli ulti­mi giorni, su cui potrà fare chiarez­za solo l’autopsia, ma che ha las­ci­a­to per­p­lessi gli stes­si soccorritori.Che c’è, dunque, sot­to queste acque, che tan­to atti­ra­no qui gli appas­sion­ati del­la natu­ra e dei fon­dali? E per­ché sono così fre­quen­ti gli inci­den­ti? Lo spie­ga, a mar­gine di un’immersione dura­ta un’ora a 55 metri di pro­fon­dità, uno sporti­vo del­la provin­cia di Verona che, da 20 anni, si immerge qua­si ogni week end in questo tratto.È una sor­ta di mito, Francesco Scar­in­ci, uno conosci­u­to, che viene chiam­a­to per nome da grup­pi di sportivi di Man­to­va, Mod­e­na, Verona e prove­ni­en­ti da tan­ti altri posti che, come lui, peri­odica­mente arrivano a Tor­ri a fare immer­sioni. Ormai anche le forze dell’ordine lo con­sid­er­a­no un super esper­to di questi fon­dali, con una lun­ga espe­rien­za sulle spalle. Assieme all’amico trentanovenne Car­lo Minozzi, Francesco Scar­in­ci par­la volen­tieri. «Anche per­ché», sostiene, «ciò che man­ca in ques­ta dis­ci­plina è pro­prio un pun­to di rifer­i­men­to, un data base che rac­col­ga tutte le infor­mazioni, i dati sug­li inci­den­ti, sui peri­coli e sulle attrat­tive di questo e altri posti». Risul­ta­to: «Anche chi ha vis­to cose di ogni genere, in prat­i­ca non ha modo di trasmet­ter­le agli altri. Tut­to cade nel vuo­to o qua­si». Hai voglia a scri­vere su vari blog, o su siti inter­net fre­quen­tati da sub­ac­quei: «Non è affat­to la stes­sa cosa», riprende.Accanto allo scivo­lo usato dai sub­ac­quei c’è una sago­la, cioè una cor­da, che con­duce fino a 25 metri di pro­fon­dità. Là sot­to c’è un sub­ac­queo, posato nel 1991, meta di tur­isti e sportivi di ogni dove. Chi arri­va com­in­cia di soli­to qui il suo giret­to negli abis­si del lago. «Ma qui sot­to c’è pure un altro pre­sepe, da qualche mese a ques­ta parte», riv­ela Scar­in­ci, «e sta su una ter­razz­i­na del­la grande fale­sia che si staglia a stra­pi­om­bo». «La fale­sia è una grande parete ver­ti­cale di roc­cia, una sor­ta di con­tin­u­azione del Bal­do», pros­egue Car­lo Minozzi, «qui si spinge oltre i 40 metri di pro­fon­dità. Sono in molti a seguir­la fino al fon­do». Poco più avan­ti, ver­so nord, c’è una sor­ta di sec­ca con fon­do sab­bioso, pri­va di mel­ma, ide­ale per i neo­fi­ti, dato che è ad appe­na cinque metri di pro­fon­dità. «Nelle immer­sioni not­turne si vedono pesci di ogni genere», rac­con­tano i due sub.Più avan­ti, al mon­u­men­to ai Cadu­ti del mare, a 10 metri di pro­fon­dità ci sono due piattaforme didat­tiche uti­liz­zate dai maestri, c’è pure un mon­u­men­to ded­i­ca­to ai subacquei.Ma per­ché accadono gli inci­den­ti? «Questo sport», riprende Scar­in­ci, «è fan­tas­ti­co ma è peri­coloso se chi lo prat­i­ca non ha la tes­ta sul col­lo». Ecco una notizia che è sta­ta sem­pre una sor­ta di dice­ria tra gli appas­sion­ati. «A 200 metri dal­la riva, dinanzi a Vil­la Melisa», pros­egue lo sporti­vo, «c’è un tubo per l’aspirazione dell’acqua. Scende fino a 71 metri. Qui non man­ca chi fa gare di pro­fon­dità e, quan­do arri­va in fon­do, pone dei lac­cetti attorno al tubo, las­cia o scrive mes­sag­gi con le dita sul tubo ricop­er­to dal­la mel­ma. Una bra­va­ta. Ma non tut­ti han­no la preparazione e la com­pe­ten­za per quelle pro­fon­dità». Scar­in­ci pas­sa in rasseg­na altri com­por­ta­men­ti a ris­chio cui ha assis­ti­to: dall’immersione in soli­taria, «Anche se a pro­fon­dità ril­e­van­ti i sub esper­ti si sep­a­ra­no ed è nor­male», all’utilizzo di attrez­za­ture inno­v­a­tive e valide, ma con mis­cele di gas poco maneggevoli come il rebreather (vedi arti­co­lo sot­to, ndr), oppure immer­sioni in not­tur­na di un solo istrut­tore con sei o sette allievi ines­per­ti». Una con­dizione, quest’ultima, che «mi fa riv­oltare lo stom­a­co e mi fa andare via imme­di­ata­mente», pros­egue l’esperto sporti­vo, «per­ché pen­so che solo un defi­ciente può far cor­rere questi rischi a gente mag­a­ri alla pri­ma immer­sione». Chissà se l’appello alla pru­den­za e alla creazione di un data base acces­si­bile a tut­ti potrà essere mes­so in pie­di dalle decine di soci­età di sub. Forse anche questo, uni­to ad un com­por­ta­men­to più pru­dente, potrebbe evitare molti incidenti.Gerardo Musuraca

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