La Natività realizzata ai piedi dello scalone che porta alla Madonna della Corona.

Il presepe racconta le piaghe del mondo

31/12/2002 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Trentino

Nel grande di leg­no, costru­ito davan­ti alla por­ta di casa, rac­con­ta cronaca e sto­ria. Accan­to alla capan­na del suo Bam­bi­no non stan­no solo pas­tori e Re Magi, ma uomi­ni e donne di tutte le razze e mestieri, gente che man­gia, beve, brin­da, spara. E sul­lo sfon­do campeg­giano Tor­ri Gemelle ed aerei. Giro­lamo Fer­ruc­cio Mag­a­g­not­ti, del ’34, marmista ma faleg­name per dedi­zione, colti­va una pas­sione che, per Brenti­no, è qua­si l’evento di Natale. «La cosa par­ti­co­lare durante le feste è il pre­sepe fat­to dal sign­or Mag­a­g­not­ti sul suo ter­raz­zo davan­ti allo scalone del San­tu­ario del­la Madon­na del­la Coro­na: da anni il suo seg­no di devozione è dedi­carvi l’ultimo mese dell’anno», dice il sin­da­co Lui­gi Castel­let­ti. «Sta­vol­ta ho com­in­ci­a­to pri­ma», pre­cisa Mag­a­g­not­ti. «Tut­to dove­va essere pron­to per la fes­ta del­l’Im­ma­co­la­ta che, per tren­ti­ni e bolzani­ni, è impor­tante». Per Mag­a­g­not­ti, che ogni 12 mesi insce­na un ele­men­to nuo­vo, è ques­ta la sor­pre­sa. «Conosco bene molti bolzani­ni e vole­vo sot­to­lin­eare l’importanza del­la loro ami­cizia. Così ho costru­ito le casette dell’Alto Adi­ge». E’ una novità che il suo pre­sepe espri­ma un sen­ti­men­to inti­mo, di soli­to «il nuo­vo» è l’evento ecla­tante dell’anno. «Per il Giu­bileo feci la por­ta san­ta, nel 2002 le Tor­ri Gemelle». Poi indi­ca un aereo: «A dire la ver­ità, ho ter­mi­na­to l’“apparecchio” des­ti­na­to a fic­car­si nelle due Tor­ri e che l’anno scor­so non riuscii a com­pletare. Ha un sig­ni­fi­ca­to vas­to: che le cose neg­a­tive pos­sono arrivare sem­pre e sem­pre bisogna stare in guardia, può rap­p­re­sentare la guer­ra: nes­suno la vuole ma è sem­pre e solo l’uo­mo a por­tar­la». «Pen­san­do agli immi­grati ho costru­ito le vasche, i loro gom­moni e la motovedet­ta del­la Guardia di Finan­za». Poi indi­ca omi­ni ver­di con brac­cia rosse e barelle in mano. «Li ho fat­ti quan­do si legge­va delle stra­gi del saba­to sera, ma si deve ricor­dare sem­pre che è peri­coloso guidare se non si è luci­di». Quin­di i mestieri: “Lavandaie, trasporta­tori di gra­no, con­ta­di­ni, il muli­no». E rac­con­ti di viag­gio: «In Roma­nia e Cecoslo­vac­chia mi han­no col­pi­to le casette: tutte uguali, una casa e una panchi­na, una panchi­na e una casa». Chissà come ebbe l’idea di un pre­sepe di 50 metri quadri: “Per sfi­da. Sono di Brenti­no ma fui operaio marmista a Domegliara. Tor­nam­mo 12 anni fa e qui a Natale tut­ti fan­no un pre­sepe, se lo mostra­no e ognuno vor­rebbe che il suo fos­se il più bel­lo. Io ho volu­to dis­tinguer­mi sul serio». E il sen­so del Natale nel suo pre­sepe? «E’ nel­la capan­na che tut­ti guardano per ulti­ma. Lì ci sono il Bam­bin Gesù, il bue e l’asinello che sono un sim­bo­lo, ulti­mo. E’ lì il sen­so del mon­do, invece il pre­sepe deve cam­biare: è una tradizione anti­ca da rac­con­tare con per­son­ag­gi mod­erni, sen­nò anche la reli­gione diven­ta un dis­co».

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