Grande successo lunedì sera al Palazzetto dello Sport di Manerba per il concerto inaugurale della rassegna «Le Settegiornate del Garda»

Israel Soloists e Cascioli, buona la prima

17/08/2005 in Spettacoli
Di Luca Delpozzo
l.f.

Il tem­po vari­abile di questi giorni ha fat­to preferire il Palazzet­to del­lo Sport di Maner­ba all’Anfiteatro di Bal­biana per l’inaugurazione delle “Set­te­gior­nate del Gar­da”. Un pub­bli­co numero­sis­si­mo ha accolto lunedì sera l’Orchestra Israel Cham­ber Soloists e il gio­vane pianista Gian­lu­ca Cas­ci­oli, impeg­nati in un vas­to pro­gram­ma inizia­to con il «Diver­ti­men­to K 138» di Mozart e pros­e­gui­to con il “pez­zo clou” del­la ser­a­ta, il «Con­cer­to n. 13 in do mag­giore per pianoforte e orches­tra K 415» sem­pre di Mozart. La cosa notev­ole è che il grup­po stru­men­tale israeliano ha pre­sen­ta­to il pez­zo nel­la sua ver­sione cameris­ti­ca, cioè sen­za l’apporto dei fiati, e questo ha dato all’insieme una par­ti­co­lare mor­bidez­za d’impianto. L’interpretazione di Gian­lu­ca Cas­ci­oli ha nel con­tem­po mostra­to un’estrema pulizia for­male, uni­ta ad un suono pieno e mor­bido deg­no del miglior Cas­ci­oli, come quel­lo del «Con­cer­to n. 2» di Beethoven pre­sen­ta­to qualche mese fa a Bres­cia con la Wienerkam­mer­phil­har­monie. Gli Israel Soloists da parte loro cura­no moltissi­mo l’intonazione del suono e tra l’altro — pur essendo tut­ti ebrei — proven­gono da ben otto Pae­si diver­si e rap­p­re­sen­tano l’eredità di quel­la dias­po­ra che carat­ter­iz­za da mil­len­ni questo popo­lo. I prog­et­ti del 2006 degli Israel Soloists com­pren­dono una serie di con­cer­ti attra­ver­so l’Europa inte­si come incon­tri di cul­ture diverse: il pro­gram­ma com­prende pezzi di Issa Bou­los — un com­pos­i­tore palesti­nese — e Gil Shoat — un com­pos­i­tore israeliano -. Con questi lavori, l’Ensemble suon­erà in pri­ma mon­di­ale il “Lux­or Gui­tar Con­cer­to”, scrit­to dal chi­tar­rista Wulfin Lieske, una sin­te­si musi­cale tra motivi e stili ori­en­tali e occi­den­tali. Tor­nan­do al con­cer­to di lunedì sera, nel­la sec­on­da parte è sta­to ese­gui­to il «Quar­tettsatz» di Schu­bert, con una scelta molto cal­i­bra­ta dei tem­pi, e infine la «Suite per archi» di Leos Janàcek: questo — un bra­no del Nove­cen­to — dove­va essere il pez­zo più dif­fi­cile, ma l’orchestra — ben diret­ta da Zvi Carmeli — l’ha saputo ren­dere con tali leg­gerez­za e inten­sità da con­quistare defin­i­ti­va­mente il pub­bli­co. Che ha ottenu­to alla fine come bis un altro dei «Diver­ti­men­ti per archi» di Wolf­gang Amadeus Mozart.