L’ex sottogretario della Lega Nord spiega il suo impegno per favorire l’intesa sul D’Annunzio

«La pace a Montichiari?Più Brescia nel Catullo»

26/02/2008 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Natalia Danesi

di Dice di avere pron­to un piano che risolverebbe una vol­ta per tutte il brac­cio di fer­ro tra Bres­cia e Verona per l’aeroporto di Mon­tichiari. Da quan­do è sta­to elet­to nel Con­siglio di ammin­is­trazione del­la Cat­ul­lo Daniele Mol­go­ra, già sot­toseg­re­tario al min­is­tero dell’Economia del cen­trode­stra, si sta dan­do da fare per cer­care una soluzione che accon­tenti tutti.Molgora, che idea si è fat­to del­la par­ti­ta tra Abem e Cat­ul­lo per la ges­tione del D’Annunzio?«Di pro­poste sul piat­to ce ne sono tante. Ogni tan­to, però, qual­cuno si dimen­ti­ca che esiste una con­troparte. Ogni provin­cia pen­sa di avere tut­ti i dirit­ti, e che gli altri non abbiano tito­lo sul­la con­ces­sione. Ma bisogna che qual­cuno fac­cia un pas­so indi­etro, sto facen­do la spo­la tra Bres­cia, Verona e Tren­to alla ricer­ca di una medi­azione su tut­ti i fronti».Mediazione, sì. Ma i bres­ciani insistono, vogliono la con­ces­sione del­lo scalo…«Che le due con­ces­sioni del D’Annunzio e del Cat­ul­lo si pos­sano scindere, può essere. Ma che la con­ces­sione pas­si in mano ai bres­ciani non è così sem­plice come a dir­lo. La Cat­ul­lo non è un ente di benef­i­cen­za e, se devo dire la ver­ità, forse a par­ti inver­tite anche i bres­ciani si com­portereb­bero allo stes­so modo».Si è par­la­to di un ipoteti­co accor­do, nel quale ver­reb­bero spar­tite le quote azionar­ie del­la D’Annunzio: 40 per cen­to a Bres­cia, 40 a Verona e il 20 ad un pri­mario fon­do di inves­ti­men­to nazionale. Conferma?«Era un’ipotesi, ma è già super­a­ta. Ora sti­amo lavo­ran­do sul fronte delle quote di cap­i­tale e soprat­tut­to del­la rap­p­re­sen­ta­tiv­ità bres­ciana. È un puz­zle con migli­a­ia di tessere, sto cer­can­do di met­ter­le insieme. Non vor­rei però che nel frat­tem­po qual­cuno le smon­tasse. Ad ogni modo, quel­la pri­ma pro­pos­ta qual­cosa ha sor­ti­to, ma non il favore del­la parte veronese. Dal can­to mio, sono con­vin­to che la chi­ave di tut­to sia all’interno del­la Catullo».Vale a dire?«Sto par­lan­do di quote del­la soci­età, mag­a­ri anche con­sis­ten­ti, da attribuire al ter­ri­to­rio bres­ciano. Poi si deciderà se in gio­co entr­eran­no Provin­cia, Comune, Abem o altri sogget­ti. Ma pri­ma bisogna capire qual è il lim­ite con Verona».La cresci­ta in Cat­ul­lo dunque potrebbe essere suf­fi­ciente per i bresciani?«Non cre­do. Su questo con­cor­do con il pres­i­dente Tam­buri­ni, con­ta la governance».Più equi­lib­rio sulle quote e sul­la gov­er­nance, dunque?«Sì, su questo fronte si pos­sono fare dei pas­si impor­tan­ti, e c’è uno spazio abbas­tan­za con­sis­tente di azione. Mag­a­ri non subito, mag­a­ri entro un anno. Comunque un piano in questo sen­so c’è. Un prog­et­to che è già in dis­cus­sione, su cui riten­go ci siano mag­giori pos­si­bil­ità di accor­do e che ha già riscos­so qualche consenso».E domani è in pro­gram­ma il rin­no­vo del Con­siglio di ammin­is­trazione del­la D’Annunzio…«È un pas­sag­gio che impone la legge, non cre­do ser­va per risol­vere i prob­le­mi. In quel con­siglio di ammin­is­trazione ci potrebbe essere chi­unque. Sin­ce­ra­mente, spero che pri­ma dell’approvazione del bilan­cio ci sia un altro accor­do. Cioè che questo con­siglio duri due mesi, e poi ad aprile si rive­da la situazione».Si è par­la­to anche del suo nome…«Non ho ritenu­to oppor­tuno, nonos­tante le sol­lecitazioni, entrare a far parte del Cda. Pur aven­do la volon­tà di parte­ci­pare alla vita del­la D’Annunzio, per il momen­to preferisco rimanere super partes».

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