Storia intrecciata alla leggenda della dimora che dominava Manerba

Il cavaliere Leutelmonte fu signore della Valtenesi

29/08/2002 in Attualità
Parole chiave: -
Di Luca Delpozzo
Manerba del Garda

Il sito del­la , abi­ta­to fin dal­la preis­to­ria, nel medio­e­vo divenne il castel­lo in cui dimorò un per­son­ag­gio stori­co le cui ges­ta si intrec­ciano alla leggen­da, il cav­a­liere Leutel­monte da Esine. Ad Esine la chiesa bres­ciana ave­va con­ces­so un ben­efi­cio al nobile Berar­do, che ave­va già per­so i pri­mi due figli in battaglia. Gli resta­va solo Gugliel­mo, innamora­to di Emma, la figlia del val­vassi­no Gri­moal­do, feu­datario del nobile cav­a­liere Isnar­do Fed­eri­ci. Il figlio di questi, Azzone, nom­i­na­to com­mis­sario regio del­la Val­ca­mon­i­ca dal­l’im­per­a­tore Enri­co IV, s’in­vaghì di Emma. Scop­er­to che Gri­moal­do era mem­bro seg­re­to del­la lega gui­da­ta da Matilde di Canos­sa, ostile all’Im­pero, minac­cia­va di sot­trar­gli il feu­do. Ciò spaven­tò Emma, al pun­to che acconsen­tì alle nozze con Azzone, nonos­tante nutrisse una relazione seg­re­ta con Gugliel­mo. Infor­ma­to da una spia, il sposo si trasferì allo­ra con Emma a Sirmione. Dubita­va di essere il vero padre del­la crea­tu­ra che ella gli con­fessò di portare in grem­bo, essendo tor­tu­ra­to dal pen­siero che ella non l’ave­va sposato per amore, ma per pau­ra. Emma, veden­do il figlio ripu­di­a­to, lo diede a Gugliel­mo, giun­to in bar­ca dal lago. Ma questi, deciso ad arruo­lar­si nel­l’e­serci­to impe­ri­ale, affidò il pic­co­lo al mer­cante veneziano Vernier. In Ger­ma­nia Gugliel­mo prese il nome di Leutel­monte, e divenne tan­to cele­bre, per il suo cor­ag­gio, da pot­er assumere il coman­do di un reg­g­i­men­to durante la disce­sa di Enri­co IV in Italia. Non essendo rius­ci­to a ritrovare l’a­ma­ta Emma, uccise in duel­lo Azzone. Al cospet­to del­l’im­per­a­tore chiese l’investitura di un feu­do, ma gli fu nega­ta. Leutel­mo, arma­to di una pesante spa­da dal­l’el­sa got­i­ca, si diresse quin­di ver­so Bres­cia, met­ten­dosi a capo di una ban­da ed impos­ses­san­dosi con la forza di alcune terre. Infine «pose l’agguer­ri­to suo nido» sul­la Roc­ca di Maner­ba. Furono ricostru­ite le caden­ti mura lon­go­b­arde, già messe a dura pro­va dai Franchi di Car­lo­mag­no. Rat­tris­ta­to per la perdi­ta di Emma e del figlio, Leutel­mo gode­va la fama di essere «uomo val­oroso, ma di rot­ti cos­tu­mi», astu­to e super­bo, a capo di una ban­da di assas­si­ni. Pare che però, col tem­po, affer­man­dosi come sig­nore del­la Valte­n­e­si, si dif­fondesse un giudizio più lus­inghiero: fu ritenu­to nobile e vir­tu­oso, ben­vo­lu­to dal popo­lo per gen­erosità e sen­so del­la gius­tizia. Intan­to a Bres­cia le sorelle Calve­ria e Guerci­na, del­la nobile famiglia Fed­eri­ci, asse­tate di potere, armate e trav­es­tite da uomi­ni, ave­vano ucciso il padre e un fratel­lo di uno dei due mar­i­ti. Ardic­cio degli Aimoni ed il suo gen­ero Berar­do Mag­gi, «cap­i­tano del popo­lo», impe­di­vano alle due sorelle di con­quistare il gov­er­no con­so­lare del­la cit­tà. Allo­ra quelle fug­girono sul­la Roc­ca per chiedere aiu­to a Leutel­mo, e da lui lo ebbero. Il vice capo degli armati bres­ciani era il mis­te­rioso cro­ci­a­to Vaifro. Lib­er­a­to da Berar­do Mag­gi, Vaifro si mise alla ricer­ca del padre, ma in Val­ca­mon­i­ca non sape­vano dove fos­se. S’in­namorò di Gisel­la, figlia di Calve­ria, la quale però, desiderosa di Vaifro e divo­ra­ta dal­la gelosia, la fece rinchi­ud­ere nel con­ven­to a Maz­zano; la supe­ri­o­ra era Emma, che era sta­ta obbli­ga­ta a pren­dere i voti da Azzone. Intan­to Leutel­monte com­bat­te­va con­tro l’ar­ma­ta bres­ciana ed ottene­va la vit­to­ria nel­la battaglia di Pueg­na­go del 1109. Sfida­to Vaifro in duel­lo, lo vinse e lo fece pri­gion­iero; ma durante una con­ver­sazione riconobbe il figlio di Emma. Si affret­tò quin­di ad affran­care Gisel­la dal con­ven­to pri­ma che emettesse i voti e riv­ide com­mosso l’amata Emma; ma ella era ormai con­sacra­ta a Dio. Il prode cav­a­liere Leutel­monte morì in guer­ra con­tro Brescia.

Parole chiave: -