Sala del Caesius piena per il dibattito sulla cementificazione. L’inviato dell’«Espresso» Biondani: «I politici di oggi hanno perso ormai ogni pudore».
Lorenzetto lancia il referendum: «Alt al cemento?». Dal pubblico arriva un sì «bulgaro»

«Il lago capitale da gestire»

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Di Luca Delpozzo
Stefano Joppi

Fame di boschi, di prati, di natu­ra. Pec­ca­to, o per for­tu­na, sia solo il retag­gio dei «gia­cobi­ni del verde», come li ha defin­i­ti lo scrit­tore cat­toli­co, di fama mon­di­ale, Vit­to­rio Mes­sori nell’affollata riu­nione pub­bli­ca incen­tra­ta sul futuro del lago di Gar­da, svol­ta al Cae­sius Hotel di Cisano.Al suo fian­co Pao­lo Bion­dani, invi­a­to dell’«Espresso», autore di una inchi­es­ta a 360 gra­di sul binomio Gar­da-cemen­to. A mod­er­are la con­feren­za dibat­ti­to, pro­mossa da ben 18 asso­ci­azioni e comi­tati ambi­en­tal­isti che stan­no operan­do in col­lab­o­razione nel­la zona del Gar­da-Bal­do, l’editorialista del «Gior­nale» e di «Panora­ma», Ste­fano Loren­zet­to. L’ex capo redat­tore dell’«Arena» ha, con abil­ità e mestiere, guida­to una platea pronta a esplodere e som­merg­ere di critiche i «padroni del vapore», alias i politi­ci, ma soprat­tut­to atten­ta a veico­lare un mes­sag­gio che da decen­ni viene recita­to, come una lita­nia, da ani­me ormai scon­so­late qua­si sen­za più fede: «No alla cemen­tifi­cazione sul più grande lago d’Italia».Facile, in un sim­i­le con­testo, votare con una mag­gio­ran­za bul­gara, nell’improvvisato ref­er­en­dum pro­mosso con fur­bizia dal­lo stes­so Loren­zet­to, una mora­to­ria con­tro il divi­eto asso­lu­to di costru­ire sul Gar­da. «Non esiste, non ha sen­so», ha rib­at­tuto Mes­sori, lui che per difend­ere l’abbazia di Maguz­zano e il ter­ri­to­rio cir­costante di Lona­to ha rice­vu­to più di una minaccia.«Non sono né un verde, né un ambi­en­tal­ista. Anzi guar­do con sospet­to al loro schema­tismo più adat­to a fare dan­ni che svilup­pare il con­fron­to. Ho las­ci­a­to nel ’90 per andare ad abitare a Desen­zano e da 18 anni, giorno dopo giorno, ho vis­to scom­par­ire la ric­chez­za del ter­ri­to­rio, (l’ambiente, ndr) per insip­ien­za degli ammin­is­tra­tori. Non apparten­go ai qualun­quisti pron­ti a sostenere che è tut­to un “magna-magna” e non sono con­vin­to che la spec­u­lazione derivi sem­pre da un inter­esse quan­to, spes­so, da ignoranza».«Non voglio», ha pros­e­gui­to, «un Gar­da inges­sato, fer­mo, ma solo una sagace ges­tione del ter­ri­to­rio, un cap­i­tale d’amministrare come si fa con i nos­tri sol­di in ban­ca. Ogni vol­ta che si dis­trugge un vigne­to, per fare un pol­laio di sec­onde case inutili, non si fan­no cer­to gli inter­es­si del Bena­co. I man­to­vani, i bavare­si si por­tano tut­to da casa e in una set­ti­mana al mas­si­mo con­sumano sette pizze fuori dalle mura domes­tiche. Il Gar­da non è Rim­i­ni e dovrebbe essere come Forte dei Mar­mi aper­to a un tur­is­mo ric­co», ha con­tin­u­a­to Messori.«Inutile fare i dem­a­goghi e pop­ulisti dob­bi­amo ten­dere a un tur­is­mo d’elite per­ché ques­ta è la vocazione del Bena­co che non è un luo­go per fagot­tari. La bellez­za non è di tut­ti e ha un cos­to», ha con­clu­so con franchez­za e chiarez­za lo scrit­tore milanese las­cian­do la paro­la a Biondani.Il gior­nal­ista nati­vo di Lazise ha snoc­ci­o­la­to i dati dell’ultimo decen­nio sul­la cemen­tifi­cazione in Italia e nel Vene­to dimostran­do che nonos­tante le tante belle parole il cemen­to avan­za ovunque inesorabile.«Provate a fare un giro in moto­scafo e guar­date le sponde del Gar­da vedrete che dove un tem­po c’era il verde ora è tut­ta una striscia di gri­gio. L’ambiente è il nos­tro tesoro, l’abbiamo rice­vu­to dai nos­tri padri dovrem­mo difend­er­lo e las­cia­r­lo ai nos­tri figli. Il prob­le­ma è che ora non c’è più nem­meno il sen­so del pec­ca­to e del­la ver­gogna. C’è poca sper­an­za che la stam­pa pos­sa incidere per­ché i politi­ci di oggi, a dif­feren­za dei tem­pi del­la Dc, non han­no più ver­gogna di essere pre­si con le mani nel sac­co. Anzi si ripresen­tano alle elezioni. Non esiste poi una forte rap­p­re­sen­tan­za polit­i­ca dei ver­di», ha con­clu­so Bion­dani las­cian­do spazio all’interessante dibat­ti­to ter­mi­na­to poco pri­ma di mez­zan­otte con la sala anco­ra gremi­ta di gente.

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