Don Edoardo Sacchella ha benedetto un’antica icona russa che è stata posizionata nell’ex abitazione delle sorelle Olivetti

La Madonna della pace nella casa de «Le fontane»

10/09/2000 in Religione
Di Luca Delpozzo
s.b.

Vic­aria di Mon­drag­one, det­ta anche corte e curia, era un pic­co­lo feu­do, e colui che ne era investi­to ne eserci­ta­va, nelle liti con­tenziose, una lim­i­ta­ta giuris­dizione. Questo, in sun­to, è quan­to recita intorno alla pre­det­ta vic­aria di Mon­drag­one, don Gio­van­ni Agos­ti­ni nel suo libro, ormai famo­sis­si­mo, su Lazise. E anco­ra oggi Mon­drag­on è una local­ità uni­ca, autono­ma, avul­sa dal con­testo ter­ri­to­ri­ale di Lazise, ma ne fa parte a pieno tito­lo. È pro­prio a Mon­drag­on, nel­la casa che fu di uno dei nota­bili del paese, nei pri­mi anni del 900, e che poi divenne pro­pri­età delle sorelle Tere­sa, Angela e San­ti­na Olivet­ti, tutte nubili, che, per volon­tà di Loris Castel­let­ti, erede uni­co delle pre­dette sorelle, si è dato luo­go alla col­lo­cazione di una anti­ca icona in leg­no rap­p­re­sen­tante la Madon­na, det­ta del­la pace. A benedire il trit­ti­co lig­neo, del­la Madon­na con la «colom­ba», è sta­ta il par­ro­co don Edoar­do Sac­chel­la, coa­d­i­u­va­to dal­la pre­sen­za di don Nico­la Azza­li. L’opera, di chiaro stile rus­so, su leg­no, del­la misura di cm 80 per 60, è sud­di­visa per tre capitel­li, rap­p­re­sen­tan­ti al cen­tro la Madon­na con bam­bi­no in brac­cio, il quale a sua vol­ta tiene nel­la mano appun­to la colom­ba del­la pace. A destra san Benedet­to con le tav­ole del­la legge ed a sin­is­tra, prob­a­bil­mente, san Pao­lo, con in mano il roto­lo del­la sacra scrit­tura, dei van­geli. La icona, rin­venu­ta nel­la casa pater­na del Castel­let­ti, di buona fat­tura e con una otti­ma col­orazione cro­mat­i­ca, è sta­ta col­lo­ca­ta in una nic­chia, apposi­ta­mente rica­va­ta, nel por­ti­ca­to del­la anti­cam­era dimo­ra delle sorelle Olivet­ti, conosciute da tut­ti, sin dall’inizio sec­o­lo, con il nomigno­lo de «le fontane». I lavori sono sta­ti real­iz­za­ti con la direzione tec­ni­ca di Guer­ri­no Zanet­ti, prog­et­tista, e capo tec­ni­co, dall’incisore Gior­gio Riz­zar­di, dal marmista Adri­ano Cristo­falet­ti, con la direzione artis­ti­co-reli­giosa di don Edoar­do. «È sta­ta volu­ta da me e da Guer­ri­no Zanet­ti — spie­ga Loris Castel­let­ti — in occa­sione dell’anno giu­bi­lare, pro­prio per ricor­dare la devozione delle zie defunte ver­so la Madon­na. Il con­trib­u­to di Zanet­ti — con­tin­ua Castel­let­ti — è sta­to deter­mi­nante sia per la sua espe­rien­za tec­ni­ca che per la conoscen­za del luo­go, dove è nato e vis­su­to fin dal­la giovinez­za». Ma tor­ni­amo per un atti­mo alle «fontane». Per­ché sono conosciute in tut­ta la zona come fontane? È presto det­to. La casa da loro abi­ta­ta, ed oggi ogget­to di cronaca, era dota­ta sin dal 1800 di una fontana zampil­lante acqua puris­si­ma e di otti­ma qual­ità. Qual­ità anco­ra oggi cer­ti­fi­ca­ta dai com­pe­ten­ti organi san­i­tari. Un bene quin­di prezioso per le famiglie, bene a cui tut­ti mira­vano per una con­dizione di vita dif­fi­cile dati i tem­pi. Le sorelle Olivet­ti han­no sem­pre mes­so a dis­po­sizione di tutte le famiglie del cir­con­dario la loro fontana, anzi le loro fontane ed il loro pozzo.