Novità sull’«Alberti»: il consiglio comunale farà rialzare il sipario?

Il cinema-teatro potrebbe riaprire

Di Luca Delpozzo
Maurizio Toscano

Tor­na alla rib­al­ta la vicen­da del teatro Alber­ti di Desen­zano. A provo­care la reazione del­la pro­pri­età del­lo stori­co immo­bile (la famiglia Berga­m­aschi), che ha pre­sen­ta­to un ricor­so al Tar e invi­a­to nei giorni scor­si una let­tera al Comune, sono state due deci­sioni del­l’Am­min­is­trazione comu­nale. Riguardano l’adozione di un vin­co­lo urban­is­ti­co che, di fat­to, non per­me­t­terebbe ai pro­pri­etari di met­tere mano all’im­mo­bile, né di vendere, come pure di com­piere la pre­an­nun­ci­a­ta indagine conosc­i­ti­va sul­la reale pro­pri­età del­l’an­ti­ca e stor­i­ca sala. Un’indagine, quest’ul­ti­ma, comu­ni­ca­ta dal Comune alla famiglia Berga­m­aschi, come vuole la legge 241/90 sul­la trasparen­za degli atti ammin­is­tra­tivi. L’«Alberti», è tutt’altro che un azzar­do, rischia di essere cedu­to subito. I con­tat­ti tra i Berga­m­aschi e un grup­po di impren­di­tori del mon­do del­lo spet­ta­co­lo locale atten­dono solo che si eli­m­i­ni quel vin­co­lo urban­is­ti­co. C’è comunque uno spi­raglio per il futuro del­la sala teatrale e per­chè pos­sa essere resti­tui­ta alla des­ti­nazione cul­tur­ale orig­i­nar­ia. Giovedì prossi­mo si riu­nisce, infat­ti, l’ul­ti­mo con­siglio comu­nale il cui ordine del giorno com­prende l’e­same e la dis­cus­sione dei vin­coli urban­is­ti­ci. C’è dunque una conc­re­ta pos­si­bil­ità che l’Al­ber­ti riapra i bat­ten­ti (cin­e­ma o teatro poco impor­ta per il momen­to). A questo pun­to, anche i Berga­m­aschi ritir­ereb­bero il ricor­so al Tar. Di con­seguen­za, la Giun­ta, potrebbe rilan­cia­re la sala con final­ità pub­bliche, ripor­tan­do lo spet­ta­co­lo nell’Alberti. E’ innega­bile che una local­ità tur­is­ti­ca come Desen­zano non pos­sa più fare a mano di una sala teatrale, se n’è par­la­to fin trop­po negli ulti­mi cinque anni. E i Berga­m­aschi non sono sta­ti a guardare. In oltre mez­zo sec­o­lo di con­duzione sono inter­venu­ti ripetu­ta­mente con lavori di ricostruzione, riammod­er­na­men­to, mes­sa in sicurez­za degli impianti e così via. Negli ulti­mi anni, per esem­pio, sono sta­ti rifat­ti il tet­to (oltre 1000 metri qua­drati di super­fi­cie) e la fac­cia­ta ester­na. Poi un con­tenzioso con il gestore-inquili­no ha fat­to scivolare la sala in un inevitabile decli­no. Nel­la sua let­tera, la pro­pri­età con­tes­ta puntigliosa­mente il pre­sun­to sospet­to che viene adom­bra­to sul­l’­ef­fet­ti­vo pos­ses­so sen­ten­dosi, inoltre, «ingius­ta­mente perse­gui­tata da un accani­men­to men­tre la soci­età si è fat­ta sem­pre cari­co delle sor­ti del teatro desen­zanese nel più totale dis­in­ter­esse del­l’Am­min­is­trazione comu­nale». I pro­pri­etari trovano inoltre «fuori luo­go l’avvio di un pro­ced­i­men­to conosc­i­ti­vo sul­la pro­pri­età quan­do per più di 150 anni il Comune è sta­to socio del Teatro Alber­ti essendo pro­pri­etario del pal­co numero 0, cor­rispon­dente a 2200 carati». «Tra i pro­pri­etari di quel­la che è sta­ta chia­ma­ta per lun­go tem­po la “Pic­co­la Scala del Gar­da” — aggiun­gono i Berga­m­aschi — c’era anche il sign­or Gae­tano Anel­li fu Felice (diret­to ascen­dente del­l’at­tuale sin­da­co di Desen­zano). Il sin­da­co Lui­gi Lai­ni, con delib­era del’agos­to 1952, vendette la quo­ta del­la sala, uni­ta­mente ai molti altri soci di pal­co (le famiglie Sega­ti­ni, Pari­ni, Pace, Maler­ba, Polver, Vis­con­ti, Maner­ba, Apollonio,Baresani, eccetera)». Ma il con­sigliere Rino Pol­loni, nel­l’e­ser­cizio delle sue fun­zioni, sta proce­den­do a rac­cogliere ele­men­ti conosc­i­tivi sul­l’­ef­fet­ti­va pro­pri­età del­l’Al­ber­ti. Tace, infine, la sig­no­ra Patrizia Berga­m­aschi: «Non ho alcu­na dichiarazione da fare, il ricor­so e gli altri atti sono deposi­tati in Comune, dunque sono pubblici».